Campania, 2 milioni a commissioni fantasma

I dodici comitati speciali hanno speso in un anno 600mila euro per consulenze e regalato poltrone e aumenti di stipendi. Poche sedute, nessuna legge

da Milano

C’è voluto più di un anno ma alla fine se ne sono accorti anche i consiglieri regionali campani: le dodici commissioni speciali istituite all’inizio della legislatura in aggiunta alle sei ordinarie non servono a niente. Hanno bruciato due milioni di euro, di cui seicentomila solo per consulenze. Hanno prodotto una trentina di documenti per lo più inutili. E si sono rivelate un pasticcio organizzativo, peraltro ammesso dagli stessi componenti.
Dopo l’apertura di un’indagine da parte della Procura di Napoli, è partita la fuga collettiva. Pentimenti pubblici, tentativi di scaricabarile, dimissioni. Infine, lo scorso 13 novembre, il Consiglio ha fatto dietrofront, approvando all’unanimità la riduzione delle commissioni speciali da 12 a 4 (ma quelle ordinarie passano da 6 a 8).
Le polemiche
Le commissioni erano state varate nel giugno 2005. Consiglieri di destra e sinistra avevano votato come un sol uomo, in ossequio a una «intesa istituzionale» tra il governatore Antonio Bassolino e lo sconfitto Italo Bocchino, oggi deputato di An. Bassolino riconosceva a Bocchino il ruolo formale di leader dell’opposizione con ufficio, auto e adeguati poteri. In cambio otteneva norme anti-ostruzionismo per l’approvazione rapida delle leggi.
In più, per tutti, le nuove commissioni speciali. Con quel che segue: uffici, missioni in Italia e all’estero, personale di segreteria. Dodici presidenti (sei alla maggioranza, sei all’opposizione) con auto blu e stipendi maggiorati di 1.800 euro al mese rispetto a quello base. Dodici vicepresidenti (900 euro in più). E dodici segretari (700 euro in più).
Risultato: con 60 consiglieri, la Campania produceva la bellezza di 78 incarichi e poltrone tra capigruppo, presidenti, vicepresidenti, segretari, revisori dei conti. A chi si scandalizzava, come i compagni Napolitano, Salvi e Mussi, Bassolino rispondeva a muso duro: «È un polverone inaccettabile».
Parole parole parole
I dati ufficiali della presidenza del Consiglio regionale ricostruiscono un anno di attività delle commissioni. Al di là della buona volontà dei consiglieri, gli atti prodotti sono ben pochi. Ma questo era prevedibile: prive di potere legislativo, questi organi si sono limitati ad audizioni, pareri, atti di indirizzo, indagini conoscitive.
La commissione sulla comunicazione istituzionale ha dunque scoperto che, nell’ambito di una sostanziale violazione dei diritti dei giornalisti, «la stampa italiana improvvidamente vorrebbe rifarsi alla grande tradizione di quella anglosassone». Nelle sedute della commissione sulla condizione giovanile, «sono emerse importanti indicazioni che riguardano la crescita dei giovani e il loro relativo inserimento nel mondo delle professioni», oltre alla «proposta di promuovere una battaglia seria e scevra da qualsivoglia pregiudizio politico-partitico per annullare la mostruosità del numero chiuso nelle università».
Molteplici e a tutto campo le audizioni della commissione anticamorra (doppione dell’omonimo osservatorio collegato alla giunta): dai dirigenti scolastici a non meglio precisate «associazioni religiose», dai sindacati ai giornalisti. D’altronde il presidente Antonio Scalia (Pdci) è un autentico stakanovista: sedeva in tutte le dodici commissioni speciali e anche nelle sei ordinarie. Merito di una norma del regolamento a tutela dei partiti più piccoli.
Mare e Mediterraneo
La fantasia dei politici campani era riuscita a istituire due diverse commissioni per Mare e Mediterraneo. La prima ha convocato e ascoltato le capitanerie di porto, i sindaci e le associazioni ambientali. Ha studiato i problemi dei 450 chilometri di coste campane. Ha proposto l’adozione rivoluzionaria di un «piano regolatore del mare». Poi ha «varato un vero e costruttivo dialogo sull’allevamento dei tonni».
La seconda si è prodigata in un’intensa attività, a dispetto delle sole 4 sedute per complessive 7 ore in un anno. Spiega il presidente Felice Iossa (Sdi): «Conoscendo la difficoltà di seguire tutta l’attività delle commissioni, convocavo i componenti solo quando avevo preparato i documenti da approvare. Così in pochi minuti si votava e si chiudeva la seduta».
Per dimostrare di non aver battuto la fiacca, Iossa ha raccolto il risultato dell’attività in un libro intitolato «Cantiere Mediterraneo». Una meritoria opera di documentazione lunga 150 pagine, in cui si ritrovano il progetto «Sanità del Mediterraneo» e la visita agli esponenti delle tre religioni monoteiste dopo la pubblicazione delle vignette su Maometto.
La commissione si è fatta carico di «scomporre il quadro geopolitico del bacino mediterraneo in tutte le diverse e articolate realtà di cui esso si compone» e ha consegnato alla giunta il progetto di un distretto logistico nel porto di Napoli («Napoli come Rotterdam»).
Terminato il libro, Iossa si è dimesso: «Non sono abituato a scaldare le poltrone. Le commissioni sono state uno spreco, i partiti hanno fatto una lottizzazione totale».
Eppure anche nel Consiglio regionale campano qualcuno aveva capito tutto fin dall’inizio: Luisa Bossa, Ds come Bassolino, unica a votare contro le commissioni: «Un torto all’intelligenza delle persone. Avrei voluto sbagliarmi, purtroppo avevo ragione».
Ora ricorda con un sorriso: «Moralista!, mi dicevano nel centrosinistra. Provai a convincerli: è un patto scellerato, un gioco di fioretto con l’opposizione. Inutile. E poi certe commissioni, il mare diviso dal Mediterraneo... Io sono figlia di marinaio: scusatemi, chiedevo, ma il Mediterraneo non è più mare, è diventato terraferma?».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it