Caso Finmeccanica, Tremonti sentito dai pm

L’ex ministro ascoltato come teste. Le prime verità dal pc dell’ad Enav: ha incontrato almeno dieci volte il cassiere Udc

Roma - Anche Giulio Tremonti nell’inchiesta Enav. L’ex ministro è stato ascoltato come testimone a Milano dal pm Paolo Ielo dopo che il suo nome era stato fatto da più personaggi coinvolti nell’indagine. Soprattutto dal consulente Lorenzo Cola che a verbale racconta di aver incontrato l’ex ministro nello studio del senatore Andreotti per discutere del possibile ingresso dei libici in Finmeccanica. Una circostanza che l’ex ministro conferma: «Durante il periodo di opposizione al governo Prodi - spiega - sono stato invitato da Andreotti nel suo studio a Palazzo Giustiniani per un colloquio sull’Europa. In quella sede, non altrove e non dopo, ho avuto occasione di incontrare il signor Cola. Mi propose un viaggio negli Usa ma declinai l’invito».

IL PASS AL SENATO
Tremonti aveva sempre negato l’incontro invitando gli inquirenti a verificare gli ingressi in Senato. Lo stesso aveva fatto Cola: «Andai dal ministro Tremonti tra primavera-estate 2009, al Senato - riferice Cola agli inquirenti il 22 dicembre - dovrebbe risultare dal pass». All’appuntamento, a detta di Cola, c’era l’avvocato Vitali: «Si parlò della questione americana e della questione libica», dunque dei relativi fondi nella holding di Guarguaglini. Dell’ex ministro parla anche l’imprenditore Tommaso Di Lernia in relazione alla vicenda dell’acquisto della barca dell’onorevole Marco Milanese, cambiando nuovamente versione. Una volta appreso che Milanese avrebbe voluto Flavio Cattaneo alla presidenza di Finmeccanica, il suo atteggiamento cambiò: «Cola mi disse - racconta Di Lernia - che sarebbe andato direttamente da Tremonti a raccontargli tutte le malefatte di Milanese. Cosa che successivamente mi riferì di aver fatto».

GLI INCONTRI PUGLIESI-NARO
Il sequestro del notebook dell’Ad Pugliesi avvenuto il 26 novembre 2010 fa emergere numerosi incontri con il «tesoriere» dell’Udc, Giuseppe Naro, a cui l’imprenditore Di Lernia avrebbe consegnato una tangente di 200mila euro (per Casini) in presenza dello stesso Pugliesi. L’elenco delle visite è considerato un elemento importante per l’accusa. I due si sarebbero visti una volta a febbraio, una ad aprile, due a maggio, quattro a giugno, dopo le vacanze cinque volte a ottobre e due a novembre. Altro che incontro sporadico.

«IL PM? RAGAZZO DI BOTTEGA»
Il pm Paolo Ielo era argomento di conversazione frequente tra gli indagati. L’ad Pugliesi viene intercettato nel suo ufficio mentre si compiace del fatto che la Procura di Roma «non è mai arrivata da nessuna parte», non è come quella di Milano dove c’è la Boccassini che «quando ci mette le mani sopra...». Ielo è descritto come il «ragazzetto di bottega» del pool, il più giovane, «tanto è vero che non ha mai avuto nessun successone a Mani Pulite, poi è venuto giù, si porta dietro sta fama, come se fosse chissà che cosa (...)». In un’altra intercettazione Pugliesi dice al responsabile dell’audit Gian Paolo Pinna che «questo Ielo è più accanito di altri magistrati», ma che «bisogna stare tranquilli» perché Iannilli e Cola hanno fatto i nomi dei politici...e allora è lì che loro evidentemente vogliono puntare».

CARCERI, CIMICI E TALPE
Nelle intercettazioni si fa riferimento a un business sull’ampliamento delle carceri che interessa a Finmeccanica. Ne parlano il deputato Ilario Floresta e il commercialista Marco Iannilli, che poi scherzano: «Sono le carceri light, 20mila posti, lì dove andremo io e te (ride)». Nell’ufficio di Pugliesi c’è il sospetto che la stanza sia microfonata. Appena entra un certo Giorgio, il padrone di casa gli sussurra una cosa suggerendogli di uscire: «Se dobbiamo parla’, dobbiamo anda’ fuori, qui ci so le cimici». Dalla stessa intercettazione si intuisce che l’interlocutore dell’Ad di Enav potrebbe essere un ex investigatore che ha legami con chi sta conducendo le indagini: «Ho incontrato un maresciallo di questi che hanno lavorato a questo caso (...). Ho visto il collega con tutta una montagna di carte che stava così, non sa da che parte guardarle».

IANNILLI E I FONDI NERI
«È vero, ho emesso fatture false per lavori mai eseguiti per un importo di 800mila euro». Il commercialista, dominus della Arc Trad, Marco Iannili, dal carcere fa le prime ammissioni e conferma che quel denaro serviva per la creazione di fondi neri destinati a chi favoriva l’assegnazione dei subappalti alla sua società. I soldi erano per Borgogni, a cui arrivano tramite Cola. Il responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica li avrebbe dovuti utilizzare per acquistare una tenuta agricola nel 2009. «Ha confessato di aver già confessato - commenta il suo avvocato, Fabio Lattanzi - e cioè di aver emesso fatture false per dare 800mila euro a Borgogni tramite Cola». Manlio Fiore di Selex, difeso da Gian Luca Tognozzi, nega ogni addebito: «Non mi sono mai occupato del contratto sui lavori Selex in Qatar, mai fatto false fatture».

LA PRECISAZIONE
L’onorevole Baccini ieri ha precisato di non aver nulla a che fare con la società Chorus (che gli inquirenti individuano come vicina al partito di Casini) presumibilmente utilizzata per le sovrafatturazioni necessarie alla costituzione di provviste per fondi neri.