Caserta, abusi sui minori Maestra simulava sesso

Orrore nel Villaggio dei ragazzi di Maddaloni. Quattro educatori sono stati arrestati con l'accusa di abusi su minori tra gli 11 e i 16 anni. Una maestra accusata di violenza sessuale. Otto gli indagati. I pm: &quot;Uso della violenza per mortificare le vittime&quot;<br />
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Caserta - Vessazioni fisiche, mortificazioni, metodi brutali e umilianti, ma anche violenze sessuali. Il tutto nei confronti di fanciulli e di minori ospitati nella struttura di assistenza sociale alla gioventù del "Villaggio dei ragazzi di Maddaloni" nel Casertano. Con queste accuse, gli agenti della Squadra Mobile di Caserta hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di quattro educatori e di una maestra di scuola elementare della Fondazione.  Le indagini della Polizia, coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, hanno svelato il ricorso a metodi brutali e umilianti. C’era l’educatore che picchiava a e faceva cadere dalle scale un ragazzo, oppure altri tre educatori che insultavano i ragazzi umiliandoli con appellativi come: "handicappato", "porco", "scemo". Per i primi quattro indagati le accuse sono: maltrattamenti e lesioni; mentre per l’insegnante è stato contestato un episodio di violenza sessuale ai danni di due 11enni.

Violenza sessuale Uno degli episodi più inquietanti tra i tanti emersi dalle indagini, spiega il procuratore Corrado Lembo, "è quello verificatosi nel corso di una lezione presso la scuola media statale del Villaggio dei Ragazzi nel novembre del 2008, allorquando la professoressa colpita ora dall’ordinanza cautelare, con l’uso della forza fisica, aveva fatto stendere supini sul pavimento due alunni, entrambi di undici anni, e si era seduta dapprima sopra l’uno e subito dopo sopra l’altro, all’altezza dei genitali, e, quindi, aveva iniziato a prodursi in movimenti ondulatori e sussultori tipici di un rapporto"

La Fondazione Gli indagati - Domenico Bellucci (56 anni), Vincenzo Crisci (30 anni), Francesco Edattico (53 anni), Gianluca Panico (33 anni) e Maria Iesu (37 anni) - sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Il Villaggio dei ragazzi è un’istituzione di assistenza e beneficenza che ha lo scopo di promuovere iniziative in favore dell’infanzia. L’ascolto di numerosi bambini e adolescenti ospiti del Villaggio dei Ragazzi ha fatto emergere, spiega il procuratore Corrado Lembo, "uno spaccato molto triste e sconsolante in relazione alla gestione della struttura e al trattamento che gli educatori riservavano ai minori ivi ospitati". Portate alla luce, infatti, "gravi condotte di maltrattamento fisico oltre che psicologico poste in essere da alcuni educatori nei confronti dei ragazzi alloggiati presso la fondazione". Le dichiarazioni dei minori - ascoltati con l’ausilio di una psicologa - sono apparse "assolutamente convergenti nella descrizione e nella ricostruzione delle modalità con le quali erano stati trattati da alcuni educatori dell’istituto e nella rappresentazione di metodi che - ben lontani dal costituire quella che viene definita semplicemente educazione rigida - integravano invece odiosi atti di maltrattamento volti alla sistematica sopraffazione e vessazione di minori indifesi".


"Tutte le condotte accertate appaiono ancor più gravi se si considera che la Fondazione è un`istituzione di assistenza e beneficenza che ha lo scopo di promuovere iniziative in favore dell`infanzia e della gioventù, per giovani che si trovino in condizioni di necessità materiale, morale ed educativa», scrive in una nota Lembo. I minori ospitati nella struttura provengono, infatti, da situazioni familiari multiproblematiche e sono stati ospitati nell'istituto per ricevere «adeguata assistenza morale e materiale" e "non certo per diventare addirittura vittime di violenza fisica e psichica reiterata da parte di soggetti che, in ragione dei compiti di educatori e/o insegnanti, avrebbero dovuto garantirne - conclude - la cura, l`educazione e l`istruzione". Pugni, schiaffi, spintoni che in qualche caso hanno fatto cadere anche dalle scale la vittima, l’uso della cintura come strumento di punizione. Ma soprattutto ingiurie, da ’porcò ad ’handicappatò, per tutti i ragazzi che dovevano tutelare e formare, e in particolare per cinque di questi, tra cui un extracomunitari.