Cei, Bagnasco non "scomunica" il Cavaliere

Il cardinal Angelo Bagnasco ha parlato del caso Ruby, aprendo i lavori del Consiglio permanente ad Ancona, città che sarà sede del prossimo Congresso eucaristico nazionale. Ma non ha lanciato anatemi né ha dato la tanto attesa (dagli avversari del Cavaliere) spallata a Berlusconi

Bagnasco ha parlato del caso Ruby, aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei ad Ancona, città che sarà sede del prossimo Congresso eucaristico nazionale. Ha dedicato un ampio paragrafo del suo discorso alle polemiche di questi giorni. Ma non ha lanciato anatemi né ha dato la tanto attesa (dagli avversari del Cavaliere) spallata a Berlusconi. Non ha certo taciuto sui "comportamenti contrari al pubblico decoro" e sugli di stili di vita "non compatibili con la sobrietà e la correttezza" - riferimento inequivocabile al caso Ruby, ma è sembrato anche condividere le perplessità di fronte all'imponente spiegamento di forze messe in campo dalla Procura di Milano per intercettare il premier e gli ospiti di Arcore: "Qualcuno si chiede - ha detto - a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine". Bagnasco ha aggiunto: "In tale modo, passando da una situazione abnorme all'altra" (e cioè da un'esagerazione all'altra), è "l'equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l'immagine generale del Paese". Il cardinale ha insistito particolarmente sulla responsabilità educativa di tutta la società e ha parlato del "disagio morale" che la collettività prova guardando "gli attori della scena pubblica". Insomma, un discorso chiaro e allo stesso tempo alto, da pastore che non vuole farsi strumentalizzare da quanti invocano solo in questo caso l'ingerenza della Chiesa. Ha parlato a tutti, dicendo a ognuno il suo, senza farsi arruolare da nessuno. E' la linea di Benedetto XVI, il quale, fin dall'inizio di questa vicenda aveva stabilito che a parlare fosse la Conferenza episcopale italiana.