Cesare Cremonini: con un pop maturo conquisto l’estate

Il suo brano «Marmellata #25» è uno dei più trasmessi dell’estate. «Scrivo canzoni per comunicare qualcosa, non per stupire»

Paolo Giordano

Intanto lui ce l’ha fatta, si è tolto di dosso quell’ex - cioè ex Lunapop - ed è pure migliorato e provateci voi a partire su di una 50 Special quando si è nell’età dei brufoli - cioè a diciott’anni - e ritrovarsi poi in quella dei patimenti - cioè a venticinque - con ancora un bel po’ di cose da dire, e belle e brutte e patite, senza tromboneggiare come prescritto dal decalogo del cantautorato decotto. Va bene che lui, qui si parla di Cesare Cremonini, è «cresciuto con i classici» e con classici intende John Lennon o Freddie Mercury, però forse se Marmellata #25 (dal cd che si chiama Maggese, come i campi pieni di fertilizzante, o di idee) è uno dei brani più trasmessi dell’estate senza essere un brano da estate allora vuol dire che l’ex ex compone musica «per comunicare, non per stupire» e se canta «Da quando Senna non corre più / da quando Baggio non gioca più» allora ha la disillusione filosofica del prima e del dopo, «dopo, tutto è un ricordo, fermo, immobile per sempre», quindi sta crescendo e «oggi mi sento in attesa, come quei ristoranti aperti 24 ore su 24 e ogni momento è quello buono perché entri qualcuno con qualche cosa da dire. Ci ho pensato molto prima di metterla, quella frase su Senna, perché mi sembrava nazionalpopolare. Però è onesta: quando è morto, anche una parte di me se ne è andata».
Perciò inutile cercarlo sulle pagine gossipare tra pivelli palestrati e spiaggiati o fare come quei buontemponi che si sono inventati il suo amore con Elisabetta Canalis solo perché nel brano Sardegna il primo verso fa «Elisabetta ha gli occhi fatti e un cuore di Sardegna». E che diamine basta chiedere, d’altronde cosa farebbero insieme una ex con un ex ex: «Quella Elisabetta è solo un’amica del mio bassista Ballo. Poi la Canalis mi ha telefonato per dirmi “ora come faccio a spiegare a mia mamma che ho gli occhi fatti?” e io ho capito che, anche se avessi voluto farle la corte, avrei proprio sbagliato la prima mossa». Se poi cita Almodóvar che cita i cinici e spiega che «come potrei sposarmi se quando scrivo nella mia vita non c’è spazio per nessun altro» allora si capisce che Cesare Cremonini non è up to date e difficilmente finirà col faccino sorridente su Dagospia perché «vivo per la musica e quando compongo mi capita di parlare con le persone e di ascoltare non le loro parole, ma solo il suono delle loro parole». E pazienza se poi peggiora la situazione dicendo che «noi bolognesi non possiamo stare con donne dello spettacolo» perché poi, come Dalí o come un travet, aggiunge «mi eccita la normalità, mi piacciono i difetti, lei è troppo bella».
Ora poi, che è ispido barbuto strafugnato come un universitario prima dell’esame o come un giovane Werther al semaforo della vita, sta per imbarcarsi in una tournée che se fosse un trombone da decalogo ci sarebbero strombazzi e alleluja e invece per lui nisba perché a uno da 50 Special si può dire che gli bastano i soldi per registrare un album agli Abbey Road Studios dei Beatles a Londra, ma poi se va sul palco con la Telefilmonic Orchestra (prima data a Roma il 9 ottobre) bisogna ammettere che ci vogliono le idee o quantomeno le palle, cioè quel coraggio che va spesso a braccetto con la presunzione, per di più quella insopportabile per chiunque debba scrivere di un musicista nazionalpop.
Tanto più se ogni tanto gli scappa che «Freddie Mercury per me è stato una scuola giornaliera, magari i Queen qualche volta erano poco ispirati ma lui mi ha cambiato il modo di vedere la musica, più o meno come capita a un ragazzo che ha letto Leopardi e inizia a pensare alla luna in modo diverso». Però fermo qui, attenzione ai poeti altrimenti salta fuori il sospetto di un’ispirazione che sembra esagerata anzicheno e per fortuna no, non c’entra il Petrarca però in effetti «l’arte risveglia l’ispirazione e ti aiuta a tirar fuori quello che hai da tirar fuori». Meglio dire che Cesare Cremonini, l’ex ex, è sempre quello che quando giocava a pallone nella Fortitudo «scartavo tutti e facevo gol partendo da centrocampo come Maradona ma poi sbagliavo un rigore qualsiasi» e quindi si esalta con l’impossibile ma poi s’incarta con il tran tran e perciò fa una canzone estiva che non sa d’estate ma di abbandono, canta con un’orchestra, non va a Porto Cervo ma a camminare in montagna e alla fine se ne frega perché lui intanto ce l’ha fatta e basta solo aspettare che ce la facciano anche gli altri (a riconoscere che c’è riuscito).

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