Calerà del 20% il traffico su gomma

da Milano

Nessuno nega - nemmeno, ovviamente, lo Studio d’impatto ambientale, di cui il Giornale è venuto in possesso - che il collegamento ferroviario ad Alta Velocità tra Torino e Lione avrà impatti negativi sul territorio. Tuttavia la bilancia costi-benefici si misura, sull’altro piatto, con una serie di obiettivi positivi che la nuova opera sarà in grado di soddisfare. Il principale è il trasferimento di passeggeri e merci dalla strada asfaltata alla strada ferrata, contenendo quindi il traffico su gomma che produce maggior impatto ambientale; la nuova linea concorrerà alla riduzione di anidride carbonica alla quale anche il nostro Paese si è impegnato in base agli accordi di Kyoto; ma anche alla riduzione di altri gas a effetto serra ed emissioni acide. Il progetto - questa è la sostanza ribadita dallo studio - genera un significativo aumento di offerta di traffico ferroviario a vantaggio di un decongestionamento della strada (è prevista una sottrazione del 15-20% di traffico su gomma). E l’effetto sarà più marcato «se si ipotizza un aumento dei pedaggi dei tunnel stradali». L’uso del treno veloce comporterà anche una riduzione dei tempi di percorrenza.
L’impatto ambientale di un’opera di questa proporzioni si valuta in due fasi distinte: quella relativa alla costruzione e quella dell’esercizio definitivo. I cantieri e i lavori, di per sé, provocano squilibri ambientali che, per quanto temporanei, comportano un reale disagio agli abitanti delle zone interessate. Una commissione intergovernativa ha concluso nel 1996 lo studio di fattibilità con un «rapporto finale» che prevede una serie di specifiche per l’organizzazione e la logistica dei cantieri, e una serie di ferrei divieti. Si raccomanda il trasporto per ferrovia dei materiali estratti dagli scavi, il riuso di tali materiali, quanto più possibile, per i bisogni di cantiere (rinterri, granulati per cemento, terrapieni): dovrà essere riutilizzato almeno il 40% del materiale estratto dal tunnel di base e della galleria di Bussoleno (44 mesi è il tempo previsto per gli scavi).
Andrà privilegiato il riuso di vecchie cave, mentre sarà proibito il deposito nei letti dei corsi d’acqua. I materiali solubili (gessi, anidridi, pirite) e quelli inquinanti non dovranno essere lasciati senza protezione. Sarà proibito il rialzamento dei piani inondabili e tutti i lavori nei corsi d’acqua non espressamente previsti, il deposito di materiali su terreni instabili. Per il trasporto dei materiali, quando possibile, saranno preferiti ai camion sistemi più ecologici quali teleferiche e nastri trasportatori.
L’inquinamento acustico - come dicevamo -, l’effetto-barriera, la sottrazione fisica di spazi, la perdita di territorio edificato in prossimità della linea, le interferenze paesaggistiche e idrogeologiche sono i danni riferibili alla successiva fase d’esercizio. Ma - sottolinea lo studio - la messa a deposito del materiale estratto dalle gallerie presenta l’occasione per un recupero ambientale e paesaggistico anche di luoghi precedentemente compromessi. La sistemazione ambientale prevede, tra l’altro, la crezione di coltivazioni al di sopra degli inerti e la messa a dimora di alberi e arbusti. Quanto all’inquinamento acustico («evidentemente non evitabile») lo si considera «limitabile e mitigabile» grazie ad accorgimenti in fase di progettazione e di costruzione e soprattutto attraverso opportune barriere antirumore. L’impatto visuale nella Val Cenischia - che potrebbe risultare «fortemente compromessa per la presenza di viadotti «non dissimulabili» - è affidato ai progettisti: «La maggione o minore accettabilità della nuova infrastruttura sarà determinata soprattutto dalla sua qualità architettonica», osserva lo studio.
Quelle che vengono chiamate «misure di compensazione» sono di tre tipi: ambientali, con l’adozione di misure tese a limitare l’impatto; territoriali, attraverso il miglioramento delle infrastrutture locali (viabilità, attrezzature sportive, ecc); e sociali, tese a erogare servizi e iniziative alle popolazioni locali, per migliorare la qualità della vita là dove le nuove opere creeranno, inevitabilmente, situazioni di disagio.