Caso Del Turco, la "svista" imbarazza la procura

Sanitopoli abruzzese: nonostante le prove indagini bloccate sulla fuga di notizie prima degli arresti eccellenti. Cazzola (Pdl): "Le intercettazioni portano a Confindustria, dove opera il compagno della Gip"

nostro inviato a Pescara

Nell’inchiesta sulla Sanitopoli abruzzese che ha smantellato l’amministrazione regionale portando in carcere il governatore Ottaviano Del Turco e parte della sua giunta, le anomalie (e le sviste) si sprecano. E non solo perché si è arrivati al rinvio a giudizio senza aver trovato una sola prova della presunta corruzione da parte del re delle cliniche private Vincenzo Angelini (le cui parole sono state prese per oro colato da quella procura di Pescara che ha però «trascurato» la sua bancarotta da 200 milioni di euro scoperta invece dalla procura di Chieti). Bensì perché su tanti punti del procedimento, l’ufficio del procuratore capo Nicola Trifuoggi si è mostrato o troppo affrettato nelle conclusioni o un tantino distratto da quel che di grave le perizie contabili, i rapporti dei carabinieri del Nas, le informative della Gdf e della Banca d’Italia andavano evidenziando proprio sul «pentito» Angelini. E così, incuriositi da un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Pdl Giuliano Cazzola, siamo andati a cercare i riscontri a un’altra «svista» sul Gip che ha recepito in toto la richiesta d’arresto della procura.
La storia si ricollega a una clamorosa fuga di notizie sull’imminente retata del 14 luglio 2008, emersa con la trascrizione di alcune telefonate intercettate. Il medico Giovanna Calignano, recentemente scomparsa, parlando con l’amico Angelo Bucciarelli, il 9 luglio si lascia sfuggire che «in settimana ci saranno brutte novità (...). Hanno chiuso tutto ormai, ha cantato, tranquillo». Chi ha «chiuso» e chi ha «cantato» non si capisce. Commenta la Guardia di finanza: «Giovanna dice di avere una fonte sicura e che sarebbe successo (ricezione della confidenza) lunedì/martedì». L’imbeccata si rivela esatta poiché il blitz scatta effettivamente il lunedì successivo. Il sabato che precede la retata, la Calignano si confida con certo Pietro Iacobitti: «Sono in possesso di notizie su qualcosa di imminente che riguarda la Regione, la sanità...». La mattina degli arresti, alle ore 9.07, confessa a Stefano: «La notizia era sicura, è stato quello... il canarino... che ha cantato». Tempo mezzora e la dottoressa si confronta con un certo Ettore, in quel momento sconosciuto alla Gdf, informandolo che «è successo tutto quello che lui aveva previsto». Ettore è di poche parole: «Te l’avevo detto che era nell’aria». Sei ore più tardi conversando con l’ex finiano Giampiero Catone, sempre la Calignano si lascia sfuggire un dettaglio fondamentale per stanare la talpa istituzionale: «L’avevo saputo perché l’avevano detto a Confindustria, capito? Una settimana fa». Il legame fra il misterioso Ettore e Confindustria emerge, nel frattempo, dall’esame dei tabulati telefonici «laddove l’utenza risulta intestata all’Associazione degli industriali della provincia di Chieti, via Laghetto Teatro Vecchio 4». Il misterioso Ettore è presto identificato: «Trattasi dell’avvocato Ettore Maria Del Grosso» dirigente «della Confindustria di Chieti». Se Del Grosso sarebbe l’autore della soffiata alla Calignano, chi avrebbe soffiato la notizia a Del Grosso? Non lo sapremo mai perché gli accertamenti non camminano spediti di pari passo all’ulteriore indizio cristallizzato nella telefonata del 28 luglio, ore 19.38, fra la Calignano e il figlio. «Giovanna - sottolinea annota la Gdf - racconta di aver incontrato la persona (ore 16, avvocato Remo Di Martino) con la quale aveva un appuntamento e questi le ha chiesto quali siano le sue intenzioni. Giovanna spiega che lui (avvocato) è andato a parlare (in procura) e gli hanno riferito che non hanno bisogno di lei e che lei non c’entra. Alla richiesta dell’avvocato se volesse comunque andarci a parlare, lei ha risposto con convinzione che quella era la sua intenzione. L’avvocato, quindi, le avrebbe detto che sarebbe stato il caso di decidere cosa voler dichiarare. La donna allora gli ha detto: “Che devo dire? La verità devo dire. Chi me l'ha detto, me lo ha detto Ettore Del Grosso di Confindustria, punto, in una cena rotariana”....». Con la donna disposta a vuotare il sacco, con le intercettazioni che portano al dirigente di Confindustria, la procura cosa fa? Rassicura l’avvocato della Calignano che nessuno vuole ascoltarla nonostante, al capo d’imputazione numero 57, la Calignano risulta sotto inchiesta «per rivelazione di segreto d’ufficio» perché «agendo in preventivo accordo con un pubblico ufficiale non potuto identificare, rivelavano notizie coperte da segreto» sull’inchiesta Sanitopoli. Nonostante ciò né lei né Del Grosso sono stati mai interrogati. Quest’ultimo lo conferma al Giornale: «È la prima volta che sento questa storia, nessuno in procura mi ha mai chiamato. Quanto alle telefonate con Giovanna, scherzavamo, scommettevamo su chi sarebbe finito per primo in galera. Se ne parlava in giro».
A questo punto è utile riprendere l’interrogazione di Cazzola perché nel chiedere al ministro della Giustizia di appurare se corrisponda al vero che tra le oltre 400 telefonate che la procura chiese di trascrivere manchino proprio quelle fra Del Grosso e la Calignano, chiede anche di sapere se corrisponda al vero che il Gip che ha autorizzato le intercettazioni e disposto gli arresti «sia compagna di vita» del direttore di Confindustria di Chieti, Fabrizio Citriniti. Di cui il suddetto Ettore Del Grosso, «fonte» della Calignano, «è stretto collaboratore e amico».