A cavallo contro l’handicap

Centosette atleti provenienti da 25 nazioni saranno i protagonisti del programma di ParaDressage ai Campionati mondiali di equitazione che a Lexington, nel Kentucky, iniziano oggi per entrare nel vivo, con le prime gare, domani. Giovanna Piccolo, presidente del Comitato FISE (Federazione italiana sport equestri) della Valle d’Aosta, che da anni si occupa di questa disciplina e a questi mondiali di Lexington porta un proprio cavallo e un atleta della sua regione, Andrea Vigon, dice: «Nel corso degli anni la qualità e le competenze tecniche hanno avuto una crescita significativa e questi atleti fanno vero sport e vero dressage. E anche la qualità dei cavalli è sempre andata migliorando».
Dal canto suo, Andrea Paul Gross, il presidente della FISE, dichiara: «I nostri atleti sono molto preparati e competitivi. Siamo reduci da due medaglie di bronzo ai recenti Campionati europei che si sono svolti l’anno scorso in Norvegia e dal quarto posto alle paraolimpiadi di Pechino. Sicuramente tutti si impegneranno al massimo. Un pensiero va a Silvia Veratti che purtroppo a causa di un infortunio non può essere con noi. Ritengo inoltre che sia di grande importanza gareggiare con gli atleti normodotati poiché molti di loro non hanno mai avuto la possibilità di vedere una gara paraequestre e potranno rendersi conto delle grandi qualità, del coraggio e della determinazione della nostra squadra azzurra».
I Campionati mondiali di Lexington rappresentano, in ordine di tempo, l’ultimo atto della storia del movimento paralimpico che parte da lontano. Esattamente dal 1948, quando il neurochirurgo inglese Sir Ludwig Guttmann comprese le potenzialità della pratica sportiva sul fisico di persone penalizzate da diversi tipi di disabilità.
Nell’ospedale di Stoke Mandeville (Aylesbury) cittadina poco distante da Londra nel febbraio del 1944 era sorto, grazie alla ferma volontà del dottor Guttmann, il primo centro di riabilitazione motoria. Si era in piena seconda guerra mondiale e i primi a usufruire di una sistematica attività sportiva riabilitativa con le metodologie predisposte dal medico inglese furono appunto i feriti di guerra, cioè i tanti uomini e le tante donne affetti da paralisi spinale traumatica appartenenti alle forze armate britanniche. L’iniziativa ottenne immediatamente un riscontro tanto positivo da spingere il neurochirurgo ad organizzare nel luglio del 1948 i Giochi di Stoke Mandeville per atleti disabili ai quali presero parte ex militari delle forze armate britanniche. Nel 1952 Giochi assunsero dimensione internazionale e nel 1960 si svolsero per la prima volta durante le Olimpiadi di Roma.
Fu in quell’occasione che si posero le basi per far svolgere regolarmente dei Giochi olimpici per disabili nello stesso anno e nella medesima città organizzatrice dei Giochi olimpici. Nel 1964 si svolse a Tokio un’Olimpiade per disabili alla quale presero parte trecentonovanta atleti, un numero che aumentò a settecentocinquanta ai Giochi di Ramat Gan (Tel Aviv), località messa a disposizione dallo Stato d’Israele per l’indisponibilità di Città del Messico. Quattro anni dopo fu la città tedesca di Heidelberg ad accogliere più di mille partecipanti che altri quattro anni dopo, nel 1976, ai Giochi Olimpici di Montreal (location fu Toronto) divennero millecinquecento con la partecipazione di atleti con disablità diverse. Un successo di numeri inarrestabile che raggiunse nel 1988 a Seul (Corea del Sud) nella manifestazione successiva alle Olimpiadi il numero di 3.200 atleti provenienti da 65 nazioni che ricevettero gli applausi di oltre centomila spettatori.
Quanto all’equitazione, fece la sua comparsa ai Giochi Paralimpici di Atlanta nel 1996 e in quell’occasione per la prima volta partecipò anche un cavaliere italiano, Mauro Caredda. Dal 2006 le discipline equestri per disabili sono riconosciute dalla FEI, la Federazione equestre internazionale, mentre in precedenza, dal 1991 al 2005, era stato il Comitato paralimpico internazionale equestre (IPEC) a sovrintendere all’attività sportiva equestre dei disabili.
In questo mondiale, gli atleti competono in gare di Dressage suddivise in gradi in base al residuo funzionale del cavaliere o dell’amazzone. I test delle gare vanno dall’andatura del passo a quella del trotto e del galoppo. Per quanto riguarda la prova, il regolamento è identico a quello delle gare di dressage per normodotati, con differenze minime garantite nell’uso delle fruste, della voce eccetera.