La Cei scarica subito il vescovo anti decreto

Monsignor Mogavero attacca il provvedimento («Sbagliato cambiare le
regole») e scoppia il caos: i giornali attribuiscono le critiche alla
Conferenza episcopale, che dopo poco è costretta a smentire
ufficialmente. Poi l’interessato rettifica: «Parlavo a titolo
personale»

«La Cei: scorretto cambiare le regole del gioco». Con questo titolo, che campeggiava nel primissimo pomeriggio di ieri sui principali quotidiani online e sulle agenzie di stampa, venivano rilanciate le dichiarazioni rilasciate dal vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, al canale One-O-Five live della Radio Vaticana. A prima vista, un intervento a gamba tesa dei vescovi, in aperta polemica con il governo italiano, ma sotto sotto anche con il presidente della Repubblica che ha firmato il decreto che permette la riammissione delle liste Pdl alle regionali in Lombardia e Lazio e che per questo ora è nel mirino dell’Italia dei valori. In realtà, la Cei – come tempestivamente è stato precisato – non c’entra nulla, non ha espresso alcun giudizio sull’argomento, né intende esprimerlo.
Ad essere rilanciata alle 13 di ieri da un’agenzia di stampa era un’intervista rilasciata dal vescovo venerdì scorso, dunque prima della firma del decreto. L’intervista era inserita in un contesto molto ampio riguardante la dottrina sociale della Chiesa e i problemi del Mezzogiorno evidenziati dal recente documento dei vescovi sul Sud. Essendo Mogavero presidente del consiglio degli affari giuridici della Conferenza episcopale italiana, i suoi giudizi sono stati subito attribuiti alla stessa Cei.
Il vescovo di Mazara del Vallo affermava che «cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto è altamente scorretto, perché si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono in gioco il valore della partecipazione». Quanto stava accadendo era, secondo il presule, un «brutto precedente, frutto di un atteggiamento arrogante della maggioranza che ha preteso di aggiustare tutto senza riconoscere le proprie responsabilità». «La democrazia – continuava il vescovo – è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, altrimenti non riusciamo più a orientarci», se invece «dovesse essere diretta dall’arbitrio di qualcuno o se dovesse essere improvvisata ogni giorno mancherebbe la certezza del diritto, dei rapporti e delle prospettive». E sullo specifico della soluzione da adottare per risolvere l’impasse sulle liste, «doveva esserci un’assunzione di responsabilità per poi poter cercare una via d’uscita. Il torto l’hanno fatto coloro che non hanno ottemperato alle regole. Si sarebbe dovuto dire questo, pur cercando poi di non privare gli elettori di un loro diritto».
Non appena le dichiarazioni rilasciate dal vescovo venerdì scorso sono apparse sui giornali online come un pronunciamento dei vescovi, la Cei è intervenuta: il portavoce, don Domenico Pompili, ha dichiarato che «le questioni di procedura elettorale hanno natura squisitamente tecnico-giuridica e hanno assunto nelle vicende degli ultimi giorni ricadute di tipo politico e istituzionale. Considerata questa connotazione la Cei non ha espresso e non ritiene di dover esprimere valutazioni al riguardo». Dunque nessuna bocciatura del decreto da parte dei vescovi. Mogavero, questo è sottinteso ma evidente, ha parlato solo a titolo personale.
Tutto finito? Tutto chiarito? Nient’affatto. Interpellato ieri pomeriggio dal Giornale mentre si trova in visita a Damasco, in Siria, il vescovo di Mazara del Vallo ribadisce le sue critiche al governo anche dopo la firma del decreto: «Il mio giudizio – spiega – rimane critico per la metodologia che è stata adottata. Quanto è accaduto, l’esclusione dei candidati del Pdl in Lazio e Lombardia, è dovuto a problemi di disorganizzazione, inadeguatezza e leggerezza. Per usare le parole del Presidente Napolitano, un pasticcio. Si è voluto aggiustare le cose senza riconoscerlo come tale. Si è risolto tutto – ha continuato – con un decreto, con una norma interpretativa che riapre i giochi riammettendo le liste escluse: resta però il fatto che, di fronte alle responsabilità, si è dato un colpo di spugna, senza riconoscerle, unicamente appellandosi al diritto di voto dei cittadini. Ma bisogna ricordare che le regole devono valere per tutti e tutti sono tenuti a rispettarle». Quanto alla presa di distanze della Cei dalle sue parole, monsignor Mogavero ha detto: «Comprendo benissimo la precisazione del portavoce della Cei: quando intervengo, pur essendo presidente del consiglio degli affari giuridici della Conferenza episcopale, parlo a titolo strettamente personale e dunque le mie parole non vanno attribuite alla Cei».