Cassazione: legittimo discriminare i nomadi se sono ladri

I giudici danno ragione al sindaco di Verona Tosi: annullata per nuovo esame la condanna a due mesi per "propaganda di idee discriminatorie"

Roma - Ha vinto un round importante, in Cassazione, il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, entrato al 'Palazzaccio' con una condanna a due mesi di reclusione per "propaganda di idee disciminatorie" e uscito con l'annullamento del verdetto, per nuovo esame, con l'indicazione della Suprema Corte - ai giudici di merito della Corte di Appello veronese - di non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie di per sé.

In particolare, la Suprema Corte - nelle motivazioni della sentenza 13234 della Terza sezione penale con le quali lo scorso dicembre ha accolto il ricorso di Tosi - osserva che quando si tratta di "temi caldi come quello della sicurezza dei cittadini" bisogna fare attenzione a non accusare i politici di commettere incitamento all'odio razziale quando intendono prendere iniziative discriminatorie non in nome della diversità razziale ma a fronte dei "comportamenti criminali" di soggetti di determinati gruppi. Tosi, insieme ad altri quattro leghisti (Matteo Bragantini, Lucio Coletto, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) era stato rinviato a giudizio dal pm veronese Guido Papalia per essere stato promotore di una petizione nella quale si chiedeva "lo sgombero immediato di tutti i campi nomadi abusivi e provvisori e che l'amministrazione non realizzi nessun nuovo insediamento nel territorio comunale". La raccolta di firme era stata pubblicizzata da manifesti con su scritto "no ai campi nomadi, firma anche tu per mandare via gli zingari".

A carico di Tosi, all'epoca (2001) capogruppo regionale della Lega, e a riprova della volontà discriminatoria erano state considerate anche le parole da lui pronunciate: "gli zingari - aveva detto - dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c'erano furti". Ma "la discriminazione - avverte la Suprema Corte - si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso". In proposito i difensori dei leghisti - avanzando una obiezione ritenuta "in larga misura fondata" dagli 'ermellini' - avevano sottolineato che il pensiero di Tosi non era razzista in quanto "la contrapposizione tra ladro e non ladro non esprime un'idea di superiorità, ma di semplice differenza di comportamento".

Ancora per quanto attiene la frase di Tosi, la Suprema Corte aggiunge che "la frase anzidetta non esprimeva alcuna idea di superiorità o almeno non superiorità fondata sulla semplice diversità etnica, ma manifestava solo un'idea di avversione non determinata dalla qualità di zingari delle persone discriminate ma dal fatto che tutti gli zingari erano ladri". E questo, per i supremi giudici, "non è un concetto di superiorità o odio razziale, ma un pregiudizio razziale". Punibile se "contiene affermazioni categoriche non corrispondenti al vero". "Tuttavia su un tema acceso come quello della sicurezza che crea forti tensioni emotive - conclude la Cassazione - non si può estrapolare una frase poco opportuna per attribuire all'autore idee razziste senza esaminare il contesto e valutare gli elementi a discolpa". E la Suprema Corte rimprovera alla Corte di Appello di non aver considerato che i leghisti "avevano precisato di non avere avversione verso i Sinti in quanto tali, ma solo nei confronti di quelli che rubavano". Ora il caso si riapre nell'appello bis.

L'esponente leghista: fu un atto di democrazia "La Cassazione riconosce che non si tratto di discriminazione razziale, ma di un atto di democrazia". Lo ha dichiarato il sindaco di Verona Fabio Tosi, commentando con soddisfazione le motivazioni con le quali la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sua condanna per "propaganda di idee discriminatorie" per una raccolta di firme contro i campi nomadi abusivi quando era capogruppo della Lega Nord in Consiglio comunale. "Un atto di democrazia - sottolinea Tosi - per ripristinare, attraverso una raccolta di firme, la legalità in città". Secondo Tosi, la Cassazione "riconosce anche, implicitamente, una situazione comunemente nota a Verona e più volte accertata dall'autorità giudiziaria e cioé che all'interno dei campi rom - afferma - vi sono anche molti dediti sistematicamente ad attività criminose che costringono i minori, anche con l'uso della violenza, a perpetuare quei comportamenti".