«Caro Bertone, se benedice Castro non sono più cattolico»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta all’Arcivescovo Tarcisio Bertone di Joel Rodriguez, esule cubano, dopo il recente viaggio a Cuba del cardinale.

Signor Bertone, non appena lette le sue dichiarazione al ritorno di Cuba, dove ha espresso che «Fidel Castro ci chiede aiuto per combattere la piaga dell’aborto a Cuba», ho provato a telefonarle, volevo soltanto spiegarle alcune cose, purtroppo non mi stato impossibile parlare con lei perché impegnato in un’altra telefonata, e purtroppo dopo il dialogo con il suo segretario mi è stato detto che era molto impegnato e non poteva ascoltarmi.
Signor Bertone le cose che volevo spiegarle sono queste. Mi pare molto strano che Fidel Castro chieda aiuto per risolvere un problema creato per lui, per il suo regime l’aborto per tutti gli anni di questo regime è stato un affare, non so se lei lo sa o non lo vuole sapere, però il prezzo dell’aborto a Cuba è pari a una donazione di sangue, cioè ogni donna che doveva abortire, non importa l’età, non importa il tempo di stato di gravidanza, doveva portare un donatore, che donasse il sangue, non da usare in caso di emorragia della donna, no signor Bertone, questo sangue serviva per la raccolta di donazioni «volontarie» che poi il regime usava per vendere ai Paesi dove non ci sono molte donazioni. Signor Bertone, se questo affare sangue - aborto non dovesse bastare le racconto ancora di più.
Non so se lei sa o se le interessa sapere che a Cuba c’è una dottoressa di nome Hilda Molina che ha un figlio in Argentina, nonostante i diversi tentativi del figlio di portare sua madre in quel Paese è stato impossibile, le motivazione di questa detenzione nell’isola prigione della dottoressa Molina riguarda l’arbitrario affare dell’aborto promosso dal regime. La dottoressa Molina lavorava nel Cirem, Centro internazionale di restaurazione neurologica (dove lavorano anche i medici del dittatore Castro), in questa istituzione del regime di Fidel Castro a quanto pare ha scoperto la sostanza chiamata «nigra fetale», costituita da cellule spinali e tessuto neurale dell’embrione umano. Questa sostanza è stata denunciata per avere effetto rigenerativo del tessuto nervoso dell’adulto deve essere trapiantato da un embrione umano vivo. Il direttore del Cirem, Dott. Julian Alvarez in un libro dal titolo «Artigiani della vita» spiega che attualmente a Cuba si realizzano 100mila aborti all’anno. Il suo centro si trova per questo ad ottenere con relativa facilita il tessuto embrionale per il trattamento. Inoltre dichiara il Dott. Alavarez che il giorno che si deve realizzare un neurotrapianto, una équipe di loro specialisti si sposta a uno degli ospedali materni dell’Avana. Così ottengono il tessuto embrionale, la donante viene trasportata al Cirem dove avviene l’intervento, secondo loro con il consenso della donante.
Chi conosce la realtà cubana sa bene che le pazienti non possono decidere e che molti aborti avvengono secondo la necessità del Cirem. La dottoressa Molina era una delle direttrice del Cirem, e questa la preoccupazione del regime, cosa succederebbe se una volta uscita da Cuba la signora Molina decidesse di raccontare cosa succede in quella fabbrica «artigiana della vita» e di dollari, perché oltretutto non è a disposizione della popolazione cubana, ben sì di stranieri disposti a pagare in dollari americani. Potrei andare avanti con i retroscena di questa storia del Cirem e di quella che viene definita da alcuni cubani fabbrica dell’orrore, ma forse lei non capirà, o non vorrà capire, forse a lei semplicemente non interessa capire o forse mi risponderà come il suo segretario, «Castro è veramente pentito di aver promosso l’aborto», e allora le dirò come al suo segretario, se è veramente pentito, perché non libera il Dott. Oscar Elias Biascet, condannato a 25 anni di prigione tra i cui reati c’è quello del rispetto alla Vita, lui ginecologo, si è rifiutato di fare aborti, lui ginecologo, fedele cristiano si è permesso di accendere candele a quelle che lui considera vittime dell’aborto.
No signor Bertone, forse lei si è sbagliato, non doveva andare da Castro, doveva andare da Oscar Elias Biscet, nella sua cella di un un metro e veti per un metro, doveva andare nella sua cella di punizione, dove ogni tanto ci resta tanti giorni per «pretendere» una Bibbia, doveva andare nella cella di Jorge Luis García Pérez (Antunez), come minimo dove depositare un fiore nella tomba di Pedro Luis Boitel, quel giovane cattolico morto per la sua fede, morto per il suo amore a Cristo, morto Urlando «Viva Cristo Re». Sì lo so, questo non le darebbe nessuna pubblicità, questa non fa notizia, ma moralmente... Signor Bertone lei ha usato una frase in parte giusta ma forse sbagliata «La diffusione dell’aborto, come ha sottolineato Fidel Castro, è tra le cause della crisi demografica del Paese. Ed è anche una conseguenza della piaga del turismo sessuale. È naturale che Castro sia preoccupato e che io mi vergogni del comportamento di certi italiani all’estero». La diffusione dell’aborto a Cuba è solo colpa di un regime totalitario che per oltre quarant’anni ha diviso le famiglie, ridotto alla povertà totale e alla fame, ha tolto ogni speranza, ha tolto la moralità e la possibilità di decidere sulla propria vita, anche sull’aborto, e sulla vita del nascituro, che a Cuba trova come una speranza la prigione o la zattera. Signor Bertone lei ha detto «mi vergogno del comportamento di certi italiani all’estero», e poi «ho invocato la benedizione del Signore su Fidel», responsabile di tutto questo, veda un po’ lei su quale dei due piani si mette, veda un po’ lei chi si deve vergognare di chi. Distinti saluti
Nota: Il vescovo di Holguin ha denunciato lo scorso 13 ottobre 2005, una bastonata da parti del gruppi del regime contro il diacono Andrés Rodríguez Tejeda, forse sarebbe il caso di approfondire, soprattutto da parte del Vaticano che di questo mese celebra assieme all’Ambasciata del regime alla Santa Sede i 70 anni di «eccellenti» relazione.
Joel Rodriguez
Cubano
rifugiato politico in Italia
A questo punto
ex cattolico.
Portavoce dell’Unione
per le Libertà a Cuba
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