«Che impresa trionfare a casa di Bersani»

Nella vita, come alle urne. «C’è sempre una prima volta», brinda chi ha creduto in lui. Piacenza si scrolla di dosso l’etichetta di «roccaforte» della sinistra. Ma se provi a domandare al neo presidente della Provincia come è andato lo scrutinio, Massimo Trespidi (49 anni) risponde che «sì, nel liceo dove insegno filosofia, è stata proprio una giornata impegnativa. Gli esami di maturità...».
Ma come, trionfa a casa dell’ex ministro Bersani e di Fabrizio Migliavacca, il coordinatore della segreteria di Franceschini, e parla di scuola?
«Sono fiero di non essermi messo in aspettativa durante la campagna elettorale. Ho continuato a lavorare ogni giorno, non come certi professionisti della politica... ma a punirli ci hanno pensato gli elettori. È la rivincita del popolo contro l’apparato di partito».
Il centrodestra ha frantumato quota 52%. Il Partito democratico s’è fermato ai minimi storici.
«È un’impresa straordinaria. Due mesi fa eravamo dietro di 5-6 punti. Invece abbiamo rifilato al Pd un distacco record: oltre l’11%. In un anno hanno perso un voto su dieci».
L’importante è aver tagliato il traguardo subito, senza passare per il ballottaggio.
«Di traguardi me ne intendo, sono un maratoneta. E oggi abbiamo vinto la corsa della vita. La prima telefonata di congratulazioni che ho ricevuto è stata dell’onorevole azzurro Maurizio Lupi, un compagno di tante corse».
Questa medaglia a chi la dedica?
«A mia moglie Chiara. E ai miei ragazzi, Giovanni e Andrea. Il loro supporto è stato fondamentale».
La sua vittoria è una sorpresa per molti. Eppure, nelle ultime settimane, qualche big aveva annusato aria di ribaltone.
«Sono stati al mio fianco sul territorio personaggi come Roberto Formigoni (un amico di Cl), Gianni Alemanno, Michela Vittoria Brambilla, Roberto Calderoli, lo stesso Lupi. A loro sono grato».
Come ha smentito i pronostici?
«Nell’unico modo possibile. Confrontandomi con i cittadini strada per strada, in tutti e 48 i paesi della provincia».
Piacenza è già un simbolo degli equilibri che cambiano.
«La gente non ne può più dell’antiberlusconismo, della politica dell’odio. Chiede risposte a problemi quotidiani: l’occupazione, l’attenzione verso le fasce deboli, infrastrutture migliori».
Si tratta di dare risposte.
«Per il centrodestra parlano i fatti, dà dimostrazione di buon governo. È il biglietto da visita migliore, anche se a volte non basta».
Cos’altro serve?
«Unità. Ho messo Pdl, Lega e Udc attorno a un progetto condiviso».
Oggi fate festa. E domani?
«Ci rimbocchiamo le maniche. Per prima cosa incontrerò i 36 nuovi sindaci del piacentino appena eletti. Compresi quei pochi “sopravvissuti” della sinistra!».