«Cari amici di Ucina, starcene così divisi non fa bene a nessuno»

Timone di Nautica Italiana saldamente in pugno, l'ad di Perini Navi scopre le carte

Antonio Risolo

«Non mi sono ricanditato, mi è stata chiesta la disponibilità e ho accettato».

Lamberto Tacoli, presidente e ad di Perini Navi, parla così del suo secondo triennio alla guida di Nautica Italiana. Tredici colombe del comitato di presidenza - un solo falco - gli hanno confermato la fiducia indicandolo come unico candidato al timone dell'associazione affiliata ad Altagamma.

Presidente, ci pare di capire che sui temi del mandato-bis ci sia la pax nautica...

«Ho un chiaro mandato affidatomi dall'assemblea dei soci: lavorare per il ricongiungimento con Ucina Confindustria Nautica, primo passo verso l'auspicata riunificazione. Non fa bene a nessuno rimanere così, divisi. Ultimamente il clima è cambiato, anche perché in questi ultimi anni la nautica è maturata, ha capito che in un settore ci possono stare anche delle divergenze. Se le due associazioni iniziano a collaborare, allora è ragionevole pensare a una futura riunificazione. Non voglio fare proclami, ma sono ottimista».

Che cosa vi ha insegnato il trauma della scissione?

«Abbiamo capito che la nautica è veramente un enorme agglomerato di attività, ci vogliono le persone specializzate per ogni segmento della filiera: chi sa di navi si occupi di navi, chi sa di barche o gommoni si occupi di quei settori, così come per il mondo degli accessori. Senza dimenticare i rapporti istituzionali con il governo. Mi spiego meglio: non possiamo andare da un ministro in due per chiedere le stesse cose. Ci vuole una voce sola, forte credibile».

Ferretti e il sindaco di Venezia hanno annunciato un salone in Laguna nel 2019. É un addio Viareggio?

«Credo che l'avvocato Alberto Galassi (ad di Ferretti Group, ndr) abbia parlato a titolo personale. Nautica Italiana ha firmato un accordo di almeno tre anni con Fiera Milano che si è impegnata a organizzare il Versilia Yachting Rendez-vous di Viareggio. Di conseguenza posso affermare che quella rassegna è fuori discussione almeno per la terza edizione del 2019. Si tratta soltanto di stabilirne le date. Venezia è un posto eccezionale per un evento nautico, ma dal punto di vista logistico è una città molto complicata per un vero e proprio salone. Non a caso tutti i precedenti tentativi non hanno avuto successo. Anche Ucina e il sindaco Brugnaro lanciarono l'idea di un evento a Venezia. Non se ne fece nulla».

Il settore è davvero uscito dal tunnel della crisi?

«Non ha ripreso ancora a correre, ma cammina spedito. La nostra leadership mondiale non è in discussione in tre settori: navi da diporto, accessori, maxi Rib (gommonautica di grandi dimensioni, ndr) e di questo dobbiamo essere orgogliosi e continuare su questa strada per mantenere i primati. Insomma, lavorare con più serenità, a prescindere dalle visioni delle due associazioni di categoria».

Parliamo di dazi. Sarebbero il preludio di un'altra crisi?

«É un tema che ho toccato anche nell'assemblea dei soci. Devo dire subito che c'è una nuova opportunità: il nuovo governo formato da neofiti che probabilmente di nautica ne sanno poco o nulla, almeno dal punto di vista tecnico-legislativo. Ci ascolteranno. A mio avviso le reazioni alla guerra dei dazi sono state più di pancia che di sostanza. E di pancia ha risposto l'Europa. Credo si debba affrontare la cosa con grande attenzione perché quello degli Stati Uniti è un mercato troppo importante per la nautica italiana, diciamo pure il nostro mercato di riferimento. Se l'Italia importa oggetti di piccola dimensione (motori o altro), noi esportiamo navi da diporto. Quindi consiglio la massima attenzione».