Capitan Givo, il pegliese che mette in moto Topolino

I segreti della sala macchine della nave da crociera Disney sono nelle mani di un genovese

Francesca Boschieri

Dopo una settimana di navigazione sogni di uccidere Mickey Mouse. Ma solo se sei un adulto serio serio.
Un’esperienza fortemente sconsigliata anche per chi cerca momenti di romanticismo, impossibili quando Pippo ti sveglia la mattina e ti mette a nanna la sera tra i sui tipici yuk yuk, o mentre Alice fa l’occhiolino al tuo partner con il suo sorriso da gatta morta delle meraviglie.
Per tutti gli altri, bambini veri o cresciuti a pane, ciaocrem e le indimenticabili strisce del topo più famoso del mondo, è invece un must.
Imbarcarsi con Captain Mickey sulla crociera Disney che da Cape Canaveral, «from the sunny Florida», come recita la pubblicità, arriva ai Caraibi, è un’esperienza da provare nella vita.
L’ancora pesa 12,802 Kg. Come tre elefanti.
Ogni mattina, alla faccia della dieta, vengono servite 5000 uova e 2600 tazze di caffè che, essendo americano, bisognerebbe definitivamente chiamare con un altro nome. A bordo ci sono 1367 miglia di cavi, la stessa lunghezza di una corda tesa tra il Texas e il Michigan.
La Disney Magic, ammiraglia delle crociere targate Disney, non ha sacrificato nulla al sogno. A bordo ci sono 5390 cuscini con le due orecchie del topo più famoso del mondo. Un logo ossessivo che si ripete ovunque. Nelle tappezzerie, sul cacao spruzzato nel cappuccino, sui salvagente, nel sapone del bagno. È per questo che, dopo una settimana, si fanno sogni orribili.. I bambini però sono incantati. Ai piani superiori freme un’attività da alveare. I giovanissimi sono coinvolti in mille giochi dai loro beniamini, che siano Tarzan o gli Incredibili, Cucciolo o la Sirenetta. I genitori, compatiscono i poveracci che sudano sette camicie sotto i costumi di scena, ma poi fanno spallucce e si chiudonono nel beauty center, finalmente sereni perché è tutto sotto controllo, a due passi, sulla stessa barca.
Alla sera i ristoranti diventano palcoscenici, ci sono spettacoli teatrali e torme di bambini impazziti si scatenano alla ricerca dell’autografo di Pluto e Minni. Le fotografie si sprecano. I genitori sono contenti (anche se continuano a sognare una mega contro i topi) e i bambini sorridono talmente tanto da slogarsi il condilo. Luce e brillantini sopra. Cinque motori diesel sotto.
La Disney Cruise è uscita dalla Fincantieri di Trieste diretta a Cape Canaveral il 12 aprile del 1997 e da allora scorazza, un po’ balena un po’ arca di Noè, nel mar dei pirati di Capitan Uncino, con le sue 83.300 tonnellate di peso e i suoi motori da 16 cilindri di 11,520 kw. Motori curati come i bambini della nursery di sopra da Maurizio Givo, un pegliese doc. È lui che fa muovere la Disney. E ha la responsabilità indiretta di quel fiume ininterrotto di famigliole che si riversano a 2834 per volta nelle 875 cabine di sopra. Per non parlare dei 960 membri della «ciurma Disney» che arrivano da 50 nazioni diverse. Givo ha 37 anni e da sette anni è responsabile delle macchine di quell’enciclopedia Disney galleggiante. Una vita cresciuta a guardare quel mare che tutta la famiglia ha sempre frequentato come un salotto buono, e a sognare di imbarcarsi su la Love Boat del famoso serial televisivo. Poi il sogno realizzato. Prima su petroliere e porta container con sei mesi di navigazione da dividersi con dodici membre di equipaggio e sempre e solo il mare, poi tre anni alla Carnival, re alla Princess, tre alla Renaissance e infine l’approdo alla Disney. Sempre in fuga dalla terra. Lo annoia.
Tre mesi di lavoro e due mesi di pausa. Sotto di lui tutte le tute blu della nave. Venti persone che alle 7 sono pronte a risolvere i problemi meccanici, al motto «Non esistono problemi, esistono solo soluzioni». E Givo, da là sotto ne ha viste di tutti i colori. Ben di più di quello che si vede sopra, nei teatri Disney. Non ultimo l’arrivo di Ivan, l’uragano dello scorso settembre, che l’ha costretto a prolungare la crociera di 10 giorni e approdare sull’isola di Ricky Martin. E non c’è angolo, se il mare ne ha uno, che non abbia visto. Australia, Papua Nuova Guinea, Galapagos. Perché per Givo «a bordo è la vera vacanza, perché non vivendo sulla sulla terra non vivi i problemi quotidiani».
Insomma, niente referendum o discorsi sull’euro. «Qui è un mondo ristretto, semplificato, dove devo pensare solo alla gente della mia nave».
Che invidia. A volte viene da pensare che se l’Italia fosse una nave funzionante come la Disney e non una zattera della medusa, con Givo là sotto, sarebbe un’altra cosa.