Il caro-pieno rilancia l’auto a metano

da Roma

Una rivoluzione chimica venuta in soccorso dell’ambiente, tanto da meritare il Nobel. L’Accademia ha scelto Gerhard Ertl, dell’Istituto Max Planck di Berlino. Nato a Stoccarda 71 anni fa, Ertl è stato il protagonista del passaggio dalla chimica tradizionale, basata sullo studio delle reazioni nei liquidi, alla nuova chimica delle reazioni sulle superfici solide a contatto con un gas, spiegano gli esperti di alambicchi. Per chi non è pratico di laboratori, gli studi di Ertl vanno accostati a una serie di dispositivi utili per ridurre le emissioni inquinanti delle automobili, come le marmitte catalitiche. Ma non solo: hanno anche permesso di capire i processi chimici alla base di fenomeni di grande interesse ambientale, come l’assottigliamento della fascia di ozono. Le stesse ricerche hanno aperto la via a tecnologie nuove, come quelle che sono alla base delle celle a combustibile.
Ertl è stato il primo a osservare le reazioni dei gas che colpiscono superfici di metalli solidi, in particolare del platino. Si deve a lui anche la possibilità di utilizzare la microscopia fotoelettronica e di fare così osservazioni a livello molecolare, seguendo così «in diretta» le reazioni che avvengono.
Per il direttore dell’Istituto di chimica dei composti organo-metallici del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Firenze, Claudio Bianchini, Ertl «è stato fra i primi a studiare, alla fine degli anni ’70, il modo di “attaccare” ai metalli strati sottilissimi, spessi anche un solo atomo, di catalizzatori, e di far avvenire le reazioni su queste superfici. Questa nuova chimica ha stravolto quella precedente, e l’ha sostituita in campi fondamentali come l’energia».
Le applicazioni degli studi di Ertl, ha aggiunto, sono già molte, ma la ricerca continua in tutto il mondo: «L’uso di superfici con catalizzatori depositati è vastissimo» e la marmitta catalitica è un esempio. Lo stesso principio è utilizzato, per esempio, anche nei pannelli fotovoltaici, che utilizzano materiali sulla superficie dei quali sono ancorate molecole capaci di catturare l’energia.
Adesso, ha rilevato l’esperto dell’Enea Ennio Rossi, la prossima sfida è nel campo delle celle a combustibile, le celle a idrogeno che producono elettricità senza emettere fumi. Le basi teoriche ci sono, e sono quelle scoperte da Ertl. Mancano gli ultimi dettagli tecnici.