Il caro benzina a orologeria: petrolieri, siate più trasparenti

Se le renne di Babbo Natale andassero a benzina quest’anno la consegna dei regali risulterebbe fra le più care di sempre. Con una puntualità che ha dell’incredibile i prezzi dei carburanti stanno facendo segnare livelli record proprio in corrispondenza delle festività, vale a dire quando milioni di persone si preparano a mettersi in viaggio. La discussione non è nuova, altre volte in passato si è assistito a questo fenomeno ma è indubbio che l’ennesima sparata verso l’alto della benzina qualche interrogativo nel consumatore lo faccia sorgere. Questa volta poi il disappunto risulta forse maggiore di altre situazioni analoghe del passato dato che da una parte le ferite della crisi non si sono ancora del tutto rimarginate (e quindi più persone del solito tengono conto delle spese), dall’altra non ci sono stati particolari allarmi di rincari del petrolio sui mercati internazionali, il cui prezzo al barile staziona ormai da circa un anno e mezzo in una fascia di mezzo fra il massimo assoluto dei 160 dollari toccato nel maggio 2008 e i livelli minimi del Gennaio 2009. Viene quindi spontaneo domandarsi quali siano le logiche che guidano i prezzi del carburante al distributore e se un tale tempismo mirato alle feste e ai periodi di ferie sia normale o in qualche modo «incoraggiato».
Due premesse necessarie: va ricordato innanzitutto che più di metà del costo del nostro pieno se ne va in tasse e, in secondo luogo, va dato conto della posizione, rispettabile, di chi considera i carburanti un prodotto come un altro e quindi dal prezzo dettato solo dalla legge di mercato. È in effetti vero che anche la maggior parte degli altri beni, ad esempio, prima di Natale si acquistano a un prezzo molto superiore di quanto non si possa fare una volta iniziati i saldi, tuttavia, dato che il petrolio e i suoi derivati sono un bene necessario e fungibile, dove i rischi di politiche di controllo dei prezzi dei produttori sono realistici, è un po’ forzato considerarlo come un paio di jeans. Detratta la metà costituita dal peso del fisco, il prezzo del carburante è influenzato da due fattori, il prezzo della materia prima rilevato dall’agenzia Platt’s e il margine di guadagno dell’industria petrolifera che però include i costi di stoccaggio, distribuzione, marketing e così via. Fin qui niente di strano, il margine è circa il dieci per cento del prezzo al litro e quindi non sufficiente a spiegare del tutto movimenti assai ampi. Purtroppo entrano in gioco due fattori: il primo è costituito dalla valuta. La benzina si acquista in dollari e l’euro, indebolito dai noti problemi finanziari, se da un lato ha aiutato le esportazioni dall’altro non ha certo giovato ai costi dei carburanti al consumo dato che una svalutazione dell’euro comporta una spesa maggiore per l’acquisto della medesima quantità, con conseguente rincaro. Anche qui tutto sembrerebbe in regola: finché le variabili rimangono queste i conti sembrano semplici da fare. Più sfuggente (e meno molto meno citata nelle giustificazioni dei petrolieri) invece è la differenza fra la quotazione del petrolio e quello della benzina. Un barile di petrolio costa 65 euro e «vale» 160 litri, una pacchia, e il resto? Il vero punto di domanda è infatti l’ampiezza degli altri margini, dato che prima di entrare nei serbatoi il petrolio deve essere trasportato e lavorato, il processo costa, e quello che poi dà origine al prezzo Platt’s all’ingrosso include tutti questi costi ulteriori che non sempre sono chiarissimi. Il risultato è che spesso le oscillazioni del petrolio e dei cambi vengono ulteriormente amplificate nell’arrivare al «prodotto finito benzina» e al suo costo.
Di sicuro quindi entrano in gioco fattori stagionali, quali il clima e i picchi di domanda, tuttavia sarebbe utile scomporre in modo trasparente la differenza tra il prezzo della benzina e il petrolio. Spesso una società petrolifera segue tutta la filiera, dalla produzione alla pompa, nascondersi dietro un prezzo all’ingrosso quando si è al tempo stesso produttore, grossista e dettagliante non aiuta a dissipare i dubbi che il tempismo di certi aumenti inevitabilmente provoca.