Camera, Cosentino: "Persecuzione dei giudici"

Il sottosegretario sentito dalla giunta che deciderà sulla richiesta di arresto: &quot;Mi vogliono arrestare e non hanno mai voluto interrogarmi&quot;. Mozioni di Pd e Idv. <strong><a href="/interni/io_radicale_votero_contro_larresto/19-11-2009/articolo-id=400115-page=0-comments=1">Turco: &quot;Voterò contro l'arresto&quot;</a></strong>

Roma - "Se contro di me c’è da parte dei magistrati un fumus persecuzionis? Veramente c’è un 'fumone di persecuzione'". Il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, risponde così alle domande dei cronisti al termine della sua audizione davanti alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. "I magistrati non mi hanno mai voluto ascoltare - aggiunge e - sono certo questo provvedimento sarà certamente cassato nei vari gradi di giudizio". La giunta per le autorizzazioni ha ascoltato Cosentino, per il quale i magistrati campani hanno chiesto l’arresto per legami con la camorra, e ha rinviato la seduta a mercoledì prossimo. "Mercoledì si continuerà il dibattito - avverte il deputato del Pd Donatella Ferranti -, ma per noi si potrebbe anche esprimere un voto già in quella sede".

Persecuzione delle toghe "Risulto indagato dal ’94, ma da allora non sono mai stato ascoltato dai magistrati" afferma Cosentino. "Ho chiesto agli inquirenti di essere ascoltato - prosegue il parlamentare del Pdl -, ma la procura ha scelto di andare avanti da sola. Per questo ora sono costretto a difendermi dalle accuse infamanti che mi sono state mosse. La richiesta di carcerazione nei miei confronti - sottolinea - è durata 9 mesi e, guarda caso, la 'tagliola' è scattata non appena si è cominciato a parlare di Regionali. Penso che la giunta valuterà la mia vicenda la prossima settimana - osserva Cosentino -. Ho lasciato una mia memoria dalla quale viene fuori la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Ma questa mia stessa memoria è stata omessa nell’ordinanza dei magistrati in tutto o in parte. Non sono stati motivati alcuni punti che invece ritenevo decisivi per affermare la mia totale estraneità ai fatti che mi sono stati imputati".

Cosentino non molla "Resto al mio posto. L’unico che può decidere sul mio destino personale, ma anche su quello della Regione Campania è Berlusconi". Poi il sottosegretario all’Economia ribadisce: "E sono sicuro che Berlusconi deciderà sentiti il territorio campano e gli eletti perchè sono quelli che in prima linea combattono ogni giorno questi malgoverni della sinistra che durano da 15 anni. Ho illustrato a Berlusconi l’infondatezza delle accuse che mi sono state mosse - prosegue il politico con la delega al Cipe - e mi ha espresso ampia solidarietà".

Contro Bocchino "Da un punto di vista non tanto politico, ma umano, mi è dispiaciuto che Italo, che viene da quel territorio e che conosce bene me, la mia storia e la mia famiglia, abbia potuto dire che sta ancora valutando con una parte del gruppo se votare o meno una mozione di sfiducia contro di me". Cosentino commenta così la presa di posizione del vice capo gruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, contro di lui e a sostegno delle accuse che gli sono state mosse. "Comunque - prosegue Cosentino - non mi ha sorpreso questo intervento perché dentro la componente di Alleanza nazionale sta venendo fuori un’anima meno garantista".

La mozione Idv "La Camera impegna il governo a invitare Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario": è quanto prevede il dispositivo della mozione che l’Idv ha presentato alla Camera e di cui il primo firmatario è Antonio Di Pietro. L’inserimento dell’atto nel calendario dei lavori dell’aula della Camera, specifica l’ufficio stampa di Idv, verrà chiesto "subito dopo l’esito del voto sull’arresto" dell’esponente campano del Pdl nella giunta per le autorizzazioni. "A prescindere dall’eventuale responsabilità penale dell’onorevole Cosentino - si legge nel testo depositato - appare tuttavia necessario che l’Italia e le sue istituzioni siano salvaguardate nel loro prestigio e nella loro dignità. Ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il governo a evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di governo peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l’altro la funzionalità del Cipe".

La mozione Pd La mozione del Pd con la quale si impegna il governo ad invitare Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario all’Economia è firmata dal segretario del partito, Pier Luigi Bersani, dal capogruppo alla Camera, Dario Franceschini e dai componenti delle commissioni Giustizia e Antimafia, Donatella Ferranti e Laura Garavini. Il Pd chiede questo impegno al Governo perchè "indipendentemente dall’esito della richiesta e dall’eventuale accertamento della responsabilità penale del deputato Cosentino su cui farà piena luce il procedimento avviato, è evidente che ragioni di opportunità e di precauzione devono indurre il governo ad evitare che una persona cui è contestato un delitto così grave, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo in un ruolo tanto rilevante quale quello di sottosegretario all’Economia".

Cicchitto: uso politico della giustizia "Il Pd e l’Idv hanno presentato due mozioni per le dimissioni del sottosegretario Cosentino: stiamo ritornando in pieno all’uso politico della giustizia. Per quello che ci riguarda noi siamo garantisti a 360 gradi: lo siamo stati sempre anche nei confronti degli avversari politici. La cultura del sospetto, dell’inquisizione, della persecuzione non ci appartiene, anzi ci ripugna", così Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.

"Fumus persecutionis oggettivo" "Dall’esame delle carte e ascoltando la sua audizione emergono elementi che sostanziano un fumus persecutionis oggettivo". Il deputato del Pdl, Nino Lo Presti, fa così il punto della vicenda giudiziaria che riguarda Cosentino. Lo Presti, che è anche relatore in giunta per le autorizzazioni della Camera del caso riguardante l’esponente campano del Governo, ci tiene però a precisare che quando parla di "fumus persecutionis oggettivo" non intende riferirsi alla volontà dei magistrati. "Mi riferisco semplicemente al fumus persecutionis oggettivo, quello cioè che traspare dagli atti di questa vicenda - prosegue il deputato - dal momento che possono essere considerati intempestivi e viziati. Perchè, ad esempio, non hanno mai accettato di ascoltare Cosentino?". "La giunta delle autorizzazioni, comunque - sottolinea l’esponente del Pdl - non potrà entrare nel merito del accuse. Ma dovrà valutare solo se c’è, appunto, del fumus persecutionis nel richiedere l’autorizzazione all’arresto del sottosegretario". E, secondo Lo Presti, questo fumus persecutionis oggettivo sarebbe evidente per tutta una serie di motivi. "In primo luogo - spiega - l’enormità dei tempi dell’indagine: ben nove anni. Poi la mancata iscrizione nel registro degli indagati per tutto questo tempo. Terzo aspetto: il tempo in cui verrebbero fatti risalire i comportamenti delittuosi di Cosentino che si ferma al 2004". "Ma poi si devono considerare anche - sottolinea Lo Presti - l’assenza di ulteriori comportamenti delittuosi da quella data ad oggi. Inoltre, ci sono le richieste reiterate di Cosentino di fornire chiarimenti ai magistrati dopo aver appreso dai giornali di un’indagine a suo carico, che non sono state esaudite". "Un’altra ragione, a mio avviso, per cui si può parlare di fumus persecutionis oggettivo è che la sua iscrizione nel registro degli indagati risale al febbraio 2009. E, contestualmente, c’è la richiesta del pm al gip dell’ordinanza di custodia cautelare che però il gip farà solo il 10 novembre scorso, e cioè dopo ben otto mesi". Come dire, conclude il deputato del Pdl, che la mossa dei magistrati arriva proprio quando si comincia a parlare di Cosentino come del candidato alle elezioni regionali per la Regione Campania.

Il procuratore: perseguiamo solo reati "Non abbiamo perseguito nessuno, abbiamo perseguito i reati, i responsabili di reati. Noi non creiamo nè vittime nè martiri", ha detto il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore commentando le polemiche. Lepore è intervenuto sulla vicenda a margine della conferenza stampa sulla operazione contro il clan dei Casalesi. A proposito del mancato interrogatorio di Cosentino, che era stato sollecitato dallo stesso parlamentare indagato, Lepore ha affermato: "Noi oggi abbiamo dato la possibilità, dopo l’emissione del provvedimento, di poter, oltre a fare reclamo al Riesame, essere ascoltato se vuole farlo. L’abbiamo invitato a farlo. Oggi si possono fare contestazioni, prima non si poteva".