Chi calpesta i diritti non ha più diritti

I Giochi vanno proibiti a chi non rispetta le regole civili

Il mutamento epocale avvenne proprio in Cina, ormai molti anni fa, in piazza Tienanmen a Pechino, dove la repressione fece vittime molti studenti. Qualcuno ricorda le ragioni e i torti di quelle proteste? No: solo i morti. Ma chissà in quante altre precedenti occasioni il potere aveva anche, immotivatamente, represso nel sangue ansie e aspirazioni di libertà, forme embrionali di ribellione com’era accaduto nei primi anni Settanta, tragicamente, in Cambogia; eppure nessuno ne aveva parlato, e le tragedie si erano consumate nel silenzio. A Tienanmen, per la prima volta, ci sono i testimoni, l’informazione, la tv. La tecnologia soccorre i diritti umani. Recentemente è accaduto in Birmania; ora accade in Tibet. La supremazia politica e militare non basta più, e neppure ragioni (di Stato) imposte con la violenza. La violenza è male: la violenza è colpa. Sempre e comunque. Anche, per diffusa convinzione, nel caso dell’intervento americano, e nostro, in Irak. Figuriamoci quando un potere totalitario e comunista non solo occupa un Paese, ma ne umilia le tradizioni e la religione. Così avviene in Tibet, nazione degna di indipendenza più di molte altre, per etnie stabilite da ragioni religiose. Il Tibet non può esser piegato, nella religione e nella tradizione civile dalla Cina. Per questo, oltre al disagio che un cittadino cinese patisce, comunque, rispetto ai suoi diritti civili, c’è la vergogna di avere incendiato templi e monasteri, di aver costretto il Dalai Lama a un esilio forzato, di averlo limitato rispetto ai governi che hanno intese economiche, come ormai tutti, con la Cina. Avere insomma fatto prevalere la forza. Adelchi afferma: «Non resta che fare violenza o patirla». Ma oggi il mondo è cambiato e la legge della forza è minacciata dalla quantità delle forze morali individuali, che si ribellano, attraverso l’informazione, a violenze gratuite e prevaricazioni. Per questo è civile la risposta di negare a una potenza che non rispetta le regole i Giochi, che segnano il momento più alto nella competizione ad armi pari e con regole certe. Non si può praticare e dimostrare nello sport quello che non si pratica e si dimostra nella vita civile.