La cambiale elettorale

Quando si dice che dietro al disegno di legge Gentiloni e a quello sul conflitto d’interessi c’è un attacco ad personam qualche fondamento c’è.
Partiamo dal disegno di legge Gentiloni, il ministro margheritino delle Comunicazioni. Il cuore di questo disegno di legge è l’indicazione del 45 per cento di raccolta della pubblicità come limite massimo. Nel caso in cui un soggetto che opera nel mercato pubblicitario superi il tetto massimo (del 45 per cento) è ritenuto in posizione dominante. Cosa vuol dire essere in questa posizione nel mercato? Vuol dire essere in una posizione tale da poter dominare il mercato. Ma - e questo è il punto centrale - non è detto che uno che sia in posizione dominante abusi di questa posizione, cioè utilizzi questa posizione per giocare scorrettamente nella competizione del mercato.
Ora, l’impostazione scelta dal ministro Gentiloni è un’impostazione vecchia. Ormai, l’Antitrust moderno si muove in altra direzione, cioè non stabilisce quale sia la quota di mercato da non superare da parte delle aziende per non cadere nella posizione dominante, ma fa un’altra scelta: controlla che le imprese, a prescindere dalla loro posizione sul mercato in termini quantitativi e percentuali, non abusino di questa posizione e non si comportino in modo scorretto. È un’Antitrust, cioè, che si occupa dei comportamenti delle imprese e non delle loro quote.
Questa impostazione non è venuta fuori così, per caso, ma dalla lunga storia e dalla folta giurisprudenza dell’Antitrust. Essa ha insegnato una cosa fondamentale: talora le imprese con quote minori possono comportarsi più scorrettamente di imprese con quote maggiori di presenza sul mercato. In altri termini, non è assicurato che con la quota stabilita si ottenga il risultato di comportamenti corretti da un punto di vista concorrenziale. La competizione è fatta di comportamenti più che di percentuali. Tra l’altro occorre ricordare anche che, spesso, sotto queste quote si è mascherata, e si maschera, una volontà dello Stato, e precipuamente dei governi, di non voler giocare il ruolo di regolatori, ma di vere e proprie guide del mercato. Stabilendo se nel mercato non debbano entrare altri soggetti e, quindi, cosa occorra fare in termini legislativi per favorire l’ingresso di questi soggetti. Questo Gentiloni lo ha anche dichiarato, il che, secondo noi, peggiora la situazione.
Per quanto riguarda il conflitto d’interessi, la legge Frattini prevedeva per chi ha incarichi di governo il mantenimento della mera proprietà e il divieto di incarichi operativi nelle aziende. Anche qui si faceva una scelta sul comportamento, la cui vigilanza veniva affidata all’Authority. Il governo Prodi vuole togliere anche la mera proprietà, affidando tutto a un cosiddetto blind trust. Se ne potevano studiare tante. Si poteva dotare la legge Frattini di maggiore efficacia, ma, evidentemente, non bastava. Occorreva colpire più duro, come da cambiale firmata in campagna elettorale.
Paolo Del Debbio