«Chi è brutto può diventare un bandito»

La ricerca su 15mila liceali: chi non ha un bell’aspetto ha più probabilità di delinquere

«Sono troppo brutto per avere un lavoro»: così Daniel Gallagher, un rapinatore di Miami, dopo che la polizia lo ha catturato nel 2003. Gallagher è il personaggio emblematico di uno studio dal sapore lombrosiano di due economisti americani secondo cui i brutti hanno più probabilità dei belli di diventare criminali. Naci Mocan dell’Università del Colorado e Erdal Tekin della Georgia State University hanno studiato un vasto campione di adolescenti e scoperto che i teenager bruttini non hanno soltanto più chance di altri di fare tappezzeria ai balli della scuola: meno attraenti sono, più alto è il rischio di commettere anche più avanti nella vita atti che li portino in galera.
«Statistiche alla mano, abbiamo constatato che i brutti commettono più reati di chi ha un aspetto giudicato nella media. E questi a loro volta commettono più reati degli individui giudicati o che si sentono molto belli», hanno sostenuto i due ricercatori. Lo studio ha analizzato le risposte di 15mila liceali che hanno partecipato a una inchiesta federale a partire dal 1994. I ragazzi sono stati intervistati quell’anno e poi a due riprese nel 1996 e nel 2002. Una domanda del questionario chiedeva di giudicare il proprio aspetto fisico su una scala da uno a cinque: da «molto attraente» a «molto brutto».
Spulciando i dati del rapporto, gli economisti hanno scoperto che le conseguenze a lungo termine dell’essere giovane e brutto erano piccole ma costanti. Un bel ragazzo aveva poche probabilità di trovarsi in mezzo a sette tipi di reato comune tra cui il traffico di droga e la rapina. Agli antipodi era risultato il rapporto con la criminalità dei giovani brutti che assai più frequentemente venivano prima o poi pizzicati per aver violato la legge. Mocan e Tenkin hanno detto di non essere sicuri del perché i criminali tendono a essere brutti. Nella loro ricerca hanno osservato tra l’altro che i liceali belli tendono ad avere a scuola voti migliori dei brutti e di conseguenza hanno migliori chance di proseguire gli studi.
Altre ricerche hanno suggerito che ci siano ragioni economiche e sociali dietro «il brutto volto del crimine»: la società tende a favorire i belli e a respingere ai margini le persone di brutto aspetto. Come Daniel Gallagher, il rapinatore di Miami troppo brutto per trovare un lavoro, uomini e donne poco attraenti - hanno scoperto questi studi - tendono ad avere più difficoltà ad essere assunti e quando trovano un impiego guadagnano meno della media. «Sono circostanze che possono indurre al crimine», hanno ipotizzato i due scienziati.
Oltre cent’anni fa l’antropologo italiano Cesare Lombroso aveva sostenuto l’ardita tesi secondo cui i comportamenti criminali sarebbero determinati da predisposizioni di natura fisiologica, i quali spesso si rivelano anche esteriormente nella configurazione anatomica del cranio. L’idea che la criminalità sia connessa a particolari caratteristiche fisiche di una persona è peraltro molto più antica: la si trova già, ad esempio, nell’Iliade di Omero, nel cui libro II la devianza di Tersite è direttamente legata alla sua bruttezza esteriore. E anche nelle leggi del medioevo se due persone venivano state sospettate di un reato, delle due si sarebbe dovuta considerare colpevole la più deforme.