Che errore pagare chi prende bei voti

Al sindaco di New York Bloomberg è piaciuta molto l'idea: al punto che uno dei maggiori distretti scolastici farà da cavia all'esperimento che avrà, lo possiamo dire subito, un successo planetario. È stato un economista a lanciare la proposta: introdurre nelle scuole un tariffario che trasformi i voti scolastici in moneta sonante: tot per un dieci, tot per un sette, e così via.
Nessun sindaco, va da sé, può dare il via a un'iniziativa come questa se le famiglie non sono d'accordo. I tariffari privati esistono già da molto tempo: i genitori lo chiamano «incentivo allo studio». Si tratta, insomma, di un'idea nata dall'interno delle famiglie (un tempo si sarebbe detto ricche, ma non è più così) che però, nel diventare istituzione pubblica, subisce alcune mutazioni.
La mutazione più evidente sta nell'influsso di un pensiero egalitarista, che chiede di stabilire condizioni uguali per tutti. Basta con i ricconi che possono dare cento dollari al figlio per un buon voto alla faccia del povero col suo dollaretto: d'ora in avanti cifre uguali per tutti.
È chiaro che i genitori, che hanno avuto questa stupida idea, continueranno a pagare i loro figli sottobanco, facendone fin d'ora dei doppi stipendiati. In altre parole: a meno di non dichiarare fuorilegge le paghette di papà, le sperequazioni resteranno. Se tutti dobbiamo essere uguali, è importante che qualcuno sia un po' più uguale.
C'è gente, però, che non ha mai pensato di dover dare un solo centesimo ai propri figli per i buoni risultati scolastici. I miei, a ogni buon voto, mi hanno sempre detto: «Hai fatto solo il tuo dovere». Il senso di quel dovere mi è stato chiaro col tempo e con l'amore: il cuore della conoscenza è un cuore che non si può comprare, la verità e la bellezza o saranno gratis o non saranno.
Ma queste cose si devono cominciare a imparare da giovani: nessuno può pretendere che un ragazzo, che è stato ipocritamente stipendiato in cambio del suo ipocrita impegno a scuola, un bel giorno possa imparare che il vero e il bello sono gratis. Del resto, se tutto si può comprare, parlare di verità è superfluo. Tutto ha un prezzo (tutti hanno il loro prezzo), e morta lì. Quello che fa pensare è il vuoto delle famiglie: di fronte a una società feroce, la famiglia perde le sue ragioni ideali e civili e per difendersi da quell'aggressione diventa feroce a sua volta.
Sono sotto i nostri occhi gli eccessi di protezione che il familismo amorale dei nostri giorni infligge ai figli, menomandone la crescita naturale e facendone degli eterni bambini. Essi sono solo l'altra faccia delle violenze familiari di cui le cronache, spesso nere, si riempiono quotidianamente.
Ora questa mentalità avrà (Dio non voglia) anche lo stipendio. E noi, che continueremo a dire ai nostri figli «hai fatto solo il tuo dovere» rischieremo, magari, la perseguibilità penale.
Luca Doninelli