Il caso Airbnb? L'aveva già risolto von Mises...

Un emendamento del Pd ha proposto di tassare i proprietari di casa che le affittano attraverso strumenti digitali e l'istituzione di un registro ministeriale per procedere alle locazioni brevi.

Una parte della sinistra, vi verrà da ridere, resta proprio di sinistra. E ogni tanto Matteo Renzi, quando gli conviene come oggi strizzare l'occhio a destra, si reinventa conservatore.

Non abbiamo bevuto, abbiate pazienza. Un emendamento del Pd, partito di cui è segretario proprio Renzi, ha proposto di tassare i proprietari di casa che le affittano attraverso strumenti digitali. Non contento, ha previsto l'istituzione di un registro ministeriale per procedere alle locazioni brevi. Ieri, in una bella tabella pubblicata da La Stampa si evidenzia come questo affare generi per chi lo fa un reddito medio inferiore ai tremila euro l'anno. Il presidente del Consiglio ieri ha bocciato la sinistra proposta. E ha fatto bene. Ai proponenti l'emendamento e ai tanti che si lamenteranno di questo lavoretto in nero (affittare le case senza pagare imposte e seguire milioni di prescrizioni previste per gli alberghi) consigliamo la lettura di un vecchio libretto edito da Rubbettino, titolato Gli economisti e il problema della casa. Ci sono brani di Adam Smith, che ci parla dell'imposta sulle finestre, di Mises, di Ricardo, di Friedman e tanti altri. All'epoca in cui il libro è stato pubblicato non esisteva Airbnb, ma un bel po' di pensiero liberale aveva già affrontato il tema della tassazione sulla casa e la regolazione degli affitti.

«Quando il governo - scrive Ludwig von Mises (1881-1973) - fissa i prezzi ad un livello differente da quello che avrebbe fissato il mercato lasciato a se stesso» spesso si producono «risultati differenti rispetto allo scopo che lo stesso governo si era fissato» e cioè fissare l'accesso alla casa ai più. Le tasse e le registrazioni burocratiche sugli affitti non professionali, diciamo così, distruggerebbero un mercato giovane. Il che vuol dire che l'indotto turistico che questo mercato porta, scomparirebbe. Il saldo finale sarebbe negativo per le casse dello Stato. Che invece ha un'attitudine micidiale: tagliare la testa, tassandola, a ogni attività nuova che nasca. A poco, in questo caso, valgono le obiezioni degli albergatori professionali. Questi pagano tasse fortissime e seguono regole proibitive. Il problema, dovrebbero capire, non è la concorrenza (sempre che sia perfettamente comparabile) degli affittastanze e il loro trattamento fiscale agevolato, ma l'attenzione maniacale che le Finanze e i burocati hanno nei loro confronti. Dovrebbero scendere in piazza per le vessazioni che subiscono, non per ampliarle erga omnes. Tasse, burocrazia, norme assurde sulla sicurezza, li stanno uccidendo. Ben magra consolazione è estendere la strage ai propri vicini.