Centrosinistra spaccato in nome di Fidel Castro

(...) questione di principio in nome di un rozzo ideologismo». Il documento impegna il presidente della Giunta a manifestare solidarietà ai giornalisti italiani recentemente espulsi da Cuba, ove si erano recati per un servizio sulla riunione dei dissidenti cubani». Soprattutto, chiede che si attivi il Governo «a inviare una nota di protesta all’ambasciata cubana e a sollecitare il rispetto dei diritti civili e politici» nell’isola caraibica.
Scontato il via del centrodestra tutto, alla proposta arriva una sfilza di sì anche dai banchi del centrosinistra. Sì di Moreno Veschi il capogruppo dei Ds, sì di Claudio Gustavino il capogruppo della Margherita, sì di Luigi Patrone il capogruppo di Gente di Liguria per Claudio Burlando, sì di Patrizia Muratore di Italia dei Valori e sì di Carlo Vasconi dei Verdi. E sì persino di Luigi Cola, Ds, che pure dice: «Non vorrei che adesso sembrasse che è la destra a difendere la libertà», avverte che «Bush non può diventare anche presidente di Cuba», ma poi ammette che «io avrei fatto un ordine del giorno ancora più cattivo di quello di Plinio, perché io in Cuba ho creduto davvero, pensavo che potesse diventare un punto di riferimento, e quindi sono ancora più incavolato».
Il tono del resto è lo stesso per tutti: rammarico ma ineluttabilità della condanna. Così, la Muratore afferma che Cuba, dopo aver raggiunto livelli di eccellenza in campo sanitario e dell’istruzione, deve finalmente conquistare i diritti civili e di espressione. Veschi si gira verso un adirato compagno Nesci che si agita nel banco dietro di lui e scandisce: «Non possiamo votare contro». Ecco, Nesci. Ieri ha fatto il diavolo a quattro. Sì, va bene, s’infervora, «Castro è un deficiente» e la cacciata dei giornalisti da Cuba è stata «un atto grave e politicamente stupido, un errore che colpisce la causa del popolo cubano». Ma l’ordine del giorno no, quello è «strumentale, squallido, calato dall’alto senza alcun confronto e senza alcun riferimento alle atroci condizioni in cui l’embargo e anni di isolamento voluto dagli Usa hanno ridotto Cuba». Il punto, confessa poi Nesci, è che «l’ordine del giorno lo ha presentato Plinio, il più fascista di tutti qui dentro. Lo avesse presentato, che so, Luigi Morgillo il capogruppo di Forza Italia, allora lo avrei votato». Per questo, il capogruppo di Rifondazione chiedeva ai colleghi di votarne un altro, documento, magari uguale ma proposto da tutti e non solo da Plinio. Niente da fare e i giochi sono fatti.
Così, Nesci e i suoi decidono di non votare. Lo stesso fa Tirreno Bianchi dei Comunisti italiani. Che in aula non dice una parola, ma solo perché se parlasse sarebbe più rosso della rabbia che sfodera in corridoio: «Io i conti con questa gente li ho chiusi nel ’45, a me lezioni di democrazia non ne devono dare» sbotta. Lo indispone il contenuto dell’ordine del giorno: «Condivido la solidarietà ai giornalisti, ma certe scelte vanno contestualizzate storicamente. Anche Israele ha cacciato i giornalisti e nessuno ha detto niente. Se ci sono delle regole devono valere per tutti. Le enunciazioni di principio sono chiacchiere, cosa mi dite allora dei diritti dei lavoratori che rischiano il posto?».
Se Plinio aveva provocato al suo solito: «Come volevasi dimostrare i comunisti restano sempre comunisti, è di sconcertante gravità che due partiti di maggioranza si siano rifiutati di votare a favore del rispetto dei diritti civili e politici», ci si era messo pure Fabio Broglia dell’Udc a complicare le cose, sottolineando «la quasi unanimità su questo tema e l’isolamento dei comunisti» e proponendo «ai colleghi di maggioranza di aggiungere le loro firme al documento». La Liguria contro Fidel Castro, il dittatore è avvertito.

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