Casini: il nostro problema non è Berlusconi

«Il partito unico dovrà partire dalla periferia ma senza trasformismi»

Fabrizio de Feo

da Roma

Quello della leadership del centrodestra è «un falso problema», un discorso «quasi irritante». Certamente una «fuga dalla realtà che non aiuta nessuno». Piuttosto, «i moderati italiani hanno bisogno di nuove soluzioni ai loro problemi» e la Cdl, nella costruzione di un nuovo soggetto politico, si deve concentrare sui contenuti.
Pier Ferdinando Casini, da Rio De Janeiro, fa partire una piccola scossa verso gli alleati: una frustata che senza incidere direttamente sulla pelle di alcuno, solleva polvere e cerca di correggere la barra del dibattito. Il messaggio è chiaro: non è Berlusconi il problema. «Le forze di centrodestra si sono impigrite sulla leadership di Berlusconi, come se le liberasse dal compito di preparare un terreno di valori e programmi concreti per i moderati», spiega il presidente della Camera. Gli obiettivi sono, anzi devono essere altri. Consolidare il bipolarismo nella chiarezza, puntare sui contenuti per evitare di restare «seduti» e di affidarsi solo alla guida di Berlusconi, costruire un forte partito nazionale senza cedere a trasformismi localistici.
«Per 10-15 anni in Italia ci si è divisi tra chi santificava Berlusconi e chi lo demonizzava: io temo che oggi nel centrodestra si risenta un po’ di questo cliché generale», spiega ancora Casini. «Sono un po’ irritato da un dibattito surreale perché di solito, tra le persone serie, prima vengono i valori, i programmi di un partito politico, poi i temi delle leadership, che così posti sono anche un pochino offensivi». Parlare di leadership, conclude Casini, «è un falso problema: parliamo dei problemi seri».
L’affondo di Casini arriva alla fine della riunione del consiglio direttivo dell’Internazionale dei democratici di centro (Idc-Cdi). Un monito che tenta di spostare il confronto dai modelli di coabitazione dentro la Casa delle libertà alle questioni irrisolte della gestione di governo. «Parlare tanto di leadership è una fuga dalla realtà che non aiuta nessuno», continua Casini. «Il problema non è questo: i moderati italiani hanno bisogno di nuove suggestioni, ma soprattutto di nuove soluzioni ai loro problemi. All’indomani della vittoria del 2001 - aggiunge - ho detto che il centrodestra doveva passare dall’effetto Berlusconi a un processo coesivo di diverse identità e diverse tradizioni. Fui investito da una gragnuola di critiche ma, come i fatti si sono puntualmente incaricati di dimostrare, il problema di oggi è lo stesso che era facile prevedere ieri».
Il presidente della Camera propone quindi la sua radiografia del momento che attraversa la Casa delle libertà. «Le forze di centrodestra - spiega - si sono sedute e impigrite sulla leadership di Berlusconi, come se essa le liberasse dal gravoso compito politico di preparare un terreno di valori comuni e di programmi concreti per i moderati italiani. Non hanno certamente aiutato a far maturare condizioni nuove - aggiunge - nemmeno le critiche di lesa maestà, puntualmente manifestatesi dai più zelanti, ogni volta che questo tema veniva affrontato».
Il consiglio di Casini è dunque di «non perdere altro tempo». «Il problema non è tanto vincere le prossime elezioni ma consolidare il bipolarismo. Realizzare questo obiettivo nella chiarezza è comunque un bene per la democrazia italiana che ha bisogno di una competizione aperta e vera e non di comodo». Per il leader centrista, la Cdl deve puntare a dar vita a «un partito nazionale, che parta dalla periferia, senza però farsi ammaliare dai trasformismi localistici; che guardi all’Europa senza falsi miti ma con convinzione; che creda all’Italia e sappia parlare agli italiani il linguaggio anche difficile della verità per orientarsi nelle intemperie del momento». «Di questo c’è bisogno - conclude Casini - avviando una ricerca che, per essere credibile, non può essere un espediente del momento, né limitarsi alla sommatoria dell’esistente».