Chi ha titolo per parlare di Cl

Luigi Amicone

A sentire Antonio Socci il movimento fondato da don Giussani starebbe peggio dell'Olp dopo la morte di Arafat. La sua dirigenza sarebbe eretica e corrotta. Il suo popolo rispettabile ma in declino. Socci è un «ex». Tre anni fa annunciò la sua fuoriuscita da Cl con una intervista al Foglio. Lo scorso anno andò al Meeting (non invitato) - dichiarò polemicamente - «per vedere che razza di gente frequentano i miei figli». Quest'anno che l'hanno invitato non ci va. Non solo. Da tre giorni si è calato nei panni del Grande Inquisitore. E bombarda Cl con articolesse che stanno facendo impazzire i lettori di Libero. Insomma, la notizia è questa: per il terzo anno consecutivo, quando si arriva nei pressi del Meeting il mio «ex» amico pasdaran lancia la sua fatwa contro la leadership di Comunione e liberazione e, come si diceva una volta, «minaccia di fare esplodere le contraddizioni in seno al movimento».
La novità del 2006? Per l'«Excalibur» che tre anni fa annunciò al Foglio la sua fuoriuscita dalla Fraternità di Cl (e poi pure dal Foglio), quest’ultima edizione del Meeting sarebbe l'ennesima conferma di una leadership allo sbando. Malata di «schizofrenia» e di «opportunismo politico». Vent'anni fa Cl aveva «una proposta cristiana e la sua incidenza culturale erano così forti», eccetera. «Oggi è tutto evanescente». Colpa di chi? Quasi quasi del Giornale. Infatti, da cosa sarebbe causato «il venir meno di quella chiarezza di giudizio e di quell'originalità, centrata sull'amore a Cristo»? Ma certo, dallo sbandamento di «gran parte della leadership ciellina» che oscilla tra «l'ultramericanismo della rivista Tempi» (distribuita con Il Giornale) e «il pragmatismo disinvolto della Compagnia delle Opere» (Raffele Vignali e Giorgio Vittadini scrivono anche per Il Giornale). E quale sarebbe, nei ragionamenti di Socci, la prova del reato di lesa maestà del pensiero di don Giussani (e pure del suo erede don Carron) da parte della turpe dirigenza del Meeting? Nel fatto che il Meeting ha invitato il ministro Bersani a leggere un libro di don Giussani e a discuterlo a Rimini con il leader laico di Cl Giancarlo Cesana. Dove sta lo scandalo? Ah, ma «è l'incontro clou». E allora? È qui che Socci sembra prendere sul serio una famosa barzelletta che girava qualche anno fa (e che forse gira ancora) in qualche asilino di Cl. Quella dei coccodrilli e del Sabato (il settimanale di ispirazione ciellina che chiuse i battenti nel 1993). «Come i coccodrilli non volano (però un pochino sì, se lo dice Giussani), così da quando non c'è più Il Sabato la storia di Cl non è finita (però un pochino sì, se lo dice Tantardini)».
E così adesso Socci scommette che Cl si sposterà sui Ds perché Bersani parla di Giussani. Però due giorni prima, al Meeting, parla pure Berlusconi. Come la mettiamo? E poi, quel poco di memoria che mi rimane mi dice che per la prima volta nella recente campagna elettorale la Cdo si è schierata apertamente con la Cdl. Ma un’organizzazione che associa non so quante decine di migliaia di imprese profit e non profit, avrà o non avrà il diritto (e direi anche il dovere) di parlare con chi vuole e, possibilmente, farsi sentire da chi sta al governo? Ma in che mondo vive Socci? Libero. Vabbè. Ma proprio «libero»? Chissà. Evidentemente il mio «ex» non riceve stipendi da nessuno e non ha mai trattato e fatto compromessi con alcuno. Nemmeno in Rai. Il fatto è, caro Socci, che Cl non è la Chiesa avventista del settimo o del trentacinquesimo giorno. Non è una setta in cui è obbligatorio avere in tasca tutti lo stesso giornale e nella testa tutti le stesse opinioni. Su Bersani, su Bush e, pensa un po’, anche su Bin Laden, c'è libertà di azione e di pensiero.
Senti Antonio, ti voglio dire una cosa apertamente, qui, sul Giornale in cui hai scritto per tanti anni. Smettila di recitare una parte. E poi, scusa, ti voglio anche provocare. Anzi. Scusa niente. Voglio vedere se hai davvero le palle. E allora ti faccio una proposta. Qui su due piedi. E la proposta è questa. Siccome non è per niente vero che tu sei più filoamericano, bigotto, clericale, madonnaro, estremista matto come un cavallo del direttore di Tempi, perché non ci vediamo al Meeting così la facciamo fuori? Ti sfido a un bel duello rusticano davanti a tutto il popolo. Non ho parlato con nessuno del Meeting. Quindi non so se siano disposti a darci uno spazio dove darcele di santa ragione. Però anche se il Meeting non ci sta, possiamo sempre vedercela sulle colline di Rimini. Magari alla discoteca Paradiso (so che ultimamente ti piace il pensiero mistico) sulle colline di Covignano. Perché, vedi poi come è strana la vita. A te ti hanno invitato al Meeting - e scusa la sgrammaticatura ma quando ci vuole ci vuole - a me, che secondo te sarei uno dei poterazzi forti là dentro (uno degli artefici della deriva «utopica occidentalista») non mi si è filato nessuno. Insomma, Antonio, vuoi smetterla di ragionare come Ahmadinejad e venire a bere con me una birra a Riccione?