Caso Ruby, i pm non mollano: "Camera contro la Costituzione"

Dal Rubygate al caso Tarantini: pm contrari al conflitto di
attribuzione. Così i pm vanno all'attacco pur di non perdere la titolarità delle inchieste. La procura di Milano si appella alla Consulta: "L'interferenza della Camera è contro la Costituzione". Anche il tribunale di Napoli ricorre al Riesame andando contro alla decisione del gip: "La memoria del premier non è esaustiva". Per la quarta volta il Pdl lancia un appello al Guardasigilli: "Bisogna indagare su questi ripensamenti"

Milano - Scontro aperto tra è procure. Milano contro Roma, Napoli contro se stessa. Nel mirino le inchieste su Ruby Rubacuori e su Gianpaolo Tarantini. In entrambi i casi il tentativo disperato dei pm di non perdere la titolarità delle inchieste delle quali è stata decisa l'incompetenza territoriale in quanto coinvolgono un componente del governo: il premier Silvio Berlusconi. Così, questa mattina, a Milano la procura ha chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare inammissibile o infondato il conflitto tra i poteri dello Stato sollevato dalla Camera e dal Senato nell'inchiesta sul Rubygate. Il procuratore Edmondo Bruti Liberati, che si è costituito davanti alla Consulta in rappresentanza dei magistrati che hanno indagato sulla vicenda, ha spiegato che "quando c’è una notizia di reato che coinvolge un componente del governo non è obbligatorio o automatico l’invio degli atti al tribunale dei ministri". Anche la procura di Napoli ha presentato al tribunale del Riesame un’istanza per chiedere l’annullamento dell’ordinanza con cui ieri il gip Amelia Primavera aveva dichiarato l’incompetenza territoriale dell’autorità giudiziaria napoletana.

Secondo la procura meneghina non c’è un "fumus di ministerialità", come sostiene invece il parlamento che ritiene obbligatoria la trasmissione degli atti al tribunale dei ministri ogni qualvolta c'è un procedimento che coinvolge un membro dell’esecutivo. Su questo punto i pm hanno chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare l’inammissibilità del conflitto, cosa che la Consulta può fare nella decisione di merito. Quanto alla richiesta subordinata di dichiarare l’infondatezza del conflitto, la procura nella sua memoria entra nel merito sostenendo che Berlusconi in relazione al reato contestato per l’ormai nota telefonata da lui fatta in Questura nella notte tra il 27 e il 28 maggio dell’anno scorso, non ha agito nell’esercizio delle sue funzioni di primo ministro ma abusando della qualità di capo del governo. "La Camera - ha spiegato Bruti Liberati - si è arrogata il potere di interferire con l’esercizio del potere giudiziario al di fuori di qualsiasi previsione costituzionale".

A differenza della procura di Milano, l’ufficio del gip che aveva deciso il rinvio a giudizio di Berlusconi per concussione e prostituzione minorile in relazione al caso Ruby, non si è costituito davanti alla Consulta nel conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dalle Camere. "Sarebbe stato superfluo - ha commentato il vicepresidente Claudio Castelli - con il provvedimento di rinvio a giudizio adottato della collega Maria Cristina Di Censo il nostro ufficio si è spogliato del fascicolo e non ha più interesse al riguardo".

Caos anche a Napoli, dove la procura si è espressa contro il gip Primavera. I pm partenopei ritengono, infatti, che allo stato delle cose non sia ancora determinata con precisione quale sia la sede giudiziaria competente. Ieri la Primavera, sulla base degli atti finora acquisiti, aveva infatti stabilito che il procedimento doveva essere trasferito a Roma e il procuratore Lepore aveva reso noto che gli atti sarebbero stati trasmessi al più presto nella Capitale. "La inattendibilità e ricercata lacunosità della memoria consegnata da Berlusconi alla procura emerge dalla stessa volontà della parte offesa di sottrarsi alla doverosa escussione testimoniale", hanno spiegato i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock nell’istanza al gip. La memoria, ad avviso dei pm, "appare in ogni sua parte generica ed imprecisa tranne che sull’aspetto riguardante il luogo in cui i pagamenti sono avvenuti".

Mentre i pm partenopei hanno espresso parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari per Tarantini, il Pdl torna alla carica a fronte anche dei continui ripensamenti delle procure. Per la quarta volta hanno chiesto al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma di mandare gli ispettori alla procura di Napoli. Il "ripensamento" sarebbe stato giustificato da "elementi nuovi" che sarebbero "emersi nelle ultime ore". Ma si tratterebbe di "atti coperti da segreto istruttorio sui quali il capo dell'ufficio non potrebbe dire nulla" e che "consentirebbero la revoca dell’assegnazione del fascicolo a Roma". Tutte circostanze sulle quali gli ispettori di via Arenula dovrebbero cercare di fare luce.