Calcio oppio dei poveri: i "Pigs" battono 22 a 17 i ricchi del Continente

Agli Europei 2012 si dimostra che la salute dell'euro non fa la felicità. Portogallo, Italia, Grecia e Spagna hanno più carica di Olanda, Russia, Svezia, Inghilterra. Con la solita, maledetta eccezione dei tedeschi

Calcio oppio dei «poveri»? Certo è che se non ci fosse lei, la poderosa diligente noiosa Germania prima della classe, questi Europei 2012 in piena crisi capovolgerebbero la realtà dei luoghi comuni e direbbero tanto sulla salute economica che, tanto per fare un esempio, non fa la felicità. Paesi «virtuosi», d'accordo, ma in campo vince il vizio, maledizione: il vizio del gol.

Inghilterra, Olanda, Svezia, Russia e Germania: assieme finora fanno un totale di 17 punti sul campo (porta pure sfiga, il 17). Godiamocela. Guardiamo con alterigia gli ex paesi-modello, Olanda e Svezia: se non a crescita zero, almeno a punti zero. Non sprizza forza galvanica neppure la mastodontica Russia putiniana, che chiaramente non riesce a commutare in forza-gol neppure un kilowatt-ora dell' energia che nasconde sotto tundra e steppa siberiana. Tre nazioni ricche eliminate impietosamente, una al di sotto delle aspettative - oh, perfida Albione (specie dopo i risultati della Champions) - e ancora la solita crucca e testarda Germania a tirare la carretta per tutti.

Tutti? Andiamoci piano. Non certo il biroccino dei «Pigs», i paesi «porci», come simpaticamente veniamo definiti in zona euro noi gente un po' così, con la faccia un po' così. E però 22 punti in tutto. Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Arriba Espana, anzitutto, la nostra Reconquista dell'economia con altri mezzi. Los matadores sono e restano campioni del mondo in carica e non smettono di suonarla, la carica. Le banche iberiche si saranno pure rovinate di debiti per aiutare le squadre di club ad acquistare campioni, ma volete mettere l'orgoglio del bancario disoccupato di Madrid, mentre vede la furia rossa infilzare il croato (parenti alla lontana dei deutsch, almeno così si considerano).

E che dire del derelitto Portogallo, sempre un po' barocco, sempre sul punto di essere risucchiato nel vortice dello spread, eppure sempre ritirato su per la collottola dai pimpanti giovanotti capeggiati da Cristiano Ronaldo. Uno che sembra un brasiliano e quindi nasconde nelle gambe l'intera corrente del Rio delle Amazzoni. Uno che sa dormire per centottanta minuti di fila e improvvisamente, l'altra sera, sembrava gli avesse preso un raptus.

Onore anche ai poveri vecchi del Continente, una squadra finanziata dal centro anziani Salonicco, eppure guizzante nel sempiterno schema olimpico alla Karagounis. Adesso i greci attendono pazienti che i tedeschi spezzino loro le reni - anche qui!, implacabili moire -, ma ai sacrifici si abitua fin dalla notte dei tempi. E non è detto che la folgore di Zeus non strafulmini Klose e che Pallade Atena non devii ogni cross dell'orda teutonica.

Per finire, la nostra Italietta, che fa tanto rima con liretta, e si può capire quanto ci siamo ancora affezionati. Rimane però nell'euro, perché non si sa mai e 'ccà nisciuno è fesso. In fondo, l'Italia che conosciamo: capace di tutto. Inferno e paradiso sullo stesso stivale, cioé sulla stessa scarpetta miracolosa, di Ballottelli, Pirlo o Di Natale poco cale. Calza a pennello, nella rete avversaria. Ce la caviamo per il rotto della cuffia, quindi, che poi sarebbe quel non-so-che, tra capo e collo, che ha permesso a Cassano di mandare a fondo gli irlandesi. Poveri anche loro ma, come si dice, coi tempi che corrono, con tanto dispiacere: mors tua vita mea.