Caso Antonveneta, la richiesta del pm: "Processate Fazio"

Per la procura di Milano l’ex governatore di Bankitalia è stato il regista dell’operazione. Accuse pesanti anche per altre 67 persone. Oltre a Gianpiero Fiorani rischiano di andare alla sbarra anche Consorte, Gnutti, Ricucci e Coppola

A due anni dall'estate delle scalate ad Antonveneta, Rcs e Bnl la procura di Milano chiede il processo per l'ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, l'ex ad di Popolare italiana Gianpiero Fiorani e altre 66 persone. Giudizio chiesto anche per nove società come figure giuridiche: Gp Finanziaria e Fingruppo di Chicco Gnutti, la Tikal Plaza di Danilo Coppola, Nuova Parva di Zumino e Magiste di Coppola, sino all'Unipol. A vario titolo, i finanzieri sono accusati di numerosi reati: associazione a delinquere, aggiotaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza, fino al riciclaggio. È la prima delle inchieste sulle scalate dei «furbetti del quartierino» che passerà il vaglio del giudice delle indagini preliminari, dopo la chiusura delle indagini lo scorso 15 febbraio e con gli ultimi mesi dedicati agli accordi tra accusa e difesa per una decina di patteggiamenti. Ma i protagonisti del tentativo occulto di scalata, bloccato nel luglio 2005 dalla procura di Milano (Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti), con il sequestro delle azioni dei concertisti, sono tutti imputati. A iniziare proprio dall'ex governatore Fazio accusato di «concorso morale» nel progetto di Fiorani, Gnutti e degli imprenditori amici che tra Lodi e Brescia acquistarono quote di Antonveneta con finanziamenti ricevuti da Bpl a tasso zero. Ebbene, Fazio, ebbe un ruolo centrale. Sia per aver supportato il «progetto criminoso» della cordata capeggiata da Fiorani, sia per aver «ostacolato» la concorrenza di Abn Amro. Le prime prove sul governatore erano arrivate dalle intercettazioni di quelle settimane di passione con Fiorani che chiamava il governatore, la moglie Cristina, per riuscire, con pressioni e allusioni, facendo presagire disegni ostili, ad ottenere le necessarie autorizzazioni. Fino all'ormai famosa conversazione con la frase «Ah Tonino ti darei un bacio in fronte», pronunciata da Fiorani all'amico governatore quando riceve il nulla osta per la scalata, e pubblicata per primo proprio da Il Giornale.

Oltre a Fazio rischiano il processo immobiliaristi come Coppola e Ricucci, finanzieri come Gnutti, manager come Giovanni Consorte, oltre ovviamente a Fiorani e all'ex braccio destro Gianfranco Boni. Ai quali sono addebitate le responsabilità maggiori. Hanno invece chiesto il patteggiamento cinque imputati: Fabio Massimo Conti, Giuseppe Besozzi, il commercialista di Fiorani, Silvano Spinelli, Marco Sechi e l'imprenditore Mario Dora.

La procura di Milano conta di chiudere i processi evitando la scure della prescrizione. Per questo ha cercato di stringere i tempi. Del resto l'inchiesta era nata quasi in modo rocambolesco visto che il 28 aprile del 2005 venne aperto il fascicolo dopo che un impiegato della banca di Lodi aveva passato agli avvocati di Abn Amro una email interna nella quale si segnalavano fidi per 545 milioni di euro a 18 correntisti a tassi fuori da qualsiasi media. Il documento, ottenuto dopo un incontro tra un rappresentante dell'impiegato, gli avvocati Mario Zanchetti e Guido Rossi, fece scattare l'allarme rosso in Procura. Greco e Fusco mandarono le Fiamme gialle a Lodi e alla sede di Antonveneta durante l'assemblea che doveva sancire la maggioranza alla cordata di Fiorani. Tanto che poche settimane dopo, siamo al 10 maggio, la Consob dichiara il concerto occulto tra Fiorani e i 18 correntisti.

In parallelo e in coordinamento con la procura di Roma, l'indagine si è poi allargata ad altre due scalate, Rcs e Bnl, elevando personaggi quasi marginali dell'inchiesta Antonveneta, come Ricucci e Consorte, a imputati e protagonisti delle altre inchieste. Che ebbero ripercussioni pesanti sul mercato con blitz naufragati e gioielli, come appunto Bnl, passati di mano.