Catasto probatorio: vediamo che cosa serve

Il governo sta portando avanti la scelta di mettere a regime un catasto patrimoniale (di valori, quindi, anziché di redditi). In audizione alla Commissione finanze della Camera (che l’ha convocata in rappresentanza della proprietà edilizia), la Confedilizia ha già espresso tutta la propria ferma contrarietà.
Gli argomenti esposti sono stati tanti: da un palese vizio di costituzionalità - rispetto al catasto terreni, che sarebbe mantenuto reddituale - a tanti altri, e in particolare a una constatazione che da sé la dice lunga, e cioè che saremmo l’unico Paese d’Europa ad avere un siffatto catasto. Ma su tutte le considerazioni una - in particolare - prevale: quella che il catasto di valori dovrebbe poi essere convertito in catasto di redditi (perché questi, e solo questi, devono essere tassati) attraverso coefficienti fissati dal governo.
Il gioco (per fare impunemente cassa, senza neppure scomodarsi a modificare le aliquote delle imposte) sarà, così, presto fatto: basterà modificare questi coefficienti, e automaticamente si modificherà la base imponibile delle imposte e, quindi, l’imposizione tributaria. Un sistema che, in un Paese civile e in uno Stato di diritto, non dovrebbe neppure essere pensato (non si dice, realizzato).
Se questo di fare cassa (a man salva, e surrettiziamente) non fosse la reale ragione della proposta del Catasto patrimoniale, ci sarebbe ben altro da fare in materia. Ci sarebbero, certo, da eliminare alcune storture (in materia di classamento) per le quali non è però necessario mettere a regime un Catasto patrimoniale, ma ci sarebbe soprattutto da impostare - come tempo fa, meno pressati da esigenze di pubblica finanza, si pensava in effetti di fare - un Catasto probatorio. Che assommi, cioè, le attuali finalità (fiscali) del Catasto, con quelle - di assicurare la certezza dei rapporti giuridici e dei diritti - del Servizio Pubblicità immobiliare (ex Conservatorie dei Registri immobiliari).
Questa, che sarebbe la vera «rivoluzione» da fare nell’interesse dei cittadini, non è - paradossalmente - minimamente all’ordine del giorno. Quando la finanza pubblica fa acqua da tutte le parti (e ciò nonostante non ci si mette di buzzo buono ad «affamare la bestia», e cioè la spesa pubblica non produttiva o extraistituzionale), corrono brutti tempi per le riforme (vere).
*presidente Confedilizia