Carcere per la Shoah, metà Unione dice no

Napolitano: «C’è un nuovo antisemitismo». Sparisce nel testo ogni riferimento al negazionismo e ai crimini del comunismo

da Roma

Ecco dunque la galera per chi nega la Shoah. Si farà fino a tre anni chi «diffonde idee sulla superiorità razziale», se ne potrà fare anche quattro chi fa «apologia e istigazione dei crimini contro l’umanità» e chi «inciti o commetta atti discriminatori». Alla vigilia della Giornata della Memoria, mano dura del governo, che all’unanimità approva in Consiglio dei ministri il disegno di legge preparato da Clemente Mastella. Grande «soddisfazione» delle Comunità ebraiche italiane, polemiche dalla Cdl per un «provvedimento inutile e anacronistico», perplessità forti pure nel centrosinistra. Fabio Mussi: «Ci vuole prudenza, non è il diritto che può imporre la memoria». Walter Veltroni: «Capisco le motivazioni ma non lo strumento. Non è un problema di pene ma di clima culturale». Gavinio Angius: «Il revisionismo va contrastato solo con la democrazia».
E mentre Giorgio Napolitano lancia l’allarme antisemitismo che, dice, spesso «si traveste da antisionismo» e che significa «negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita ieri e della sua sicurezza oggi», alla Camera maggioranza e opposizione si scontrano su una risoluzione di condanna dell’Olocausto. L’Unione presenta un testo in cui si sottolinea «la Resistenza e la lotta contro il nazifascismo come atto fondante della Repubblica», il centrodestra la considera «una forzatura ideologica» e chiede la condanna di tutti i totalitarismi, compreso il comunismo. Risultato, il testo passa con i voti del centrosinistra, l’astensione di An, Lega e Udc e il no di Forza Italia. Fabio Garagnani, Fi, attacca Pietro Folena, Prc, presidente della commissione Cultura: «Non ha fatto nulla per cercare un accordo che non sarebbe stato difficile. Anzi, ha creato una divisione artificiosa».
Al Quirinale, davanti ai rappresentanti delle Comunità ebraiche, Napolitano invita i giovani a tenersi lontani da «rigurgiti» rischiosi: «Guardiamoci da certi pericoli, da fenomeni che possono sfociare in aberrazioni come la Shoah. Non abbiamo visto in anni recenti e non abbiamo visto anche oggi affacciarsi alcuni di questi fenomeni in più parti del mondo anche vicino al nostro Paese? Come ha fatto Chirac in Francia, pure noi italiani dobbiamo serbare il ricordo e sentire il peso negli anni bui delle leggi razziali del fascismo e delle persecuzioni antiebraiche della Repubblica di Salò». E attenti all’antisemistismo «al di là dei governi che si alternano alla guida di Israele». Frasi molto apprezzate dagli ebrei italiani, che parlano di svolta storica e che applaudono anche il provvedimento approvato a Palazzo Chigi. Il ddl Mastella combatte il negazionismo reintroducendo «in luogo della propaganda, la condotta della diffusione in qualsiasi modo delle idee fondate sulla superiorità o l’odio razziale» e prevede nuovamente «la condotta di incitamento». L’obiettivo, si legge nella relazione illustrativa, è quello «di colpire ogni forma di esternazione concernente superiorità e odio razziale» e la «realizzazione di atti di discriminazione». Compresi quelli «compiuti a causa dell’orientamento sessuale». Manca però qualsiasi riferimento specifico al negazionismo della Shoah, come invece era stato ipotizzato in una prima stesura del testo.
Margherita Boniver, Forza Italia, la considera «una misura illiberale e inutile». Roberto Villetti, Sdi, «pericolosa e controproducente: per quanto forte possa essere la ripulsa del negazionismo, questa non può portare a sancire reati di opinione di nessun tipo». Per Fabio Mussi quello giudiziario è un cammino forse necessario «ma sicuramente non giusto e non sufficiente». Per la verde Paola Balducci «piuttosto che una legge repressiva sarebbe meglio un’azione positiva». Molto critico con il Guardasigilli persino Daniela Farina, Prc, vicepresidente dalla commissione Giustizia della Camera: «Si richia l’effetto-boomerang. Questo infatti è un tema che investe la storia, la cultura, la società e la scuola e non certo il codice penale».