Cavalli per ippoterapia. Ma venivano spediti alle corse o al macello

Sgominata gang che truffava gli allevatori Tra Campania e Calabria otto in manette

Convincevano i proprietari a vendere i loro cavalli con la scusa di aiutare le persone disabili attraverso l'ippoterapia. «Solo loro li possono aiutare, dateci retta». E invece i poveri animali finivano merce per le corse clandestine. O, peggio, direttamente al macello. Mentre chi aveva ceduto gli stalloni si ritrovava in mano fatture intestate a soggetti inesistenti. È il traffico illegale scoperto dai carabinieri di Copparo, che hanno portato alla luce quella che ritengono una vera associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al maltrattamento di animali.

Nel registro della procura di Ferrara sono finite così otto persone, al termine di un'indagine durata oltre un anno e scaturita dalla denuncia di un allevatore copparese. Questo aveva riferito ai militari dell'Arma di essere stato truffato per una vendita di alcuni cavalli da parte di una persona della quale però non riusciva a fornire elementi sufficienti per l'identificazione. Le successive attività investigative hanno permesso invece di risalire a un gruppo di persone, di origine campana e calabrese, che avevano costituito un'organizzazione specializzata in truffe ai danni di allevatori, ignari della destinazione dei cavalli.

Il modus operandi della banda era sempre lo stesso. Una persona, che si presentava come commerciante di cavalli, contattava l'azienda presa di mira richiedendo l'eventuale disponibilità di cavalli per sedute di ippoterapia a favore di persone disabili. Ottenuta la disponibilità alla vendita degli equini, i malfattori ritiravano i cavalli rilasciando, per la fattura, dati fittizi che non permettevano di rintracciare l'acquirente e, quindi, ricevere il dovuto compenso pattuito.

I cavalli «acquistati», anziché essere trasportati presso le strutture indicate per poi essere impiegati per l'ippoterapia, venivano però dirottati presso un'altra azienda compiacente, situata nella provincia di Caserta. Qui gli animali venivano smistati e rivenduti per corse clandestine o per la macellazione, a seconda dello stato di salute del cavallo. L'indagine ha permesso di accertare che la società di Copparo non è stata l'unica colpita dalla banda, in quanto altri allevatori e privati hanno subito la stessa sorte in altre provincie del nord-est.

Non è la prima volta che si parla di cavalli e provincia di Ferrara. Recentemente, nel novembre dello scorso anno, venne denunciato il caso della cosidetta «valle dove muoiono i cavalli». Più di 70 cavalli erano stati completamente abbandonati, senza cibo né acqua, nelle campagne tra Ostellato e Comacchio, in Valle Lepri. Almeno una ventina morirono annegati nei canali per cercare di bere. Tutto partì da una segnalazione anonima. Cavalli scheletrici, sporchi, debolissimi in giro per le campagne senza riparo. Femmine incinte e piccolini alla ricerca perenne di cibo. Nicole Berlusconi, che come altri volontari aveva appreso la notizia dai social network, raggiunse personalmente il luogo. La giovane a proprie spese fece intervenire per «Resilienza» l'ambulanza attrezzata da Ravenna che poi raggiunse la clinica veterinaria di San Biagio di Argenta. «C'è bisogno dell'aiuto di tutti. In quell'area - spiegherà Lara Salicini dell'associazione Horse Angels - non c'è più niente da mangiare e i cavalli sono a rischio».

La stessa Nicole Berlusconi ha annunciato di voler tornare presto a Valle Lepri per salvare e trovare una casa ai cavalli abbandonati ancora in vita.