Casa di Montecarlo, dopo un anno di bugie il cognato di Fini ora è costretto a venderla

Stretta del Principato sulle società off-shore: dovranno dichiarare i nomi dei titolari. Così il trucco di Giancarlo Tulliani non regge più. Verso la vendita del quartierino. Nel palazzo un immobile uguale ceduto a più di tre volte la cifra incassata da An. Ma il cognato non rinuncia al lusso: rinnovata la polizza della Ferrari

nostro inviato a Montecarlo

Si festeggia la «presa» della Bastiglia il giorno in cui, lungo i tornanti del Principato di Monaco, torna a circo­lare il fantasma della vedova Colleo­ni causa il ricordo di quella «presa» impropria della casa della nobildon­na­fascista da parte di Gianfranco Fi­ni, pardon del suo celeberrimo co­gnato Giancarlo Tulliani. Montecar­lo, un anno dopo l’inchiesta del Gior­nale , purtroppo per lo scomparso (dalla scena politica) presidente del­la Camera, riserva ancora parecchie e clamorose sorprese. Perché le cose continuano a non tornare nell’ affai­re immobiliare nonostante la magi­stratura romana si sia impegnata per «tutelare» la terza carica dello Stato evitando fughe di notizie, non interrogandola mai insieme al parente, iscrivendola sul regi­stro degli indagati solo il giorno della richiesta d’archiviazione, spogliandosi dell’inchiesta per truffa aggravata - aperta per ac­certare se il prezzo di vendita era congruo - non appena le autorità monegasche accertarono che la cifra non era congrua manco per niente. Un anno dopo, con il solo procedimento civile in corso, sia­mo daccapo.

WALFENZAO SCOMPARE E LA FERRARI RINNOVA Perché Tulliani, infischiando­sene dell’invito a reti unificate del fidanzato della sorella, l’ap­partamento donato ad An per la «buona battaglia» non l’ha mica mollato. Formalmente figura sempre allo stesso indirizzo, al 14 di Boulevard Princesse Charlot­te, anche se non domicilia più la sua corrispondenza nell’ufficio di James Walfenzao al 24 di Ave­nue Princess Grace, il rappresen­tante delle società off shore Prin­t­emps e Timara che si rimpallaro­no l’acquisto dello stabile, socie­tà entrambe riconducibili allo stesso Tulliani, stando al mini­stro della Giustizia di Saint Lucia. Il governo di Monaco, senza trop­po entusiasmo, a febbraio gli ha rinnovato automaticamente il permesso di soggiorno. E in forza di ciò il Nostro ha potuto stipula­re un nuovo contratto assicurati­vo da 3.500 euro l’anno per la «ca­sco » della sua Ferrari F458 con targa monegasca MCJ7(...) che personalmente pulisce negli ele­ganti autolavaggi del Principato.

RISTORANTI E CONTI CORRENTI SOTTO LE FESTE COMANDATE Nel «Palazzo Fini», ribattezza­to così dagli spietati italiani di qua, il rampollo di casa Tulliani non s’è più visto né sentito. E ciò va in contraddizione con le ferree regole di questo Paese extralusso che impone al residente la pre­senza minima, in casa, di sei mesi e un giorno (gli hanno disdetto il contratto per la tv). A Montecar­lo, invece, il Nostro ogni tanto passa ma sembra dormire in ho­tel (secondo alcuni testimoni al prestigioso Hermitage). Di solito si concede un tour sotto le feste comandate. È stato paparazzato ad aprile al Bay Hotel mentre tra dicembre e gennaio ha cenato nell’esclusivo Beef Bar e un gior­no, intorno alle 14,s’è intrattenu­to a lungo negli uffici della filiale della Compagnie Monegasque de Banque in Avenue de la Costa, di fronte al Casinò, dove ha il suo conto corrente numero 715709 (...) mai richiesto di esplorare dal­l­a Procura di Roma nella sua blan­da rogatoria internazionale.

APPARTAMENTO«GEMELLO» IN VENDITA OLTRE IL MILIONE Come detto, e come poi accer­tato dalle titubanti autorità mo­negasche, l’appartamento eredi­tato da An e finito in uso al fratello di Elisabetta Tulliani (non dimen­ticatevi che sul contratto d’affitto locatario e locatore hanno la stes­sa firma) s’è rivelato un affare per chi ha acquistato non certo per chi ha venduto. La Chambre Im­mobilier di Monaco, con una di­chiarazione al ribasso che ha la­sciato increduli gli addetti ai lavo­ri, ha comunicato ai pm romani che l’appartamento di quasi 70 metri quadrati con terrazzino (s) venduto nel 2008 a solo 300mila euro era di quasi tre volte inferio­re ai prezzi di mercato dell’epo­ca. Questo senza dimenticare le proposte di offerte ben più consi­­stenti, formali e non, avanzate ne­gli anni al partito dagli inquilini di «Palazzo Fini» e da gente comu­ne nonché, nel lontanissimo 2002, dal consulente di fiducia dello stesso Fini, Filippo Apollo­ni Ghetti, che stimò il valore del­l’immobile ben oltre il milione. La riprova ulteriore che quei 300mila euro erano una follia arri­va oggi con la messa in vendita dell’appartamento al piano ter­ra, confinante, speculare a quel­lo di Tulliani, «gemello» nella di­sposizione e nella metratura: ol­tre un milione di euro, da ristrut­turare. Lo conferma al Giornale il proprietario, Fabrizio Torta. «È vero. Il prezzo pattuito è sul milio­ne o poco più, la vendita è pratica­mente fatta. Ovviamente se l’ap­partamento che il signor Tulliani visitò perché durante i lavori di ri­strutturazione i suoi operai ave­vano procurato danni alle pareti, fosse stato ristrutturato, avrei po­tuto chiedere molto di più. An­che perché la mia casa dà sulla strada, la sua, più tranquilla, guar­da in una corte interna. A Monte­carlo, con la crisi, siamo oltre i 20mila euro al metro quadrato». Ergo, la casa in uso a Tulliani alie­n­ata quasi tre anni fa a solo 300mi­la euro se rivenduta oggi produr­rebbe, per il proprietario del be­ne, un ricavo di almeno un milio­ne e mezzo di euro, se non di più.

VOCI DI VENDITA IN SEGRETO E LA NUOVA LEGGE DA BRIVIDO Sull’appartamento in uso al co­gnato di Fini è girata pure voce di una vendita segreta, coperta, per canali, diciamo così, non usuali. «Ne ho sentito parlare anch’io con insistenza, ma sono solo vo­ci, non c’è niente di documenta­to » spiega al Giornale Luciano Garzelli, il re dei costruttori del Principato, massimo esperto im­mobiliare, che per aver rivelato di esser stato sollecitato dall’am­ba­sciatore italiano Mistretta a da­re una mano a Giancarlo Tulliani e a sua sorella Elisabetta (di cui giura di possedere tre mail ) nella ristrutturazione della casa con materiali e cucina arrivati dall’Ita­lia, s’è beccato una diffida dai le­gali dei Tulliani ( «mi faccia la cor­tesia di quella storia assurda del­la casa non mi chieda niente per­ché non ne voglio più parlare. Mi hanno denunciato. Ne parlerò in tribunale quando, e chissà quan­do, ci sarà la causa)». Piuttosto, continua Garzelli, a causa di una nuova legge entrata in vigore a Montecarlo il primo lu­glio, presto potrebbe conoscersi il nome del vero proprietario del­la società titolare dell’apparta­m­ento donato dalla contessa Col­leoni ad An. La legge è passata an­che se un’ordinanza più detta­gliata su alcuni punti delicati ver­rà resa nota tra un po’. Sentite qua: «Da una settimana - dice - è in vigore una legge che riguarda la vendita dei beni immobiliari in quanto a Montecarlo esistono al­­l’incirca 3mila off shore che alie­nano i beni trasferendo le azioni al portatore senza che il Princip­a­to di Monaco incameri alcunché. Recentemente, per dire, c’è stata una vendita di un immobile da ol­tre 100 milioni di euro: un russo ha comprato un bene attraverso una società off shore e Monaco non ha avuto niente. Questa leg­ge, pensata per far guadagnare il governo, obbligherà tutti i pro­prie­tari di società off shore ad ave­re un rappresentante legale a Mo­naco, il quale deve certificare chiaramente il beneficiario eco­nomico della società. Ciò vuol di­re che il proprietario di un bene non potrà più essere nascosto, non sarà più sconosciuto. Il prov­vedimento riguarda tutte le off shore».

UNA TASSA SULLE TRANSAZIONI E IL PROPRIETARIO HA UN VOLTO Sintetizzando: al fisco monega­sco, nel caso di specie, sempre che l’ordinanza in arrivo non cambierà le premesse, si dovrà di­chiarare chi è il beneficiario eco­nomico delle società Printemps Ltd e Timara Ltd (anche se per i governanti dell’isola caraibica dove hanno sede legale le società della compravendita, il benefi­cial owner ha già un nome e un co­gnome: Giancarlo Tulliani). An­cora Garzelli: «Qualora dovesse­ro passare le azioni le società off shore dovranno pagare una tassa del 7,5 per cento se sono opache, e 4,5 se sono, diciamo così, puli­te. Tutto ciò per evitare che a Mo­naco sfuggano incassi per il tra­sferimento dei beni immobiliari e per far emergere chi, fino a oggi, si è nascosto dietro a queste socie­tà. Il beneficiario occulto non sa­rà più tale». Sistemi per sfuggire al controllo? Pochi, a detta di Gar­zelli. «Si dovrebbe dichiarare e scrivere il falso. O lo si è fatto pri­ma oppure non lo si può più fare. Walfenzao, se è ancora lui il rap­presentante della casa abitata da Tulliani, dovrà dire chi è il benefi­ciario. A proposito di quell’appar­tamento, venduto a un terzo, un quarto del valore reale, poi ma­scherato con le società off shore , ecco... quello che mi fa specie è perché le autorità monegasche non abbiano fatto una prelation . Già, perché, per legge, quando c’è un prezzo basso dichiarato le autorità locali hanno sei mesi di tempo per dire: a questo prezzo, più il 10 per cento, l’immobile lo compro io. Mi meraviglio che ciò non è avvenuto visto che il gover­no è alla ricerca di appartamenti a basso costo per i monegaschi. Evidentemente il vero proprieta­rio dell’immobile aveva appoggi qui a Montecarlo».

QUELLE AZIONI AL PORTATORE E IL CAMBIO IN CORSA Evidentemente. Ma la verità per l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte potrebbe non vedere la luce poiché a set­tembre dello scorso anno, in stra­ordinaria coincidenza con il bal­bettante discorso di Fini (quello in cui per la prima volta gettò om­bre sul cognato annunciando che si sarebbe dimesso qualora fosse stato dimostrato quel che aveva già dimostrato il governo di Saint Lucia) venne fuori una cu­riosa notizia: un avvocato di Vi­cenza, Renato Ellero, ex senatore della Lega, annunciò che la casa di Montecarlo era di un suo clien­te «e non di Giancarlo Tulliani». Chi fosse il misterioso cliente, il legale non l’ha mai detto. Però ai microfoni di SkyTg24 disse un qualcosa che a molti fece pensa­re a un possibile cambio in corsa delle azioni dal titolare della Ti­mara Ltd al cliente senza nome per nascondere il vero acquiren­te della casa monegasca. Che «per quanto mi risulta, è di que­sta società di questo mio cliente almeno fino a ieri sera. Tenete presente che le società passano con titolo al portatore, in un mi­nuto passano da una parte all’al­tra. Ma il nome del mio cliente non posso dirlo, farei un patroci­nio infedele, che è un reato. Non so da quanto tempo sia proprieta­rio di questa società, ma quando ho parlato con lui non mi pareva che fosse da pochi giorni, non so­no però in grado di dirvi se l’ha presa un anno fa, due anni fa, otto mesi fa», o il giorno prima. Un det­taglio non da poco. Il caso Monte­carlo, atto secondo. Si ricomin­cia. (ha collaborato Melina Molinari)