Caro Bertone, le streghe aiutano i bambini

Susy De Martini*

Ma davvero il Cardinale Tarcisio Bertone è convinto che la festa di Halloween sia dannosa per i nostri figli? O che travestirsi per una sera da streghe o mostri possa essere in contrasto con la fede cattolica? Non ci posso credere, penso che le sue parole siano state mal interpretate, o esagerate nei resoconti che ho letto sui giornali, in cui si riportano sue considerazioni molto negative sull’evento, tanto da invitare i (buoni?) genitori, addirittura, a vietare ai propri figli di armeggiare con zucche, spiritelli e vampiri.
È dai tempi dell’Enciclica «Quanta cura» di Papa Pio IX (1864) che non sento niente di simile. Allora il Pontefice se la prese non con «mostri e streghe», bensì con gli artefici del Risorgimento italiano definendoli: «Depravatori degli animi e delle menti di tutti». All’epoca, però, il «nemico» era reale, secondo Giovanni Spadolini, perché il concetto risorgimentale di «libera Chiesa in libero Stato» poteva «staccare l’improvvida gioventù dal dominio assoluto della Chiesa».
Encicliche a parte, come neuropsicologa non penso affatto che travestirsi da mostri sia dannoso per i nostri figli (se si escludono gli incontri con i pensionati che sparano). Ritengo al contrario che sia molto positivo per la loro maturazione e il superamento di paure comuni a tutti i bambini.
Non ne siete convinti? Vi consiglio allora un bellissimo libro scritto da uno dei più importanti studiosi della psiche infantile: «Il mondo Incantato» di Bruno Bettelheim. Il libro, (che ha rasserenato milioni di genitori) ci insegna come i mostri e le streghe e tutti gli altri personaggi «terribili» delle favole siano uno strumento necessario per allontanare dai nostri bambini tutte le paure più recondite, (quale ad esempio quella di essere abbandonati), esorcizzandole e allontanandole proprio in quanto superate, a loro volta, dai «protagonisti» delle favole stesse. E così, Hansel e Gretel, abbandonati nel bosco con la strega cattiva riescono a fuggire, Biancaneve ha la meglio sull’orrenda matrigna e Cenerentola sposa il suo principe, nonostante le due sorellastre si «mozzino» i piedi (nella versione originale della favola), pur di entrare nella famosa scarpina. Senza questo tipo di «esorcizzazione» e quindi di superamento, rischiamo di portarci dietro, nell’età adulta, queste paure infantili, aumentando così le nostre insicurezze, che possono diventare vere e proprie «fobie». È proprio questa la funzione di feste come quella di Halloween: fare superare ai nostri figli le paure inconsce verso l’ignoto, l’imprevisto, che da piccoli assume un significato «mostruoso».
I bambini che avranno giocato di più con favole, mostri e streghe, saranno quelli più sicuri di sé «da grandi», saranno meno aggressivi e sapranno affrontare meglio i cambiamenti che la vita gli riserverà (da un semplice trasloco a un lutto).
Spero quindi che anche Sua Eminenza legga Bettelheim, e perché no, sarebbe interessante iniziare su questo punto un dibattito, che credo sia di grande interesse per moltissimi lettori e che potrebbe prendere spunto da una famosa intervista di François Truffaut ad Alfred Hitchkoch. Truffaut chiese: «Maestro, dove ha tratto il suo genio per il terrore e per il brivido?». Lapidaria la risposta di Hitchkoch: «Semplicissimo: sono stato a scuola dai Gesuiti!».
* Neuropsicologa
Università di Genova