Da censurare è certa stampa

Marco Vitale

Egregio Direttore,
non sono un lettore stabile del Giornale pur avendo, per lunghi anni, collaborato con lo stesso ai tempi di Indro Montanelli. Al Giornale di oggi addebito infatti eccessiva partigianeria ed aggressività. Ho votato per il centrosinistra, ma faccio parte dell'ampia schiera dei delusi. Immagino che le fotografie di Sircana esistano e che anche il fatto sia vero. Ma è un fatto che non getta alcuna ombra sulla professionalità e sulla figura di Sircana. Che questi si sia intrattenuto con un trans non solo non è reato ma non è neppure un comportamento censurabile. Piuttosto il comportamento della gran parte della stampa sul recente verminaio è censurabile.
Che alcuni grandi quotidiani nazionali dedichino a questa vicenda pagine e pagine è demoralizzante. Tutto ciò premesso esprimo solidarietà al Giornale sulla vicenda Sircana. Le reazioni dei politici, di parte della stampa, dell'Ordine dei Giornalisti, del Garante, sono inaccettabili e pericolose. I suoi editoriali successivi all'evento sono totalmente da sottoscrivere. L'uomo pubblico è sempre pubblico e deve mettere in conto tutto ciò. Non è necessario che vi sia reato o sospetto dello stesso e neppure un comportamento riprovevole. Dell'uomo pubblico è interessante dove passa le vacanze e come, che automobile usa, le sue abitudini sessuali, quali libri legge, quanto e dove va in bicicletta e così via. Tutto contribuisce a formulare un giudizio sulla sua personalità. E ciò da sempre. Essendo lontano dalla mia biblioteca non posso citare alla lettera una efficace pagina di Plutarco, nella quale l'illustre autore ammonisce l'aspirante uomo pubblico che dovrà abituarsi ad essere continuamente sotto i riflettori, lui e la sua famiglia, in tutti i suoi atti ed abitudini pubblici e privati.
La vicenda Sircana ha posto in chiara luce un atteggiamento molto pericoloso nella classe politica e in parte della stampa italiana. Al limite è molto più grave la situazione di persone non pubbliche che non avendo commesso reati di alcun genere ma eventualmente solo leggerezze, si sono viste mettere alla gogna per presunti vizi privati, senza essere uomini pubblici.
Una legge che metta un po' di ordine in questa materia può, forse, essere utile, ma deve trattarsi di una legge molto saggia e che rispetti in pieno il dovere di cronaca proprio della stampa, soprattutto nei confronti degli uomini pubblici, in relazione ai quali la legge dovrebbe espressamente vietare ogni tipo di censura e/o di copertura omertosa. Alcuni amici con i quali ho discusso il tema, affermano che tutto ciò è condivisibile, ma la critica nei confronti del Giornale sarebbe giustificata dal modo con il quale la notizia è stata data (esagerata evidenza) e dalle motivazioni (che non sarebbero state quelle di fare onesta cronaca, ma di aggredire una parte politica avversa). Insomma una accusa di faziosità.
Temo che questi commenti non siano del tutto infondati. Ma essi ci portano su un piano pericoloso, di processo alle intenzioni ed allo stile professionale. Vanno quindi respinti perché la libertà di stampa non può essere messa in dubbio da troppi se e troppi ma, che devono caso mai trovare la loro sede appropriata di discussione e valutazione sul piano della professionalità, della deontologia, dello stile personale.
Perciò mi schiero, senza se e senza ma, dalla parte del Giornale. Mi conforta leggere che giornalisti che molto stimo, come Anselmi, Travaglio e Rinaldi, sono sulla stessa linea. Mi sono chiesto che posizione avrebbe assunto Indro Montanelli. Sono ben consapevole che si tratta di una pura congettura ma penso che Indro che, come me, non amava questo Giornale né il suo editore, questa volta si sarebbe schierato a fianco del Giornale, nell'interesse di un valore più alto, che questa vicenda mostra essere in pericolo.
Con i migliori saluti.
Marco Vitale