Cambio di maglie in parlamento: Sbai molla Fli Catone passa coi finiani e Scanderebech all'Udc

Clamoroso dietrofront della deputata che era passata con Fini: "Non mi
hanno offerto niente Ho chiesto io di tornare con Berlusconi". Ma altri
due onorevoli lasciano il Popolo della libertà: Catone si accasa con l'ex leader di An, mentre Scanderebech riabbraccia Casini

Roma - Qualcuno in Transatlantico ironizzava: 2 a 1 per l’opposizione. Già, perché nella politica del pallottoliere ieri si sono registrati i seguenti spostamenti: Souad Sbai è passata dal gruppo del Fli a quello del Pdl; Giampiero Catone dal Pdl al Fli; Deodato Scanderebech dal Pdl all’Udc. Travasi che aggiornano l’ossessiva conta sul voto successivo al discorso che il premier terrà alla Camera mercoledì prossimo.

Il primo, in ordine di tempo, a rompere gli indugi e passare con i futuristi è Giampiero Catone: napoletano, ex Dc, ex capo della segreteria di Rocco Buttiglione, ex democristiano per le Autonomie, ex Udc e ora anche ex Pdl. Catone, durante una conferenza stampa tenuta assieme a Moffa e Bocchino, rivela di aver spiegato a Berlusconi, vis à vis, i motivi della sua scelta: «Non ha potuto far altro che prendere atto delle mie motivazioni», dice. Poi sputa un po’ di veleno sui berlusconiani: «Resta immutata la stima nei confronti del presidente ma i suoi inviati non sono alla sua altezza». E ancora: «Il premier ha qualche cattivo consigliere e anche qualcuno che non si meritava di diventare consigliere». Musica per le orecchie di Bocchino che da giorni annunciava nuovi acquisti: «Sono in arrivo altre adesioni», assicura il braccio destro di Fini.

Manco il tempo di finire la frase che la deputata Souad Sbai, allergica ai falchi finiani, sale al primo piano di Montecitorio per avvisare il presidente della Camera che sarebbe ritornata nel Pdl: «Per lealtà nei confronti del programma e degli elettori che mi hanno votato». Scelta sofferta la sua, come quella di seguire Fini al momento della costituzione del gruppo del Fli. «Non ci sono più le condizioni per cui io resti nel Fli», dice a Fini. In conferenza stampa, dove la Sbai arriva un po’ in ritardo a causa di un estremo tentativo del presidente della Camera di dissuaderla, rivela: «C’è un malessere interno diffuso ma voglio parlare solo di me: di alcuni ex colleghi, tipo Granata, non condivido assolutamente nulla. Sfasciare il Pdl non va bene». Poi allontana qualsiasi interpretazione maliziosa sul suo ritorno: «Non voglio niente e non mi hanno offerto niente. Sarei andata persino nel gruppo misto e sono io che ho chiesto di tornare nel Pdl». Il dissenso nel Fli c’è eccome visto che, come ammesso dalla stessa Sbai, «sul caso Cosentino il voto è segreto ma sono e resto garantista». Facendo intendere che la compattezza nel Fli, sventolata da Bocchino dopo il voto sull’uso delle intercettazioni, era più un desiderio che una realtà. Nessun calcolo neppure per la situazione imbarazzante del presidente della Camera: «Sono fatti personali, preferisco parlare di politica». Poi respinge le illazioni di una cronista: «La campagna giornalistica? Normale: i giornalisti pubblicano le notizie e siccome sono giornalista anch’io, capisco che le notizie vadano pubblicate». Ce l’ha anche con Bocchino, la Sbai: «Il capogruppo decide cose senza farle sapere a nessuno», dice. Accusa beffarda nei confronti di un gruppo creatosi in polemica con la gestione monarchica del Pdl.

Per i finiani una bella botta, tanto che il solito Granata commenta caustico (salvo poi smentire, ndr) «Catone è sempre meglio della Sbai». E tra i futuristi è gara a bacchettarlo: «Tra Catone e Souad Sbai il peggiore è Granata», dicono in una nota Roberto Menia, Silvano Moffa, Pasquale Viespoli e Andrea Ronchi. Pure Consolo si smarca dal deputato nisseno: «Difendo la Sbai e condanno queste graduatorie».

Poi il caso di Deodato Scanderebech, primo dei non eletti in Piemonte con l’Udc, entrato in Parlamento quest’estate al posto dell’udiccino Michele Vietti (eletto al Csm), passato nel Pdl e poi ritornato nelle braccia di Casini. La sua scelta? Motivata così: «Ritengo necessario fare un atto di trasparenza e coerenza politica. Avevo lasciato il partito per problemi legati al territorio che ora sono risolti».
In attesa del voto di mercoledì si vocifera di altri traslochi uno dei quali riguarda l’onorevole Marcello De Angelis. Contattato dal Giornale ammette: «Ho amici passati nel Fli e ho ricevuto molte sollecitazioni a unirmi a loro. Ma rimango nel partito dove sto anche perché continuo a credere nell’investimento che gli elettori hanno fatto nel Pdl. Come ho detto a Berlusconi, poi, nessuno è stato scelto ma è stato piazzato in una lista contrassegnata da una sigla e dal nome del candidato premier».