Capirossi: "È il mio ventesimo mondiale"

Motogp al via in Qatar in notturna. Il pilota della Suzuki: "Non penso proprio a
smettere" Valentino Rossi lo incorona: "Loris è un grande per passione
e serietà"

Losail (Qatar) - Lo guardi in faccia, gli parli insieme e ti sembra di avere a che fare con un ragazzino, con un pilota che ha appena iniziato la sua avventura nel motomondiale. Ma poi analizzi i dati anagrafici, il suo curriculum e rimani sbalordito, perché Loris Capirossi ha 36 anni, compiuti il 4 aprile, ha già disputato 282 Gp iridati e quella che inizierà domenica prossima in Qatar sarà la sua ventesima stagione mondiale. «Tante volte ci penso - sorride Loris -, mi guardo alle spalle e mi accorgo che 19 anni passati in pista sono veramente lunghi. Ma a livello psicofisico mi sento benissimo, non mi sembra di avere così tanta esperienza: l'emozione è la stessa del primo giorno e non vedo l'ora di cominciare». E non a caso, Valentino Rossi gli rende onore: «Per fare una carriera così lunga ci vuole sì passione, ma bisogna anche essere delle persone molto serie... E poi non è facile mantenere la concentrazione, soprattutto se a casa hai una moglie e un figlio che ti aspettano e magari devi pure scegliere le piastrelle del bagno...». Vero, ma vero anche che basta guardare Loris negli occhi per capire che l'entusiasmo è intatto, nonostante tante cadute, tante delusioni al di là di una carriera comunque straordinaria, fatta di tre titoli mondiali (due in 125 e uno in 250), 29 successi complessivi, dei quali 9 in MotoGP, 99 podi, 41 pole position.

Soddisfatto, dunque?
«Ho vinto molto, ma avrei potuto vincere di più. Anche in 500 e MotoGP: con le vecchie due tempi ho sempre dovuto correre con una moto inferiore a quella degli avversari più forti, mentre con le 1000, senza l'incidente di Barcellona (una terribile caduta in partenza, dopo un contatto con l'allora compagno di squadra in Ducati Sete Gibernau, ndr) mi sarei potuto giocare il campionato fino all'ultima gara. Ma non ho rimpianti, sono felice di quello che ho fatto. Così come sono orgoglioso di essere in questo mondo da così tanto tempo e di non avere nemici: anche questo è un primato difficilmente eguagliabile».

È sufficiente la passione per correre vent'anni ad altissimo livello?
«La passione, naturalmente, è fondamentale, ti devono piacere profondamente le moto. Ma devi anche avere un carattere forte per riuscire a superare i momenti difficili: io ne ho avuti tanti nella mia carriera, ma ne sono sempre uscito in piedi e questa non è una qualità che tutti hanno».

E la lontananza da casa e da suo figlio Riccardo di due anni?
«Grazie a internet, con Riccardo riesco a parlare tutti i giorni e questo me lo fa sentire un po' più vicino. Alla fine, l'unica cosa che mi ha un po' stancato sono i viaggi: sei sempre in giro, si fanno un sacco di test lontano e tutto questo, dopo vent'anni, mi pesa. Ma amo talmente tanto questo mestiere, che non faccio fatica, riesco a vivere bene anche gli aspetti più difficili».

C'è qualche altro pilota che potrebbe eguagliare la sua longevità agonistica?
«Non è facile. Quello attualmente più vicino a me è Roberto Locatelli (pilota della Gilera 250, ndr), che festeggia i suoi 16 anni di mondiale. Ma Robi ha più o meno la mia età e non credo che correrà altre quattro stagioni per raggiungermi. E soprattutto, potrei anch'io andare avanti per un bel po'... Insomma, fare vent'anni al mio livello non sarà facile».

Al di là dell'entusiasmo, anche fisicamente è ancora ai massimi livelli: come fa a mantenere questo stato di forma?
«Mi sono sempre allenato, ma da dicembre ho trovato uno studio specialistico a Montecarlo, con un allenatore personale che mi fa fare esercizi specifici e innovativi: questo mi permette, l'ho verificato nei test, di stare tante ore in sella senza fare fatica».

Che mondiale sarà il 20° di Loris Capirossi?
«Durante le prove invernali siamo sempre andati forte: per me e la Suzuki può essere un anno interessante e competitivo, ma nel nostro lavoro ci vuole anche un po' di fortuna».