Caso P3, il giudice Marra lascia la magistratura Ma si difende: "Mai venuto meno ai miei doveri"

Si è dimesso il presidente della Corte d’Appello
di Milano. Oggi era stato
convocato dal Csm per rispondere delle contestazioni che gli vengono
mosse nell’ambito di una procedura di trasferimento d’ufficio. E Marra si difende: 
"Non sono mai venuto meno ai miei
doveri"

Roma - "Non sono mai venuto meno ai miei doveri". E' quanto scrive il presidente della Corte d’Appello di Milano, Alfonso Marra, nella lettera con cui ha rassegnato le dimissioni dalla magistratura. Oggi il magistrato era stato convocato dal Csm per rispondere delle contestazioni che gli vengono mosse nell’ambito di una procedura di trasferimento d’ufficio. Procedura che era stata aperta dopo che il nome di Marra era comparso nelle carte della procura di Roma che indaga sulla P3 e che ad agosto aveva sentito il presidente della Corte d’Appello di Milano come testimone.

La lettera di Marra La missiva è stata consegnata al Csm dal collega Pier Camillo Davigo, che difendeva Marra nella procedura di trasferimento d’ufficio. Marra rivendica di aver esercitato il suo ruolo di magistrato sempre con "disciplina ed onore" ed esprime "sgomento" per la situazione in cui si è venuto a trovare. E contesta anche il Csm, sostenendo che la procedura di trasferimento è stata aperta nei suoi confronti fuori dai casi previsti dalla legge: "Temo che nella situazione creatasi la mia permanenza alla presidenza della Corte d’Appello di Milano possa incidere sul buon andamento dell’amministrazione giudiziaria e sull’attività degli organi di autogoverno". Marra comunica al Csm di aver chiesto "il collocamento a riposo per anzianità con decorrenza immediata". "Mi sgomenta che colleghi con i quali ho condiviso anni di impegno e ai quali sono legato da reciproca conoscenza - prosegue il magistrato - possano avere di me l’immagine di una persona disposta a sacrificare la propria libertà ed indipendenza per ottenere e mantenere una carica. Preferisco farmi da parte e riservare loro quel ricordo di affetto e colleganza che più di ogni cosa oggi mi costerebbe rinnegare". Nella lettera comunque Marra si dice sicuro che "il tempo ristabilirà la verità".

Le speranze di Marra "Ritengo di aver servito per oltre 45 anni con disciplina ed onore l’Istituzione - premette innanzitutto Marra - nessun rilievo mi era mai stato mosso e gli organi di autogoverno mi avevano conferito funzioni semi direttive e direttive prestigiose, anche a prescindere dalla nomina alla presidenza della Corte d’Appello di Milano". "Qui mi limito a ribadire con fermezza - scrive tra l’altro - che non sono mai venuto meno ai miei doveri di magistrato". Esplicita la critica al Csm: "Ritengo che la procedura di trasferimento per incompatibilità aperta nei miei confronti sia stata avviata al di fuori dei casi consentiti dalla legge, come fin qui interpretata anche dal Consiglio Superiore", osserva il presidente della Corte d’Appello di Milano, secondo il quale in questa procedura gli sono state "impropriamente rivolte contestazioni" già oggetto di un procedimento disciplinare a suo carico. "Voglio evitare che sulla mia persona - sottolinea al riguardo - si formi un precedente che potrebbe ledere l’indipendenza individuale dei magistrati. Il mio interesse, fondatamente tutelabile davanti al giudice amministrativo, può farsi da parte. Mi è di conforto la mia coscienza, l’unica con la quale non si può barare". "Accomiatandomi in spirito di servizio - conclude Marra - formulo l’augurio che il Consiglio Superiore sappia operare lontano dalle logiche di schieramento e porsi come punto di riferimento di una giustizia che sia davvero tale".

Le richieste del sindacato Nemmeno venti giorni fa duecento magistrati di Milano in una riunione indetta dall’Anm locale e alla quale erano presenti i vertici nazionali del sindacato delle toghe avevano chiesto a Marra di fare un passo indietro, insomma di lasciare la poltrona che occupa dal 3 febbraio scorso; il tutto per l’imbarazzo provocato dalle intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Roma sulla P3 dalle quali emergerebbero le pressioni esercitate da uno dei componenti della "Loggia", Pasquale Lombardi, per favorire la nomina di Marra al vertice dell’ufficio giudiziario milanese. Proprio per questa vicenda a luglio il Csm aveva aperto nei confronti di Marra la procedura di trasferimento d’ufficio. 

Anm: "Ombre intollerabili" "Un gesto che pone fine a una vicenda che ha messo a serio rischio la credibilità dell’intera istituzione", ha commentato il presidente dell’Anm Luca Palamara. "Il tema della questione morale e della correttezza dei comportamenti deve assumere carattere centrale nel dibattito all’interno della magistratura dove non possono essere tollerate zone d’ombra".

La seconda toga a lasciare Marra è il secondo magistrato che ha deciso di lasciare la toga dopo che il suo nome è comparso nelle carte dell’inchiesta della Procura di Roma sulla P3. Prima di lui lo aveva fatto, non appena il caso era scoppiato, il sostituto procuratore generale della Cassazione, Antonio Martone. Martone era tra i partecipanti al pranzo in cui si sarebbe discusso di un possibile avvicinamento ai giudici della Consulta che si dovevano pronunciare sul lodo Alfano. In conseguenza delle dimissioni, saranno ora archiviate sia la procedura di trasferimento d’ufficio sia il procedimento disciplinare che erano stati aperti a carico di Marra.