Carfagna, gay: da bersaglio a icona

Nella giornata contro l’omofobia il ministro chiede scusa: &quot;Avevo pregiudizi&quot;. E gli stessi che la attaccavano adesso la idolatrano <br />

Roma - C’è già chi parla di sua «virtuosa e rivoluzionaria umiltà» e chi la invoca addirittura come Santa Mara da Salerno. Forse è eccessivo, ma le lodi salite ieri al cielo dopo che la ministra più bella del mondo (come ebbero a definirla la tedesca Bild e l’inglese Times) ha confessato di essersi ricreduta sul mondo gay e di pretendere «la massima severità» dai giudici per chi commette un reato contro gli omosessuali, sono cosa non solo inattesa. Ma destinata a sconvolgere fin dalle fondamenta il cliché della bellona giunta in politica grazie al fisico sexy e a Silvio Berlusconi.
Chissà che faranno a questo punto i quotidiani stranieri che spesso si sono occupati di lei (con malizia). Che scriverà la progressista Vanguardia che criticò Mara Carfagna in lungo e in largo, con non nascosta perfidia, per il suo libro sulle dieci donne top in politica? Chissà se terrà nota della cosa il seguitissimo Huffington Post, sito gossip più visto negli Usa che finora si era limitato a produrre le sue vecchie foto sexy e a far sapere che da starlette s’era fatta ministro.
Per gay e lesbiche giunti al Quirinale per la Giornata contro l’omofobia e già emozionati per esser stati invitati a Palazzo per la prima volta, il discorso della titolare delle Pari Opportunità è stato quasi come una rivelazione. «Chiedo scusa alle comunità omosessuali per essere stata inizialmente guidata da un pregiudizio nei confronti delle istanze del loro mondo» ha ammesso la Carfagna. Non mancando poi di far sapere come nell’opera di ravvedimento, a darle una mano è stata negli ultimi tempi, la parlamentare del Pd Anna Paola Concia, già leader delle lesbiche italiane.

A due anni dunque dall’ultimo scontro, quando l’appena nominata ministro, ai «diversi» che chiedevano patrocinio per il Gay pride rispose consigliando «maggior sobrietà», si sostituisce un idillio sbocciato nel cuore delle istituzioni. «Ho sempre criticato Mara ma sul piano della politica, e quando ha fatto cose condivisibili l’ho riconosciuto. Ho cercato in questi anni di spiegarle cosa è il mondo omosessuale, di ragionare con lei. Lei l’ha capito» ha detto la Concia ringraziando il ministro. Non sarà un evento fantastico, ma certo peserà nella catalogazione del lavoro della Carfagna, fino a ieri impelagata a difendersi dai più velenosi gossip che a dar di conto della sua attività. Che non è poca, né poca cosa, in realtà. Ha introdotto la legge sullo stalking, ha presentato un ddl (al vaglio delle Camere) che introduce multe e carcere contro la prostituzione in strada, quello per la creazione del garante per l’infanzia, quello contro le violenze sessuali e quello sulla protezione dei minori contro sfruttamento e abuso sessuale.
Nonostante tutto ciò, non erano poche le ironie che si continuavano a sprecare sul suo conto. Dell’estero abbiamo detto. In Italia partivano spesso e volentieri strali della sinistra contro il ministro accusato di oscurantismo per aver sostenuto nel 2007 che non vedeva «ragione per la quale lo Stato dovrebbe riconoscere le coppie omosessuali» vista tra l’altro la «loro sterilità». Né mancavano accenni maligni alle foto osé del suo calendario o commenti pepati sul fatto che non si fosse mai occupata di politica prima della sua inattesa discesa in campo.

Un fiorir di pettegolezzi che Santa Mara da Salerno ha dovuto sorbettarsi fingendo indifferenza ma che - secondo quelli che le sono più vicini - l’hanno ferita non poco. Ma dai e dai, i colpi l’han resa più forte. Non ha il timore di dire «ho sbagliato» come ha fatto ieri al Quirinale. E comincia a fare breccia non solo in avversari politici come la Concia, ma anche in associazioni Gay che non più tardi di due anni fa, a Catania, avevano ideato un carro intitolato a «Crudelia Carfagna» e che oggi sono quasi passati all’idolatria.