Il cancro è la prima causa di morte

Il sorpasso sta avvenendo. Non sono più le malattie cardiovascolari la prima causa di morte nei Paesi occidentali, ma quelle neoplastiche. Il cancro avanza, nonostante le molte vittorie della medicina. Nel 2008 si registrano 431 nuovi casi ogni 100mila italiani, pari a 258mila pazienti. Ne parliamo con Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia (Favo). «Il cancro - ci dice - si avvia a diventare il big killer dell'umanità. L'allarme è stato lanciato dall'Agenzia per la ricerca sul cancro dell'Oms, secondo cui i morti per tumore, fermi oggi a sette milioni l'anno in tutto il mondo, cresceranno dell'1% ogni anno, superando il numero di vittime delle malattie di cuore e arrivando nel 2030 a 17 milioni di decessi all'anno. Un'epidemia epocale, di fronte alla quale la peste nera del '300 è poca cosa. Quest'anno nel mondo si prevede che il tumore colpirà 12 milioni di persone e farà 7 milioni di vittime. Le associazioni per la lotta al tumore hanno chiesto con forza ai governi, e in particolare a quello degli Stati Uniti, di investire di più per la vaccinazione contro il tumore al collo dell'utero e soprattutto di ratificare urgentemente un trattato per il controllo del tabacco».
Il cancro è una delle più grandi e più taciute crisi sanitarie nei Paesi in via di sviluppo - ha denunciato Douglas Blayney, presidente eletto della Società americana di oncologia clinica - e pochi sono a conoscenza del fatto che già uccide più persone nei Paesi poveri di HIV, malaria e tubercolosi messe insieme. In Italia vivono 2milioni di pazienti che sono o sono stati colpiti dal cancro. Molto si è fatto e si fa per la prevenzione e la ricerca, ma non per chi anche per anni convive con la malattia. I malati oncologici cronici rappresentano oggi la nuova disabilità di massa con una serie di bisogni espressi ed inespressi e con l'esigenza di veder riconosciute tutele giuridiche mirate alla peculiarità e complessità delle patologie neoplastiche, anche al fine di evitare la dolorosa emarginazione troppo spesso generata dall'ignoranza. Nei giorni scorsi, come da anni avviene negli Stati Uniti ed in Canada ai primi di giugno, si è tenuta in tutta Italia ed a Taranto in particolare la Giornata dedicata al malato oncologico, agli ex malati, ai sopravvissuti al cancro e a tutti coloro che hanno vissuto da vicino la malattia condividendone ansie, preoccupazioni, speranze. «Le associazioni del volontariato (la Favo ne raccoglie oltre 500), costituiscono il terzo pilastro della task force anticancro, insieme alla ricerca ed alla prevenzione», ricorda De Lorenzo. Quest'anno la Giornata è stata anticipata dal Consiglio dei ministri a causa delle elezioni europee, regionali e comunali. De Lorenzo, come medico, docente universitario, oltre che come presidente Favo, da anni si dedica all'aiuto del malato oncologico. Nel 1992, come ministro della salute ha varato la riforma del Servizio sanitario nazionale e già allora riteneva importanti le associazioni dei malati al punto da riconoscerne un ruolo istituzionale. Con l'Aimac (una onlus di volontariato da lui fondata, www.aimac.it) si prodiga, come da anni avviene in Gran Bretagna, sul fronte dell’informazione al malato oncologico. Ha promosso un sistema multimediale comprendente una collana di 26 libretti e videocassette mirate. Il malato di cancro deve essere informato e soprattutto accompagnato lungo una strada che la solitudine e la mancata conoscenza possono rendere ancora più difficile. Corretta diagnosi e terapie efficaci sono due aspetti prioritari per ogni paziente e rappresentano ancora un obbiettivo difficile da realizzarsi per molti malati. In Italia vi è infatti una rete di Centri d’avanguardia che presenta però gravi lacune in numerosi regioni. I Centri sono distribuiti a macchia di leopardo. Come è confermato da una ricerca effettuata dal Censis e voluta proprio dalla Favo. Due milioni di italiani hanno dovuto fare i conti nel corso della loro vita con una diagnosi di tumore. Liguria e Friuli Venezia Giulia sono le regioni con il più alto numero di malati. Ma se nel Belpaese migliora la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi (47%, in linea con la media europea), l'indagine del Censis ci conferma con rigore scientifico che gli italiani non sono uguali di fronte al cancro. «Dall’indagine - precisa Francesco De Lorenzo - emergono nelle regioni italiane difformità nelle opportunità di cura: dalla disponibilità dei nuovi farmaci oncologici, alle prestazioni specialistiche di oncologia, a quelle di radioterapia, sino al sostegno psicologico e all'assistenza domiciliare integrata. Finora solo i malati e le loro famiglie ne erano consapevoli: oggi abbiamo dimostrato un'inaccettabile disparità di trattamento sia all'interno del Ssn, che per il riconoscimento dei benefici previsti dall'invalidità civile», dice De Lorenzo. Nel 1998-2008 circa il 57% delle inabilità pensionabili accolte dall'Inps è ascrivibile a patologie tumorali, le invalidità pensionabili sono state più di 89mila.