Caso Scazzi, la Cassazione "Il processo si fa a Taranto Qui non ci sono problemi"

Doveva essere spostato a Potenza per problemi ambientali, ma oggi la Cassazione ha detto no. Soddisfatto il legale della famiglia Scazzi 

Taranto - Il processo per l'omicidio di Sarah Scazzi resta a Taranto. Lo ha deciso questa mattina la prima sezione penale della Cassazione respingendo la richiesta di remissione del processo avanzata dai difensori di Sabrina Misseri, accusata con la madre Cosima Serrano, di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere. Dunque secondo i giudici della Cassazione non ci sarebbero "indicatori che consentono di individuare una emotività ambientale tale da consentire una alterazione quasi involontaria dell’attività di acquisizione della prova".

Le due donne resteranno rinchiuse nel carcere di Taranto e il processo continuerà ad andare avanti nella città pugliese e non a Potenza, come era stato chiesto. La stessa pubblica accusa era favorevole allo spostamento del processo per un "clima ambientale" che a suo dire si sarebbe "riverberato sulla serenità" dei giudici tarantini. "I giudici di Taranto sono e saranno sereni nel giudicare la vicenda relativa al delitto di Sarah Scazzi", afferma Valter Biscotti, l’avvocato che rappresenta la famiglia di Sarah Scazzi costituitasi parte civile nei procedimenti in Cassazione. Soddisfazione quindi da parte del legale della famiglia Scazzi per il quale "non c’era nessuna argomentazione giuridica o tecnica tale da determinare lo spostamento del processo a Potenza".

Adesso il processo resta a Taranto anche perché secondo la Cassazione non c'è un clima ostile alle due imputate. Per i giudici tarantini comunque non è la prima volta che vengono richiamati dalla Cassazione. Infatti già in precedenza gli "ermellini" della Corte erano intervenuti per fare chiarezza su una doppia richiesta di custodia per Sabrina. Infatti una ordinanaza era stata formulata per Sabrina per aver ucciso Sarah in concorso con il padre, e l'altra per averla uccisa con la complicità della madre. Due provvedimenti in netto contrasto l'uno con l'altro. L'unica verità che resta in questo momento è che i giudici dovranno portare a termine il loro compito senza subire alcuna influenza ambientale. Sarah ormai è morta e già da troppo tempo si aspetta con chiarezza la condanna dei colpevoli. E' giunta l'ora per i giudici di mettersi veramente a lavoro. A Taranto.