Camilleri alieno. Ma dal buon senso

Andrea Camilleri insiste. Con l’aria di chi si sorprende per la battutaccia sulla Gelmini («non è un essere umano»), ieri si è fatto intervistare dall’Unità per rincarare la dose di veleno. La nuova versione di Camilleri spiega che la Gelmini «non è un essere umano» in quanto è una dei «replicanti» che affollano quel «governo di marziani» diretto dall'extra-terrestre Silvio Berlusconi. Il commissario Montalbano lascia così definitivamente la Sicilia e si sposta nello spazio, dove, con tutta probabilità, si perderà.
A Camilleri questa correzione pare incisiva. Purtroppo il passaggio dal poliziesco siciliano a Isaac Asimov, e, infine, a Star Trek non solo non riduce la gravità dell’offesa ma ne amplifica il significato. Proviamo a portare alle estreme conseguenze il ragionamento fantaspaziale. Un governo di marziani è un governo estraneo agli umani, è un governo non umano, si potrebbe dire dis-umano, un governo, infine, formato da esseri antropologicamente diversi da noi che siamo terrestri. Se l'Italia, unico Paese sulla Terra, è governata da marziani, ne derivano altre conseguenze drammatiche come, ad esempio, che siamo un Paese fuori dalla comunità internazionale, probabilmente un Paese in cui non si può vivere, come domenica sera ha sostenuto la première dame italo-francese, Carla Bruni, che trova impudica una battuta di Berlusconi su Obama e pudicissime le sue presidenziali nudità affisse in ogni dove.
Se le cose stanno così, contro questo governo è inutile perdere tempo in chiacchiere, tanto meno discuterci. Un governo di marziani va scacciato in tutti i modi possibili (con pistole spaziali?) per liberare non solo questo Paese, ma il mondo intero dalla nuova invasione degli alieni. Orson Welles avrebbe creato una nuova terribilissima trasmissione radiofonica per impaurire il mondo con gli ingredienti distillati dalla fantasia del letterato siciliano.
In termini di cultura politica, la frase di Camilleri è una vera disgrazia perché sposta la lotta dalla politica allo scontro puro e semplice. Se l’avversario è un alieno, un replicante, un non-umano, la politica deve cedere il terreno ad altri mezzi. Un giovane ammiratore di Camilleri penserà che già vivere a Vigata, con tutti quegli ammazzamenti, è pericoloso, figurarsi che problemi può creare abitare in una terra governata dai marziani.
Accade così che la disgraziatissima teoria della diversità che Berlinguer evocò negli ultimi anni della sua vita (soprattutto per richiamare alla disciplina il suo partito che negli anni della solidarietà nazionale si era molto compromesso moralmente a livello locale, in particolare nel Sud), trovi oggi un revival improvviso. Sarà contento Walter Veltroni. Da scrittore a scrittore, lui e Camilleri hanno fatto a gara a celebrare il nuovo corso sulla antropologica superiorità della sinistra. Il mito della superiorità, che con tutta evidenza, e come ben sanno le persone serie di sinistra, non è vero, aiuta ad alleviare le ferite della sconfitta, ma soprattutto allontana il giudizio del popolo sui propri dirigenti. Se siamo calati d'improvviso nell'Apocalisse planetaria, non c'è tempo di chiedersi perché al governo ci siano quegli altri e perché i nostri dirigenti non vincono mai.
Si crea, in questo modo, un cortocircuito che genera altre sconfitte. Se il governo è di marziani, quelli che lo votano sono marziani anch’essi e se sono anch’essi marziani vuol dire che non hanno idee, interessi, passioni da rappresentare e difendere. Il nuovo inno di questa serie spazial-poliziesca, fondata da Camilleri e Veltroni, potrebbe esser quella simpatica canzoncina dell’ultima fatica televisiva di Renzo Arbore che nel suo refrain diceva: «Meno siamo, meglio stiamo». Una condanna a vita ad essere minoranza, questa sì, planetaria.
Purtroppo in questa vicenda c’è poco da ridere. La spiegazione che Camilleri ha dato della sua infelice battuta lascia sgomenti. Ho negli occhi la scena in cui McCain si rivolge al suo popolo e lo redarguisce quando, parlando di Obama, sente volare mugugni e fischi. In quella reprimenda c’era l’uomo di Stato, il perdente di successo. Viva l’America.