Le cattive lezioni sui conti


Geronimo
I professori sono professori e quando parlano o scrivono bisogna ascoltarli e leggerli con gran rispetto ed ossequio. Ma anche con attenzione, in particolare quando scrivono dalle colonne del Corriere della Sera come nel caso di Francesco Giavazzi, opinionista autorevole ed economista di qualità. L'attenzione, in casi di questo genere, deve essere però doppia. La cultura universale di cui sono in possesso i professori, infatti, può giocar loro qualche brutto tiro facendo, ad esempio, dimenticare nella penna altri dati che possano mutare il senso politico delle loro considerazioni. Giavazzi dice che nel 1999 l'avanzo primario nei conti pubblici, la differenza cioè tra entrate e spese al netto degli interessi, era del 6% e che nel suo quinquennio di governo il centrodestra se lo è mangiato quasi tutto. La verità la si deve servire per intero, diversamente si rischia di disinformare e qualche volta anche in maniera grossolana. Chi legge, infatti, le cose dette da Giavazzi non può che dire «che sciagura questi del centrodestra». L'Italia si era avviata sulla strada del risanamento, Berlusconi l'ha fatta tornare indietro. E invece così non è. Noi che siamo solo studenti che studiano, come direbbe il vecchio Totò, dobbiamo ricordare ai lettori che quell'avanzo primario di cui parla Giavazzi nel '97 era del 6,6 e nel '99 del 6% e alla fine dell'esperienza di centrosinistra (2001) si era già ridotto al 3,2%. Oggi è allo 0,5. Questo vuol dire che il centrosinistra si è mangiato in quattro anni ('97-2001) 3,4 punti di avanzo primario e il centrodestra nei suoi 5 anni (2001-2005) ne ha mangiati altri 2,7 punti. Con una piccola differenza, però, che non va sottovalutata e che andrebbe detta ai lettori perché siano più compiutamente informati. Il centrosinistra quei 3,4 punti di avanzo primario se li è mangiati mentre l'Europa cresceva del 2,7% mentre nel quinquennio del centrodestra l'economia europea ha rallentato sino al punto di crescere in media dell'1,4%. Visto il quadro di riferimento europeo i dati, in qualche maniera, si equivalgono con una modesta differenza in positivo per il centrodestra. Una differenza che certamente non ci fa esultare ma non ci può neanche fare accettare la lezione di chi ritiene che il centrosinistra abbia più titoli per governare esponendo dati incompleti. Sbagli da dottor Stranamore, si potrebbe dire, ed ecco perché noi, poveri studenti serali, tentiamo di completare l'informazione economica. Vorremmo anche ricordare ai lettori che la riduzione del deficit pubblico negli anni '96-99 fu ottenuta solo grazie alla riduzione della spesa per interessi legata al calo internazionale dei tassi originata da cause che nulla avevano a che fare con le politiche nazionali del centrosinistra. Su 6 punti di riduzione del deficit, in quegli anni, infatti, ben 5,1 furono legati al calo dei tassi d'interesse, mentre l'altro punto percentuale fu ottenuto facendo crollare gli investimenti pubblici ed evitando, così, che il Paese fosse «mantenuto» con tutti i costi che ancora oggi paghiamo. Sin qui il ragionamento sui dati incompleti forniti dal Prof. Giavazzi che insiste, però, anche sul valore che potrebbero avere le liberalizzazioni dei mercati nazionali, l'abolizione degli ordini professionali, la riduzione della presenza pubblica in economia. Non ce ne vorrà il Prof. Giavazzi se, da studenti impertinenti, conveniamo sulla utilità delle liberalizzazioni dei mercati nazionali a condizione che i lobbisti della commissione europea la imponessero contestualmente a tutti gli Stati membri della comunità. Siamo invece molto perplessi sul fatto che l'economia italiana possa fare un salto in avanti se si aboliscono gli ordini professionali dei medici, dei notai, dei commercialisti e via di questo passo. Siamo convinti, inoltre, che una parziale presenza pubblica in economia, in particolare nei settori a tecnologia avanzata, sia non solo utile ma finanche necessaria. La Finmeccanica ne è l'esempio più autorevole sia sotto il profilo della internazionalizzazione che su quello della innovazione tecnologica. Per dirla in breve, si può, lecitamente dire di voler votare per il centrosinistra per simpatia fisica o per altro ma è difficile sostenere che l'alleanza politica tra un vorace capitalismo finanziario, i no global di Caruso, le diversità di Luxuria, e partiti come i Ds e i Popolari che non vogliono essere più ciò che erano ma non sanno ancora chi sono, sia un'alleanza utile per lo sviluppo del Paese. Si può dire e fare tutto in un Paese libero, naturalmente, senza, però, scomodare un'informazione economica che nulla ha a che fare con le scelte politiche personali, in particolare quando le contraddicono. Senza alcuna irriverenza verso le persone, confessiamo di essere molto curiosi dei risultati che verrebbero prodotti da un'alleanza tra Francesco Giavazzi, Gerardo D'Ambrosio e Francesco Caruso simbolicamente presi come testimonial di un'alleanza variegata, giuliva e contraddittoria come quella del centrosinistra.
Curiosi sì, ma tranquilli assolutamente no.