Care bambine imparate a fare torte

Le autrici del «Glorioso libro per ragazze» dicono che il loro è il vero manuale dell’emancipazione femminile. Balle. È solo una raccolta di stupidaggini ad uso di signore annoiate

Povere bambine, immolate sull’altare del marketing editoriale. Ma c’era da scommettere che dopo il successo travolgente di quel Pericoloso libro delle cose da veri uomini (seicentomila copie vendute nella sola Inghilterra, diritti cinematografici in discussione con la Disney), la risposta femminile non si sarebbe fatta attendere. Ed ecco spuntare nelle librerie inglesi, stesso stile raffinato e rétro, The Great Big Glorious Book For Girls, il «grandioso e glorioso libro per ragazze», lanciato con uno slogan simile a quello che accompagna i giochi da tavolo per famiglie: «per far divertire una ragazza tutto l'anno, che abbia otto o ottant’anni».
Adesso è chiaro. Dopo aver passato un po’ di tempo a chiedermi a quale ragazzina di oggi potesse interessare una tale collezione di banalità e stupidaggini, è evidente che lo scopo principale di questo prodotto ben preparato a tavolino è far commuovere nonne e prozie, non tanto le disincantate mamme di oggi, permettendogli di fantasticare sull’infanzia perduta dei bei tempi andati. Che forse poi nella realtà non fu tanto poetica, ma piuttosto povera di mezzi e ricca di tempo da riempire.
Nel tentativo di dare alle ragazze il loro bravo manuale di giochi tradizionali, arti applicate, istruzioni di economia domestica, ricette di cucina e consigli di bellezza, e quel che è peggio cenni sulla relazione con l’altro sesso (dove si stagliano perle del tipo «la differenza fondamentale tra ragazzi e ragazze è che i maschi amano fare cose e le femmine amano provare cose. I maschi sono fisici, le ragazze sono emotive») le due autrici Sarah Vine e Rosemary Davidson si sono inventate un prontuario da aspiranti mogliettine perfette degli anni Cinquanta. Fra le cose più importanti, che ogni ragazza deve assolutamente saper fare: danzare, lavorare all’uncinetto, fare collane di margherite, coltivare piante, preparare tortini, mangiare come si deve un piatto di spaghetti, sapersi presentare agli adulti.
Così diventa chiaro l’altro intento del raffinato manualetto: il ritorno ai solidi valori e ai giochi perduti si evolve nel superamento di tutto ciò che è di facile successo fra le masse, chiassoso, poco chic, per irretire mamme felici solo quando possono convincere le loro bambine, vestite di cotone equo e solidale, a mollare l’odioso Nintendo per preparare un piatto con ingredienti biologici. Piuttosto vedano di non prenderci in giro, dicendo che il loro libro è il manifesto della battaglia definitiva per l’emancipazione femminile. Un po’di buona educazione farebbe bene a tutti i ragazzi, non certo solo alle fanciulle.
Il fatto è che il pericoloso libro delle cose da veri uomini era proprio divertente, e incoraggiando i ragazzini a muoversi all’aperto, arrampicarsi sugli alberi, costruire giochi facili e bellissimi, assolveva una funzione a metà tra il Manuale delle Giovani Marmotte e il tentativo di fargli recuperare un po’ di autonomia dagli adulti e dal loro divertimento organizzato. Il libro per ragazze invece, confinando una serie di cose utili come saper rammendare bottoni o cucinare cibo in uno sciocchezzario utile al più ad una aspirante moglie di diplomatico presso una colonia inglese, si trasforma in una cosa soltanto irritante. Entrambi i libri sono fondati sulla convinzione che l’infanzia non sia più quella cui eravamo abituati, ma non saranno queste occupazioni a restituire ai ragazzini lo spirito di un tempo in cui era senz’altro più facile stare fuori casa senza che si temesse per la loro sicurezza, ma in cui non c’erano mille altre occupazioni dentro casa, che per un bambino di oggi sono affascinantissime. Se nessuno fa più collane di margherite è perché è impegnato con gli amici a disegnare foreste sul computer, ed è tutto da dimostrare che costruirsi giocattoli con il fil di ferro e il cartone fosse tanto più appagante.