Il carcere di Gela non può aprire: manca l'acqua E' polemica tra il ministero e il comune siciliano

Già inaugurato due volte, il carcere di Gela è ancora chiuso. Il Ministero: "Manca l'acqua", ma il sindaco nega e controbatte: "Ci manca il personale". E intanto il penitenziario rimane inutilizzato

Caltanissetta - Scoppiano le carceri italiane, ma il carcere di Gela, pienamente funzionante, è tuttora privo di detenuti. A bloccare l'utilizzo della struttura un contenzioso tra il comune e il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria).

I lavori Il carcere, che può ospitare 96 detenuti, fu progettato negli anni ’50, ma fu approvato nel 1978 come carcere dell’allora pretura. I lavori iniziarono nell'82 per fermarsi nel ’90 quando a Gela fu istituito il tribunale. Fu disposto l’ennesimo investimento, bandito un nuovo appalto, con ulteriori lavori e altri anni d’attesa. Il 26 novembre 2007, il sindaco in carica, Rosario Crocetta, consegnò la struttura, con il trasferimento della proprietà dal demanio comunale a quello dello Stato. Ma per rendere il carcere funzionale, visto che mancavano servizi importanti come la cucina e la lavanderia sono stati necessari ulteriori spese per due milioni e mezzo di euro. La struttura avrebbe dovuto essere completata nel 2010 e inaugurata, ma la cerimonia saltò nuovamente, per la mancanza degli allacci idrici della struttura.

Le polemiche E' colpa del Comune di Gela, a sentire lo Stato. "Senza approvvigionamento idrico il carcere non può certo entrare in funzione", dichiarano. Di idea diversa il sindaco del comune nisseno. "Il Dap è disinformato. Abbiamo risolto il problema dell'approvvigionamento già a partire da Maggio, con l'intervento della società che doveva occuparsi degli allacci. L'unica cosa che manca per poter mettere in funzione il carcere è il trasferimento del personale da parte del Ministero competente". E alla polemica si aggiunge anche l'Osapp, il sindacato di polizia penitenziaria: "Mai come in questo momento sarebbe necessario che il penitenziario aprisse, per far fronte alla situazione difficile delle carceri siciliane". Di chiunque sia la responsabilità, resta il fatto che, a cinquant'anni dalla progettazione, il carcere è ancora chiuso.