Ma che democrazia vogliamo in Italia?

L’altro giorno una dozzina di associazioni tra cui Italiani europei, Astrid e Glocus, hanno messo intorno a un tavolo a discutere di riforme un parterre autorevole. C’erano Cicchitto, Casini, D’Alema, Veltroni, Calderoli e un po' di intellettuali alla moda. Insomma c’erano un po’ tutti. L’argomento prevalente, manco a dirlo, era la riforma elettorale. Chi la vuole tedesca, chi spagnola, chi francese e via di questo passo. Senza mancare di rispetto a chicchessia il vero tema, però, non lo ha toccato nessuno. La politica deve dire infatti agli italiani quale democrazia vuole, se quella parlamentare o quella presidenziale. Nei grandi Paesi democratici questi sono i due modelli. Il terzo non c’è. Anzi, a dire il vero, il terzo lo abbiamo inventato noi da 15 anni a questa parte mescolando un po’ dell’uno e un po’ dell’altro e facendo venir fuori quel pasticcio istituzionale che è sotto gli occhi di tutti. Se la scelta dovesse essere per la democrazia parlamentare le alleanze politiche non possono che essere fatte o disfatte nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Nelle democrazie parlamentari serie, infatti, l’incarico di Primo ministro spetta al segretario del partito che ha preso più voti e che trova poi nel Parlamento la sua maggioranza alla quale chiede il voto di fiducia. Così fan tutte, è il caso di dire, le grandi democrazie parlamentari del mondo. Se invece si vuole mettere nelle mani del cittadino l’elezione diretta del capo dell’esecutivo il sistema non può che essere quello presidenziale. Naturalmente per evitare di eleggere democraticamente un «dittatore» che poi non rende conto a nessuno ogni sistema presidenziale ha i suoi contrappesi. Primo fra tutti l’elezione di un Parlamento che è anch’esso «un sovrano democratico» con il quale il presidente eletto direttamente dal popolo dovrà dialogare nell’esercizio del proprio potere. Così accade negli Usa e nella stessa Francia pur con alcune diversità. Inoltre in nessuna democrazia, parlamentare o presidenziale che sia, c’è un premio di maggioranza per cui si hanno più parlamentari di quelli che spetterebbero per i voti raccolti. In 15 anni noi, invece, abbiamo messo insieme la coalizione e l’indicazione del premier prima delle elezioni svuotando il Parlamento delle sue fondamentali prerogative politiche con il voto di fiducia del Parlamento stesso, abbiamo di fatto eletto direttamente il premier ma non gli abbiamo dato poi i relativi poteri. Un guazzabuglio che grida vendetta per chiunque si intenda di politica e di democrazia. E i risultati si vedono. Una volta chiarito il tipo di democrazia che vogliamo il resto discende quasi automaticamente. Contrariamente ai sistemi presidenziali le democrazie parlamentari hanno, infatti, quasi tutte un sistema elettorale proporzionale. Si può discutere della soglia di accesso, naturalmente, ma quella soglia non può poi essere aggirata con un espediente politico per cui, ad esempio, il partito di Raffaele Lombardo con l’uno per cento entra in Parlamento e la destra e la sinistra con il doppio o il triplo dei voti restano fuori. Infine i grandi partiti di massa non sono figli di un sistema elettorale piuttosto che di un altro. I laburisti inglesi come i socialisti spagnoli, i democristiani tedeschi come i gollisti francesi sono partiti che sfiorano o superano il 40% dei consensi per ragioni ideali e politiche e grazie a un’organizzazione democratica. D’altro canto con la stessa legge elettorale vigente nel 2006 in Italia, per ragioni squisitamente politiche, si sono formate nel 2008 due liste che hanno raccolto l’una il 38% e l’altra il 33% a testimonianza che è solo la politica a fare la differenza checché ne dicano molti professori referendari. Quelle liste, però, non si sono ancora trasformate, per ragioni diverse, in due veri partiti di massa. E questo è l’altro tema di fondo che rende precaria la situazione politica italiana. Come sempre assetto politico e assetto istituzionale si tengono l’un l’altro e nel tempo che ci è dato vivere la risposta più urgente è definire il tipo di democrazia che vogliamo sapendo che scegliendo diamo anche un colpo di accelerazione al riassetto del nostro sistema politico e alla sua stabilità.
Geronimo
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