Case ai nomadi e cautela sulle tasse La metamorfosi del sindaco rambo

Le scelte di buon senso di Tosi, già dipinto come un estremista

da Milano

Sarà che tra la propaganda elettorale e la pratica politica c’è la stessa differenza che passa tra l’amore dei romanzi e la convivenza quotidiana, sarà che sbagliando (e lavorando) si impara, ma il ritratto del sindaco di Verona, Flavio Tosi, come il leghista forcaiolo trasmesso da giornali e televisioni sta lasciando spazio all’immagine di un amministratore cauto e capace di procedere con buon senso per dare risposte efficaci e praticabili ai problemi.
Le cronache ce lo ricordano col capello cortissimo, quasi rasato, arringare i suoi, promettendo «basta con gli zingari», che devono essere mandati «fuori dai coglioni» senza tante cerimonie perché «dove arrivano loro ci sono furti», perché «quelli che sono venuti qua sono i delinquenti»; o esprimere la propria solidarietà ai cittadini di Napoli che, «esasperati» dalla presenza dei campi nomadi hanno pensato di estinguere il problema con un bel rogo depuratore. O, ancora, organizzare una campagna contro la comunità Sinta di Verona, che gli è valsa, insieme ad altri cinque leghisti, una condanna per istigazione all’odio razziale e propaganda di idee razziste, poi annullata dalla Cassazione e rinviata nuovamente alla Corte d’appello.
Bene, si cambia registro. E il Tosi duro e puro mostra il suo lato diplomatico. Potere della fascia tricolore a tracolla e della necessità di risolvere i problemi, cercando alleanze. E soluzioni realizzabili. Così, se il candidato sindaco un anno fa prometteva di far chiudere il campo nomadi di Boscomantico a Verona, il neosindaco il campo lo fa sgomberare realmente, ma ai 150 rom trova una casa. Vera. Coinvolgendo il vescovo Giuseppe Zenti, il Centro don Calabria e la Fondazione Cariverona, che destina 375mila euro alla Fondazione Madonna di Lourdes per ristrutturare un edificio nel comune di Cerea, nel veronese. E l’edificio diventa un centro sociale per la prima accoglienza dove ora sono ospitati 18 rom. Per gli altri sono stati messi a disposizione venti appartamenti in sei comuni della provincia, di proprietà della Curia e delle associazioni coinvolte, oltre ad altri quattro alloggi di privati. È il mondo alla rovescia? Un sindaco leghista che trasferisce una comunità nomade da un campo fatiscente ad abitazioni decorose e un suo collega di colore opposto, il ds Sergio Cofferati, che a Bologna procede con le ruspe a «ripulire» le sponde del Reno? Forse, ma certo qui si tratta soprattutto di pragmatismo politico.
Così come al pragmatismo politico, lontano da facili propagande, risponde la posizione di Tosi all’idea di lasciare ai Comuni il 20% dell’Irpef. Contrariamente all’atteggiamento favorevole di circa 400 sindaci veneti, Tosi spiega, con tono da politico avvezzo a muovere sapientemente i fili della diplomazia, che, sebbene la proposta sia positiva, bisogna essere realisti, e il federalismo fiscale va realizzato gradualmente, perché «ci vorranno anni per riconvertire certe tipologie di spesa, riducendo gli sprechi di certe Regioni».
Roba che neanche nelle migliori scuole di partito ti insegnavano.