Caritas, in Italia 4 milioni di stranieri: il 6,7% Sacconi: i flussi 2009 terranno conto della crisi

Rapporto Caritas sull'immigrazione. "Aumentano gli stranieri che giungono in Italia per mettere radici". La comunità più folta è quella romena. Crescono anche i "matrimoni misti". Il ministro del Welfare: "Tolleranza zero
nei confronti di tutte le forme di lavoro irregolare"

Roma - Quattro milioni di stranieri, il 6,7% della popolazione italiana. Queste le cifre della Caritas a fotografare un fenomeno che è realtà in molte città italiane. Gli immigrati diventano residenti, sono persone che vogliono in larga parte radicarsi nel nostro Paese. La prima comunità, raddoppiata in due anni, è quella romena (625mila residenti e secondo la stima del dossier quasi un milione di presenze regolari), seguita da quelle albanese (402mila) e marocchina (366mila). Attorno alle 150mila unità si collocano la comunità ucraina e quella cinese.

Comunità forti A Milano l’incidenza degli stranieri, in tutto circa 200mila, è del 14%, mentre a Roma si attesta sul 10%, e l’intera popolazione immigrata raggiunge le 300mila persone. A guadagnare in termini percentuali sono stati gli europei (52% del totale); gli africani mantengono le posizioni raggiunte (23,2%), mentre gli asiatici (16,1%) e gli americani (8,6%) perdono almeno un punto percentuale. Il dossier della Caritas cita l'esistenza di diversi fattori di stabilità, che dimostrerebbero la volontà degli immigrati di mettere radici in Italia. In numero sempre più elevato sono interessati ad acquisire il permesso di soggiorno per lungo-residenti (il documento in precedenza denominato "carta di soggiorno").

Matrimoni Nel 2006 un matrimonio su 10 ha coinvolto un partner italiano e uno straniero (oltre 24mila su un totale di 245.992 matrimoni), quota più che doppia rispetto ai matrimoni con entrambi gli sposi stranieri. In nove regioni del Nord, prosegue il dossier, l’incidenza dei matrimoni misti è arrivata al 25% del totale. Crescono inoltre gli investimenti per comprare una casa. Tra gli italiani otto su 10 sono proprietari di casa, mentre tra gli immigrati lo è solo uno su 10, ma il divario è in continua diminuzione: nel 2007 gli acquisti effettuati da parte di questi ultimi sono stati 120mila.

Imprese Aumentano anche gli imprenditori immigrati. Il lavoro autonomo, soprattutto artigiano, coinvolge più di un decimo della popolazione adulta straniera, con 165.114 titolari d’impresa. La Caritas avverte infine che la sicurezza non è l’unico parametro con cui impostare una politica migratoria. "Pur nella convinzione che legalità e solidarietà vanno di pari passo, il cosiddetto pacchetto sicurezza non esaurisce i contenuti della politica migratoria e neppure ne è la parte più rilevante" si legge nel dossier, che esorta il governo a intraprendere politiche di integrazione, favorendo il lavoro regolare, la coesione delle famiglie e assicurando il sostegno sociale all’inserimento.

La proposta di Sacconi "Nei prossimi giorni parleremo del decreto flussi per cercare di integrare il 2007 con il 2008 e fornire in anticipo le indicazioni per il 2009 ma è evidente che quello che sta accadendo nel mercato globale e, purtroppo, nella nostra economia deve indurci a riflettere sui flussi compatibili con le possibilità di occupazione del nostro paese", ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, alla presentazione del dossier Caritas-Migrantes. "La gestione della programmazione dei flussi sarà un’operazione delicata - ha ribadito il ministro - e terrà inesorabilmente conto delle peggiorate condizioni della nostra economia. Dobbiamo cercare di evitare di portare nel nostro paese persone che rischiano la disoccupazione e - ha concluso Sacconi - occuparci di coloro che già sono qui e probabilmente sono quelli più a rischio di perdere il lavoro".

La tolleranza zero del governo "Dobbiamo ribadire la tolleranza zero nei confronti di tutte le forme di lavoro irregolare nelle quali spesso gli immigrati sono intrappolati", ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. "Il lavoro nero viene contrastato con l’attività di vigilanza e di repressione, anche in nome dei pericoli per la salute e la sicurezza delle persone. Abbiamo dato - ha continuato il ministro - obiettivi di contrasto del lavoro irregolare". "Stiamo entrando in una fase di crisi e recessione e dovremo impegnarci affinchè duri il meno possibile e per introdurre il maggior numero di meccanismi di stabilità. A causa di questa crisi potrebbero essere gli immigrati i primi a perdere il lavoro e ad essere colpiti dunque dalla disoccupazione e dalla carenza di offerta di lavoro regolare". Una parte della platea non ha accolto con favore le affermazioni del ministro e lo ha contestato con fischi e al grido "vergogna". "Avevo la possibilità di elogiare questo rapporto e di prendere qualche facile impegno per l’integrazione - ha spiegato Sacconi - ma non ho voluto rinunciare a dirvi quello che penso e a parlarvi delle paure che ho. Se, infatti, nei territori nei quali si sono registrati i migliori esempi di integrazione, si sono inseriti delle menti di disintegrazione, non posso non pensare e preoccuparmi che questo possa accadere ancora di più altrove". In questa fase è necessario, ha aggiunto il ministro, "alzare la guardia e il livello dell’impegno. Avere coscienza dei pericoli della disintegrazione non vuol dire sposarla ma vuol dire volere l’integrazione essendo consapevoli delle difficoltà". Commentando il dossier della Caritas, Sacconi ha sottolineato che questo fornisce un importante fotografia "di un grande fenomeno ancora non del tutto integrato e con una ampia quota di clandestinità. Questa - ha affermato - è la cosa che deve preoccuparci di più. Diventa inevitabile un momento di repressione della clandestinità per costruire percorsi virtuosi di integrazione e di ingresso. Se noi rinunciamo a questo - ha concluso Sacconi - dominerà il fenomeno dei flussi subiti".