Calcio d’inizio al processo a Dossena

Dopo due false partenze (per due volte è cambiata la composizione del tribunale), è «decollato» dinanzi al giudice monocratico Nicoletta Cardino il processo per tentata truffa ai danni di Riccardo Garrone e del Banco di San Giorgio, che vede sul banco degli imputati l’ex calciatore Giuseppe Dossena, l’imprenditore sorrentino Antonino Pane, Andrea Stagni di Bologna, e Mauro Gagliardi di Isernia. Non vi poteva essere avvio migliore, perchè il primo a prendere la parola, e lo ha fatto nelle vesti di parte lesa, è stato il presidente della società blucerchiata, che ha indicato nell’ex calciatore la persona che ha sempre manifestato l’interessamento per il fantomatico principe arabo, proponendosi come mediatore per la compravendita della Sampdoria, poi rivelatasi falsa. A questo punto occorre aprire una parentesi per ricordare che Dossena, 48 anni, rinviato a giudizio con citazione diretta del pm Ranieri Miniati, assieme ai tre coimputati, era finito nei guai giudiziari a seguito della denuncia presentata da Garrone (assistito da Andrea Campanile), e che il tentativo della compravendita della Samp era stato smascherato dalla Tributaria, dopo che Garrone aveva manifestato i suoi sospetti. L’acquirente, per conto del principe arabo, era la londinese Calia Limited. Erano gli anni 2001 -2002, la Samp, ancora dei Mantovani, era in B. Si parlò anche di un accordo per la cessione: 30 miliardi lire. L’operazione andò a monte e l’imprenditore subentrò a Enrico Mantovani. Senza esitazione il petroliere ha detto ieri che Dossena gli aveva prospettato l’acquisto della Samp da parte del principe, molto facoltoso, interessato alle società sportive, che però desiderava riservatezza, sia per evitare che si bloccassero le trattative, sia per una questione politica (con riferimento alla tragedia dell’11 settembre). Garrone ha ricordato che l’incontro per la trattativa fu organizzato da Dossena, che gli portò a casa Esposito, fiduciario del principe. Dossena si è sempre detto estraneo alle accuse.