Caso Marrazzo, i pm impugnano in Cassazione le scarcerazioni dei carabinieri

La Procura ha fatto ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame di scarcerare Nicola Testini e di concedere gli arresti domiciliari ad Antonio Tamburrino, due dei militari finiti in manette per il video-ricatto all'ex presidente della Regione Lazio

L'avevano detto subito i magistrati del caso Marrazzo che la decisione del Tribunale del Riesame sui carabinieri presunti autori del video-ricatto all'ex presidente della Regione Lazio non gli era piaciuta. E infatti, pochi giorni dopo aver letto le motivazioni della scarcerazione di due dei militari infedeli, la Procura ha impugnato in Cassazione il provvedimento con cui il Riesame, lo scorso 9 novembre, ha fatto uscire dal carcere Nicola Testini e mandato agli arresti domiciliari Antonio Tamburrino. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pubblico ministero Rodolfo Sabelli contestano, in particolare, la ritenuta mancata valutazione degli elementi di accusa indicati nell'ordinanza di custodia cautelare e nelle argomentazioni esposte dagli inquirenti in sede di discussione sulla legittimità delle misure restrittive. Per i magistrati, Testini e Tamburrino devono tornare in cella assieme agli altri due carabinieri ammanettati il 22 ottobre, Luciano Simeone e Carlo Tagliente. I giudici, invece, avevano ritenuto meno gravi le loro posizioni: Testini, in particolare, non doveva essere arrestato perché il giorno del blitz in via Gradoli, compiuto da Simeone e Tagliente, era in ferie fuori Roma; quanto a Tamburrino, è l'unico dei quattro a dover rispondere di un reato più lieve, quello di ricettazione, per aver tentato di piazzare il video che ritrae Marrazzo in mutande in compagnia di un trans.