Il Cav apre a Monti e avverte:"Pronti a tagliargli la spina"Passo indietro pure da Letta

Napolitano avvierà le consultazioni subito per dare l'incarico a Monti già domani sera. <a href="/video/governo_unora_colloquio_draghi_e_monti/id=monti_draghi" target="_blank"><strong>Summit tra Monti e Draghi</strong></a>. Il Pdl detta le sue condizioni per appoggiare il governo tecnico. Gianni Letta: "esco di scena". <strong><a href="/interni/il_no_bossi_montirottura_silviovedremo_dopo/governo_tecnico-lega_nord-opposizione-umberto_bossi-mario_monti/12-11-2011/articolo-id=556630-page=0-comments=1" target="_blank">Resta il "no" di Bossi a Monti</a></strong>: "Rottura con Silvio? Vedremo". <strong>SONDAGGIO <a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=294" target="_blank">Cosa vorresti dopo le dimissioni del Cav? VOTA</a></strong>

Lo aveva promesso mertedì sera dopo il varo del Rendiconto dello Stato. E così è stato. Al termine del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi è salito al Colle e si è dimesso dalla carica di presidente del Consiglio. Un gesto di responsabilità istituzionale, quello del Cavaliere, che è stato accolto dai fischi e dagli insulti dai soliti "sfascisti" che, da oggi pomeriggio, hanno preso d'assalto i Palazzi capitolini. Dopo una settimana fitta di incontri e di rumors, il Cavaliere incassa il via libera di Montecitorio alla legge di Stabilità e fa un passo indietro: ora la palla passa a Mario Monti. Eppure la road map tracciata nei giorni scorsi dal capo dello Stato Giorgio Napolitano si fa sempre più accidentata. Si susseguono incontri, trattative e vertici. Lo stesso Monti ha fatto la spola da Mario Draghi a Pierluigi Bersani, per poi pranzare per oltre due ore con Berlusconi e Gianni Letta. Sull'economista è arrivato il via libera del Pdl a patto che il programma del futuro premier ricalchi la lettera inviata alla Bce.

"Possiamo staccare la spina a Monti quando vogliamo", ha assicurato Berlusconi prima di salire al Colle per dimettersi. Adesso la riconsegna dell’incarico di presidente del Consiglio da parte del Cavaliere nelle mani di Napolitano riaccenderà i riflettori sul Quirinale dove verranno aperte da subito le consultazioni coi presidenti delle Camere. "Bisogna fare presto": è il mantra ripetuto ossessivamente da Napolitano per mettere in marcia la politica contro le continue aggressioni all'economia italiana da parte dei mercati stranieri e della speculazione. L'obbiettivo del Colle è, dunque, aprire e chiudere una crisi di governo-lampo. La più breve della storia. Entro domani sera saliranno, infatti, al Quirinale tutte le forze rappresentate in parlamento. Il capo dello Stato vaglierà se ci sono o meno le condizioni per un governo guidato da Monti. Un governo che, nelle intenzioni di Napolitano, dovrebbe affrontare l’emergenza per poi andare a elezioni anticipate in tempi brevissimi. Addirittura si parla del 15 gennaio 2012.

Già da ieri il neo senatore Monti è al lavoro per il dopo Berlusconi. Iniziano a girare i primi nomi dei papabili ministri del governo tecnico. Lo scontro tra il centrodestra e la sinistra è solo sul nome di Gianni Letta proposta con insistenza dal Cavaliere. Al vertice di partito, lo stesso Berlusconi avrebbe riferito che contro l’ingresso di Letta ci sarebbero dei veti posti sia dai Democratici sia dal Terzo Polo. I partiti dell’opposizione avrebbero chiesto a Monti una netta discontinuità rispetto al governo uscente. In realtà anche il nome di Monti non ha, tuttavia, incontrato il favore di tutte le forze politiche. Mentre il Pd e il Terzo Polo hanno subito aperto all'economista, l'Idv ha fatto sapere che preferisce prima vedere la squadra di governo per poi votare la fiducia. Si è, invece, dimostrata irremovibile la Lega che, per bocca di Roberto Maroni, ha ribadito in mattinata la propria determinatezza a non avallare il governo tecnico e, quindi, a passare all'opposizione. Occhi puntati sul Pdl che dovrebbe sciogliere le riserve in serata: Berlusconi riunirà la presidenza del partito per trovare la quadra sulla posizione da prendere domani quando i vertici del partito saliranno al Colle.

Dal Pdl non arriva però un "sì" incondizionato. L'ufficio di presidenza ha, infatti, dato il via libera a Monti mettendo, però dei paletti ben presici. "La prima condizione - hanno spiegato al termine del vertice - è che il nuovo governo nasca su un programma ben definito e circoscritto: la realizzazione delle misurecontenute nella lettera di impegni dell’Italia all’Europa". In secondo luogo il Pdl ha chiesto una "durata limitata nel tempo". Il partito di via dell’Umiltà ha poi assicurato che "non accetterà diktat o governi a scatola chiusa" e ha chiesto che "il futuro premier e i suoi ministri non dovranno, una volta terminato l’incarico di Governo, candidarsi alle prossime elezioni politiche". Per il Pdl, infine, la squadra del nuovo esecutivo dovrà essere "composta da tecnici".

Durante l'ufficio di presidenza del Pdl, anche Letta avrebbe fatto un passo indietro rispetto alla leadership del partito. "Ho fatto il mio percorso - avrebbe detto l'ex sottosegretario - in tutti questi anni ho servito il Paese, ora tocca ai giovani, con questa esperienza ho concluso". Un discorso che gli esponenti del governo hanno inteso come un vero e proprio commiato. "Tutto ancora può succedere, ma il sottosegretario del Consiglio - riferiscono alcuni membri del governo - si è tirato fuori e ha voluto ringraziare tutto il Governo Berlusconi nella sua interezza per il lavoro svolto finora".

I tempi sono rapidi. Anzi, rapidissimi. L'incarico a Monti potrebbe arrivare già domani sera in modo da essere premier alla riapertura dei mercati con una lista dei ministri e un programma da sottoporre al voto del Parlamento nelle 48 ore successive. Se il Pdl dovesse optare per il governo tecnico, la road map potrebbe essere già tracciata. Ma gli imprevisti sono dietro l'angolo. Non sono in pochi, infatti, all'interno dei Palazzi romani che premono per evitare un esecutivo tecnocratico non votato dal popolo. E, qualora Monti non dovesse avere l'appoggio della maggioranza del parlamento, Napolitano sarebbe costretto a sciogliere le Camere per mandare il Paese alle urne non oltre gennaio.